Ventimiglia, politica latitante. L’emergenza migranti vista con gli occhi di un poliziotto in prima linea

VENTIMIGLIA – Mentre le fazioni dei  solidali e dei ruspaioli sono impegnate nella discussione sull’esodo di migranti, prosegue senza sosta l’impegno degli uomini e delle donne delle Forze dell’ordine. Sono loro e pochi altri che l’aspetto piú disperato dell’immigrazione lo devono affrontare, gestire e guardare da vicino.  Senza sapere quando finirà. Per questo motivo abbiamo ascoltato la voce di un poliziotto che i volti di coloro che fuggono da miseria e guerra li osserva ogni giorno da vicino. Per ovvi motivi il nome rimane anonimo. Una cosa è certa: il suo sguardo è molto più umano dei tanti politici, burocrati, filosofi e forcaioli così impegnati a discutere del nulla a colpi di niente.

Cosa sta accadendo in queste ore a Ventimiglia?

La situazione è sempre la stessa.  Nulla o poco è cambiato rispetto al primo giorno.  Il numero delle persone sugli scogli è variabile. Attualmente ci sono un centinaio di migranti, supportati  da semplici cittadini e dai giovani dei centri sociali.

Quali sono state le sensazioni quando ti sei trovato lì per la prima volta?

Non è facile rispondere. E’ una situazione molto particolare, quasi surreale. Ti trovi di fronte i colleghi della Polizia francese e ti rendi conto che  siamo tutti lì per un “bisticcio politico”. Poi ci sono loro, i migranti. La maggior parte di loro sono veramente dei poveri cristi. Non sanno neanche cosa devono fare. Sono spaesati, frastornati e stanchi. Mi immagino che per loro sia tutto strano. E per un certo verso lo è anche per noi, perché non mi era mai capitato di vivere un evento di una portata così drammatica.

Ti sembra che la politica stia facendo tutto il possibile per risolvere questo problema?

No! Sin dai primi momenti abbiamo avuto la sensazione di non saper di preciso cosa fare. Le direttive cambiavano ogni mezz’ora.  Credo si aspettassero disposizioni da Roma, dal Ministero dell’Interno o dal Governo, ma queste probabilmente tardavano ad arrivare. C’era molta confusione. Siamo passati più volte dall’uso della forza ad una strategia più “soft”. Fortunamente è prevalsa la seconda ipotesi. Come spesso accade, siamo noi, uomini e donne in divisa, a metterci  la faccia. Lo Stato scarica troppe responsabilita’ sulle spalle delle Forze dell’ordine. In queste situazioni dobbiamo affrontare gente disperata, poveri cristi,  non delinquenti. E’ veramente difficile stare lì.

Ritiene sia obiettivo il ruolo dei media?

Penso proprio di no. C’è sempre una moviola dell’ordine pubblico in cui si va a vedere il singolo fotogramma o comunque il comportamento sbagliato, che talvolta può capitare. Non si tiene, pero’, mai in considerazione che tutto ciò avviene in situazioni che possono durare ore e ore, durante le quali ci sono tante dinamiche, magari comportamenti sbagliati anche dall’altra parte. Prendiamo ad esempio quello che ha fatto il quotidiano La Repubblica nei giorni scorsi, quando dei colleghi hanno dovuto caricare a forza alcuni di questi migranti sugli autobus. Come spesso accade, sono andati a prendere quei due fotogrammi dove si vedeva il poliziotto in borghese che teneva lo straniero per il collo. Non è facile gestire queste situazioni, soprattutto quando la persona fa resistenza. La bacchetta magica non ce l’ha nessuno. Nella stessa circostanza un mio collega si è fatto male alla caviglia. Era caduto in terra e urlava dal dolore. L’operatore che stava girando le riprese con la telecamera, appena si e’ reso conto che era uno di noi, ha girato immediatamente l’inquadratura verso i migranti. E’ una cosa veramente patetica. Questo è uno dei tanti aspetti negativi che dobbiamo provare sulla nostra pelle. Nessun giornale, o televisione ha ripreso quel poliziotto che offriva il latte ad una bambina che stava insieme ai suoi genitori, nella stazione ferroviaria di Ventimiglia. Di queste cose non se ne parla mai, non fanno audience.

polizia

Quando si avvicina qualche bambino, per far si che non abbia paura di noi, lo facciamo salire sui nostri mezzi. Gli diamo i caschi, gli scudi e gli facciamo fare le foto insieme a noi. La gente deve sapere che dietro quei caschi ci sono persone normali. Lavoratori, con  un ruolo particolare, che devono affrontare i problemi di tutti i giorni, come tutti gli altri cittadini. Tra l’altro, i nostri  stipendi sono fermi dal 2008.

Vi forniscono adeguate informazioni su eventuali rischi sanitari?

Poco e niente. Anche sotto questo punto di vista posso sicuramente affermare che siamo messi male. Nessuno ci dice nulla.

Non ti viene mai voglia di gettare il casco in terra e andartene?

No, questi discorsi non mi sono mai piaciuti. Credo fermamente in cio’ che faccio. Il nostro dovere e’ tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica e vi assicuro che la stragrande maggioranza di noi lo fa mantenendo, sempre, un comportamento corretto. Ma si sa, nel nostro Paese, tutti sono specialisti nel far di tutta un’erba un fascio, senza alcuna allusione per il “fascio”.  Non sono per nulla d’accordo con chi ci chiede di passare, per entrare in Parlamento. Noi abbiamo giurato fedeltà allo Stato e i  giuramenti sono sacri. Penso sempre ai poliziotti che dovevano garantire l’ordine pubblico durante il periodo del fascismo, pur non condividendo quelle idee.  Penso, ad esempio, a Giovanni Palatucci che salvò tanti ebrei dalla deportazione. Un bellissimo esempio di umanità che però rimane sconosciuto alle grandi masse, e come lui tanti altri.

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