Monterosso: opere truffa per l’emergenza post-alluvione. E il perito conferma: “la briglia di contenimento non reggerà una piena strordinaria”

MONTEROSSO – Affari illeciti e truffa ai danni dello Stato (quindi dei contribuenti) relative alla realizzazione di lavori di “somma urgenza”, sull’opera finanziata dalla Regione Liguria sull’onda dell’emergenza alluvione a Monterosso. Nel mirino le briglie selettive realizzate nell’alveo del torrente Pastanelli. Lo scorso gennaio erano finite ai domiciliari quattro persone, tra le quali Eugenio Biagioni, amministratore della Nec, Nuova edilizia Cave di Follo, che ha realizzato l’opera (Alluvione, opere truffa nel torrente: quattro ai domiciliari per le briglie).

Adesso è ufficiale: la briglia, progettata e realizzata dalla ditta N.e.c) è stata pure fatta male. Abbiamo incontrato oggi il perito incaricato, il professor Gianpaolo Rosati del Politecnico di Milano (Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale) che molto gentilmente e con molta chiarezza ci ha spiegato qual’è il problema della “briglia” incriminata: la stessa è resistente a una spinta di sole 90 tonnellate (acqua, detriti, fango etc) e non alle 270 tonnellate che invece dovrebbe sopportare in caso di evento torrentizio straordinario (come una piena duecentennale).

Quale soluzione quindi? Le scelte possono essere soltanto due: la demolizione e la ricostruzione oppure rinforzare la briglia esistente. Spesso, però, un lavoro di adeguamento può essere più costoso di una demolizione con relativa ricostruzione.

E se la brillante indagine condotta dalla Guardia di Finanza non fosse stata avviata, avremmo forse contato altri morti al primo evento alluvionale importante?

C’è comunque sufficiente tempo per provvedere alla messa in sicurezza, visto che siamo appena all’inizio dell’estate, ma chi pagherà? Pagherà chi ha sbagliato, quindi il progettista e il direttore dei lavori della N.e.c, o ancora una volta saranno i cittadini?

La N.e.c è una ditta che lavora moltissimo anche con il Comune di Spezia, dove possiede anche la concessione di alcune cave (a Biassa) che Federici ha riaperto dopo molti anni e la cui riapertura è stata frequentemente oggetto di protesta da parte degli abitanti per il disagio causato dai mezzi pesanti che passano carichi di “materiale”,  a velocità elevata sia avanti che indietro, su strade strette e inadatte ai mezzi pesanti.

Ma la N.e.c. è anche la ditta aggiudicataria della realizzazione del contestatissimo progetto di Piazza Verdi per ben 1 milione e 92.814,55 euro, che ha vinto aggiudicandosi la gara nel 2013. Quell’anno anche alla Spezia la ditta realizzò lavori di “somma urgenza” (senza gara) per cifre più modeste (13468,27 et alii) che si sommano agli oltre 800 mila euro dei lavori del 2012 (554,516,84 per Viale Amendola; 63.577,58 per manutenzione strade; 216.158,44 per lavori in via Sapri).

Nel 2014 N.e.c. ha realizzato altri lavori in città tra cui la contestata, anche qui, aiola verde (che di verde ha ben poco) di via XXVII Marzo (36.755 euro con affidamento diretto mediante “cottimo fiduciario”) che salì alla ribalta delle cronache per l’annunciata (dall’assessore Corrado Mori) collaborazione tra cittadini e Comune. Collaborazione che poi non ci fu perché nulla di quanto chiesto dai cittadini (panchine, mantenimento dell’arenaria storica e della pietra calcarea “a grottesca” presenti, piantumazione a verde, ecc) fu rispettato.

Sempre nell’anno 2014 la stessa ditta ha preso un altro appalto in società con C.F.C. di Reggio Emilia, per la realizzazione della nuova biblioteca nell’area ex Fitram per ben 2 milioni e 154.714, 98 euro.

La N.e.c (Nuova Edilizia Cave) srl e il suo amministratore Eugenio Biagioni comparivano già nell’inchiesta “Pandora” condotta dalla DDA di Genova, avviata con perquisizioni e sequestri nel 2009, e che ha individuato un “cartello di imprese” facente capo a Gino Mamone della ECO-GE per il controllo degli appalti e dei subappalti del colosso pubblico genovese SVILUPPO GENOVA (Arresto per sospette tangenti: la storia della N.e.c tra turbative e inchieste).

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