Ivan Graziani, tra garbo e malinconia

Anni ’70, nell’etere aumentano ogni giorno le radio private, si chiamavano radio libere ai tempi. Era una chance unica per giovani misconosciuti cantautori di raggiungere il pubblico, inoltre il fascino della radio è sempre stato quello di stimolare la fantasia. Nel ’77, andava forte una canzone dall’incedere triste, Lugano Addio: “…ed io pensavo a casa, mio padre fermo sulla spiaggia. Le reti al sole, i pescherecci in alto mare, conchiglie e stelle. Le bestemmie e il suo dolore…”. Ben pochi conoscevano Ivan Graziani prima di questo grande successo, eppure aveva già parecchi anni sulle spalle come cantante e chitarrista. Era nato in Abruzzo, una manciata di mesi dopo la fine della guerra, anche se per molto tempo una leggenda sosteneva fosse venuto al mondo sul traghetto Olbia-Civitavecchia ed il suo nome fosse “navi” letto al contrario. Forse, di tutte le storie bizzarre che circondano il mondo della musica, questa è una delle più stravaganti mai sentite. Il giovane Ivan, oltre alla chitarra, aveva un’altra passione, il disegno, inclinazione che lo portò a frequentare gli studi in istituti d’arte nelle vicine Marche. Un periodo di discreta popolarità arrivò quando militava nel complesso Anonima Sound in particolare con il brano “Fuori piove”. Dopo questa fase, porta avanti la passione di fumettista ma soprattutto, da buon chitarrista qual era, collabora con la Premiata Forneria Marconi, con Lucio Battisti in tre album, con De Gregori, Venditti ed altri ancora. Quando inizia a muovere i primi passi da solo, riceve apprezzamenti dalla critica ma scarsi riscontri di vendite, fino alla succitata Lugano Addio che finalmente lo porta alla ribalta: “…Lugano addio cantavi, mentre la mano mi tenevi. Canta con me tu mi dicevi ed io cantavo, in un posto che non avevo visto mai…”. Forte di questo successo, Ivan Graziani acquisisce sicurezza e pubblica l’album “Pigro” che contiene, tra le altre, l’omonima geniale canzone: “…e poi le parolacce che ti lasci scappare che servono a condire il tuo discorso d’autore come bava di lumaca stanno lì a dimostrare che è vero. E’ vero non si puo’ migliorare, col tuo schifo di educazione, col tuo schifo di educazione. Pigro!”. Una sferzante critica a chi nella vita predica bene e razzola male: “…tu castighi i figli in maniera esemplare, poi dici siamo liberi, nessuno deve giudicare…”. Dello stesso album, “Monna Lisa” dove sogna di riportare il famoso dipinto dal Louvre alla casa d’origine, nel nostro Paese e la semplice “Paolina”dove ripete il nome dell’amata tante volte. Ma Ivan, con la sua voce acuta, dai toni alti quasi in falsetto, scrive testi originali, quasi naif nel descrivere situazioni di vita come in “Gabriele D’Annunzio” dove narra le vicende di un uomo piuttosto rozzo e sentimentalmente infelice. Inizia a girare in tourneè con buoni risultati di pubblico e, ormai lanciato, fa uscire un altro lavoro notevole, “Agnese Dolce Agnese” dove troviamo appunto il brano “Agnese”, saccheggiato da Phil Collins con un plagio clamoroso nella versione “A groovy kind of love”: “Se la mia chitarra piange dolcemente, stasera non è sera di vedere gente e i giochi nella strada che ho chiusi dentro al petto mi voglio ricordare…”. Altro brano da citare di quest’album è un pezzo quasi folk, tipo ballata “Taglia la testa al gallo”: “Taglia la testa al gallo se ti becca nella schiena, taglia la testa al gallo se ti becca…”. Il successo piu’ grande di sempre e per il quale deve la popolarità arriva nel 1980 con “Firenze (canzone triste)” dove racconta di un amore studentesco per una ragazza condiviso tra due compagni di scuola nel capoluogo toscano: “Caro il mio Barbarossa studente in filosofia, con il tuo italiano insicuro certe cose le sapevi dire. Oh lo so, lo so, lo so, lo so bene, lo so. Una donna da amare in due, in comune fra te e me…”. Il brano arriva fino al quinto posto in classifica e sarà una hit di quell’estate e l’apice commerciale del cantautore abruzzese. Dopo questo exploit di vendite, solo il brano “Limiti (Affari d’amore)” darà qualche soddisfazione. Nemmeno la partecipazione al Sanremo dell’85 porta a ripetere i fasti di qualche anno prima ed in seguito arriva una crisi artistica dovuta soprattutto alla scarsa visibilità presso il grande pubblico. La fase declinante musicale viene tuttavia compensata da concerti all’estero in Cina, Canada, ex Unione Sovietica ma in particolar modo dalle pubblicazioni di fumetti e dai suoi amati disegni. Scompare a soli 53 anni e, come sempre accade, viene rivalutato e riscoperto solo dopo la sua morte. Varie iniziative lo ricordano un po’ ovunque ed ha ricevuto tributi da artisti e colleghi tipo Zero, Venditti, Antonacci ed altri. Anche mostre d’arte ed esposizioni sono state dedicate a questo garbato e malinconico artista. Lo ricordiamo con quegli occhiali colorati, seduto su una sedia con la sua Gibson che chiamava “mamma chitarra”, celebrata nel brano “Il Chitarrista”: “Signore, è stata una svista, abbi un occhio di riguardo per il tuo chitarrista”… Già…

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