Roberto Fiore: “Le ragioni della sconfitta del PD”

Spettabile redazione,

quando, ormai quasi un fa, mi dimisi dal PD  denunciando il degrado e il malaffare imperante, non mi considerò nessuno. Normale: ero poca cosa, una voce isolata, anzi fastidiosa e poco rappresentativa. Come in tutte le cose della vita, bisogna avere pazienza e il tempo galantuomo; ti restituisce,  spesso solo in parte, la dignità che meriti, se sei una persona pulita. Per la prima volta, dalla fine degli 80, non ho votato a sinistra; ragionando mi ha pesato, non poco, sono dolori intimi, è come fare un’azione contro la tua natura, ma lo fai per il suo bene.
Sembra paradossale, ma è così: il PD che perde è un bene per se stesso e per quella gente che, in buona fede, lo vede come il Partito che la rappresenta, ma che in questo sta tradendo il mandato dei suoi elettori, iscritti e simpatizzanti, facendo esattamente il contrario di quello che si aspettava.
In Liguria gli errori sono stati ancora più evidenti: qualcuno ha avuto il coraggio di scrivere che la “povera”Lella Paita è stata mandata allo sbaraglio, io invece credo che sia la causa della sconfitta;  senza entrare troppo nei particolari (ci vorrebbero giorni), ricordo che la sua campagna elettorale lanciata dall’ex governatore Burlando  è cominciata un anno prima, cercando di mettere insieme tutto ed il suo contrario per un puro calcolo matematico, per non parlare della questione brogli alle primarie (stupisce chi si stupisce dentro il PD) e del poco stile sull’avviso di garanzia.
A questo vorrei aggiungere il rampantismo di alcuni soggetti: il segretario Michelucci che, eletto appena un anno fa a Sarzana, si candida alle regionali e se va ,ma che razza di idea si dà all’elettorato quando si usa il partito solo per il proprio trampolino di lancio politico? Sottoscrivano un documento dove chi viene eletto porta a termine il proprio mandato: capisco che fra 1600 al mese e 11000 al mese c’è una bella differenza, ma a tutto c’è un limite. Oggi sento appelli di mezze figure entrate da poco nel partito, appelli fatti più per vedere se ci sono spazi per infilarsi, che non per il bene del partito stesso. Mi piacerebbe sentire, da parte di chi ha le responsabilità della sconfitta, e sono più di uno, chiedere scusa per aver consegnato la regione al centro destra, aprire una fase congressuale aperta, partecipata (magari senza cinesi), ricostruire una classe dirigente ed un partito che stia più tra la gente che nei salotti, riscrivere le regole più trasparenti e meno ambigue, una classe dirigente che discuta anziché fare congressi a tavolino, insomma fare quello che la gente si aspetta: rappresentarla, solo così rinascerà il pD, altrimenti sarà l’inevitabile lento declino.
(Roberto Fiore)
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