MIlano non ha memoria. Intervista a Gino Marchitelli

Abbiamo Intervistato Gino Marchitelli, militante nella CGIL e in Democrazia Proletaria. Gino ha partecipato alle lotte dei lavoratori delle piattaforme petrolifere e ha contribuito personalmente al dossier parlamentare sullo scandalo ENI degli anni ’80. Oggi lavora nelle energie rinnovabili e nell’impiantistica elettrica ed elettronica ed  al tempo stesso fa parte del direttivo A.N.P.I. di San Giuliano Milanese e dell’Osservatorio Contro le Mafie nel Sud Milano.  A questo impegno politico, accompagna il lavoro di scrittore e cantautore. Di recente, è stato finalista al Concorso Camaleonte 2013 presso il  Salone del Libro di Torino, con un brano dedicato agli operai caduti alla ThyssenKrupp. Nel 2012 ha scritto il noir Morte nel Trullo, di Qvimera (25 aprile 2013) e del noir Il Pittore (dicembre 2013), diploma d’onore all’opera inedita 2013 Premio InternazionaleIl Molinello” e menzione speciale alla PROVINCIA in GIALLO 2014. Nel giugno 2014 col DVD Siamo i ribelli della montagna ha realizzato una interessante e appassionata video-intervista ai partigiani protagonisti della liberazione della Val D’Ossola nel 1944. Nel 2014, ha pubblicato Una storia di tutti, in cui racconta la drammatica vita delle vittime delle stragi che hanno tormentato la storia del nostro Paese.

Ci ha raccontato del suo ultimo libro che ha presentato alla Spezia presso la Libreria LiBERI TUTTI: 

-Questo è il libro con il quale cerco di condividere costruire un momento di riflessione sull questione degli abusi della polizia. Mi sono chiesto negli ultimi tempi cosa può provare una persona che ha dei figli grandi cosa se questi ragazzi vengono fermati dalle forze dell’ordine… Nel nostro immaginario collettivo quando ti fermano le forze dell’ordine dovresti tirare un sospiro di sollievo, vedi le divise e pensi finalmente qualcuno che mi protegge. Però negli ultimo anni sono accaduti dei fatti molto gravi, basta pensare all’eipisodi di Cucchi, di Aldovrandi, di Uva, di Micheli a Milano. Si tratta di episodi gravi che si collegano agli episodi del nostro recente passato se pensiamo a Genova dove  alcuni settori delle forze dell’ordine hanno commesso abusi per i quali l’Italia è stata condannata per il reato di tortura… Da alcuni anni sto scrivendo dei gialli, dei noir dove tratto le vicende delle persone semplici e di come nella vita quando raggiungi certi incroci a seconda degli incontri delle malattie, degli amori, del lavoro di quello che ti può accadere, la tua vita può prendere una deviazione e cambiare radicalmente mostrandoti un futuro inaspettato sia in positivo che in negativo.  Cerco di raccontare queste storie e in quest’ultimo libro mi ha appassionato la vicenda di un egiziano che è arrivato in Italia attraverso quei viaggi disperati e disperanti Con fatica  alla fine ce l’ha fatta ed è riuscito ad aprire una panetteria in quartiere popolare milanese. Dopo di che è riuscito a far arrivare quella che sarebbe diventata sua moglie, ha avuto diversi bambini e poi un giorno viene trovato ucciso a botte. Il commissario Lorenzi e la giornalista Cristina di Radio Popolare, una reporter di nera, una donna molto progressista, emancipata, non sono convinti delle indicazioni della magistratura, non cercano il delitto nel mondo degli extracomunitari e scoprono una verità sconvolgente che arriva a minare le basi della democrazia del nostro paese. 

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Gino Marchitelli,da sempre attivo dal punto di vista politico e sociale, è uno dei protagonisti nella battaglia dei No Expo. Recentemente  ha realizzato con Vittorio Agnoletto e il musicista Marco Fusi lo spettacolo Te lo do io l’Expo dove esprimere con ironia le ragioni che hanno portato ad opporsi all’Expo.  Gino così racconta che  l’idea del libro è nata attraverso l’utilizzo del crowdfunding, un sistema che è molto utilizzato nel paesi anglosassoni, quando tu hai un progetto e non hai i fondi per realizzarlo, esponi e fai circolare il tuo progetto tra la gente e chiedi di farti sostanzialmente di produttore con un percorso di coproduzione collettiva a quote… Insieme a Vittorio Agnoletto e al musicista Marco Fusi abbiamo pensato di  raccontare quello che sta accadendo dietro questa esposizione universale che c’è a Milano Expo 2015. C’è molta ipocrisia, è stata venduta dalla politica imperante come una manifestazione che produrrà  benefici economici nel nostro Paese e rilancerà l’economia, però in realtà se guardiamo solo l’aspetto occupazionale dove sono stati presi 700 0 800 giovani a lavoro precario non garantiti licenziabili in qualsiasi momento e sono stati richiesti 20 mila volontari perché adesso il  lavoro è volontario, penso che stiamo tornando a dei livelli dove i diritti e il futuro dei giovani sono veramente calpestati… Abbiamo pensato che ci vuole una voce anche ironica che racconti l’ultimo mese di Expo, quali sono i retroscena che ci sono dietro, cosa accade veramente , lo sperpero degli alimenti… Fare uno spettacolo serio, ma non troppo, che con ironia racconti tutto quello che sta dietro ad Expo: che i giovani sono sfruttati, che dietro ci sono le multinazionale, che i terreni che sono stati utilizzati per Expo già sono in odore di dove andranno a finire, che su 60 imprese che hanno lavorato 47 sono state bloccate per mafia. Oggi è uscita un’altra novità con Cantone ha girato un fascicolo su una rete di ristoranti italiani, che preferisco non fare il nome, perché vogliono andare a vedere fino in fondo come mai hanno avuto un appalto senza gara… 

Questo è il link del progetto crowdfunding se volete contribuire al progetto Te lo do io Expo   www.becrowdy.com

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Marchitelli ci ha spiegato le ragioni dei No Expo e la sua opinione sugli effetti del corteo del Primo maggio che ha caratterizzato l’apertura dell’Expo: –Che quella manifestazione esprimesse delle tensioni era nell’aria. E’ certo che le tensioni di due o trecento giovani che legittimamente o no si sono arrabbiati e hanno compiuto quello che hanno compiuto nel silenzio e nell’indifferenza delle forze dell’ordine presenti hanno messo  in secondo piano se non in terzo tutte le ragioni degli altri 30 mila che erano in piazza per dire che dietro ad Expo c’è una vergogna e da questo punto di vista questi episodi hanno azzoppato le ragioni del movimento no Expo però è anche vero che le ragioni del no a EXPO sono talmente forti che si sarà in grado di riportarle in auge e fortificarle e far capire davvero alla gente che non possiamo sopportare questo modo che ci viene imposta dall’esterno di raccontare un sacco di balle. Io penso che quela manifestazione ha inginocchiato parte della protesta ma la proesta si rissoleverà piu forte di prima e le ragioni verranno fuori. Non voglio fare Cassandra però credo che a Novembre finito Expo scopriremo che mafia capitale magari non era solo Roma ma ci sarà qualche bel cellulare di polizia che non porterà via i giovani manifestanti ma magari esponenti di Expo. Chissà staremo a vedere. 

 

Segue l’intervista integrale realizzata a Gino Marchitelli da Daniele Ceccarini

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