Il Capitale di Karl Marx letto dal vivo e il cadavere di Pasolini: la 56a edizione della Biennale di Venezia

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La 56a Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia dal titolo suggestivo All the world’s futures forse non sarà celebrata come la migliore degli ultimi anni ma si tratta pur sempre di una manifestazione straordinaria, tappa d’obbligo per  vedere l’opera di artisti internazionali dislocati nei diversi Padiglioni ad articolare secondo il loro pensiero, il filo rosso della tematica prescelta dal curatore; questo filo rosso forma un percorso espositivo che si articola dal Padiglione Centrale (Giardini) all’Arsenale, includendo 136 artisti dei quali 89 presenti per la prima volta, provenienti da 53 paesi. 159 sono le nuove produzioni realizzate per questa edizione. All the World’s Futures ha inaugurato anche ARENA, uno spazio attivo nel Padiglione Centrale dei Giardini dedicato a una continua programmazione interdisciplinare dal vivo. Il cardine di questo programma è l’imponente lettura dal vivo dei tre volumi di Das Kapital di Karl Marx (Il Capitale). Das Kapital diventerà una sorta di Oratorio letto da attori come un testo drammaturgico, con la regia dell’artista e regista Isaac Julien: per tutta la durata dell’Esposizione la lettura dal vivo sarà un appuntamento che si svolgerà senza soluzione di continuità.

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Il curatore della 56a edizione è Okwui Enwezo. L’isprazione per questa edizione è di natura politica e parte dall’Angelus Novus di Benjamin: “Le fratture che oggi ci circondano e che abbondano in ogni angolo del panorama mondiale rievocano le macerie evanescenti di precedenti catastrofi accumulatesi ai piedi dell’angelo della storia nell’Angelus Novus. Come fare per afferrare appieno l’inquietudine del nostro tempo, renderla comprensibile, esaminarla e articolarla? I cambiamenti radicali verificatisi nel corso degli ultimi due secoli – dalla modernità industriale a quella post-industriale, dalla modernità tecnologica a quella digitale, dalla migrazione di massa alla mobilità di massa, i disastri ambientali e le guerre genocide, dalla modernità alla post-modernità, il caos e la promessa – hanno prodotto nuovi e affascinanti spunti per artisti, scrittori, cineasti, performer, compositori, musicisti, ecc.”

La tematica politica viene svolta in modalità diverse dagli artisti presenti nei diversi padiglioni nazionali, ovviamente cambiando finalità e obiettivi se si tratta del Padiglione del Venezuela o della Cina o del Cile (quest’ultimo ha portato un’opera dal significativo titolo “Poetica della dissidenza”con le fotografie di Paz Errazuriz che vanno a svelare ambiti sociali individuali non integrati come i gruppi di trans, famiglie disagiate e Lotty Rosenfeld artista audiovisivo che ha contrastato la dittatura militare e la repressione con le sue opere). Da segnalare il Padiglione della Russia con i meravigliosi spazi cromatici di IRINA NAKHOVA, un omaggio ai modernisti (Malevich Rodchenko, Klutsis) e ai post modernisti sovietici. Il Padiglione della Corea invece introduce un film narrativo su più spazi ispirato a un immaginario tempo fantascientifico in cui si farà jogging su una ruota dove il verde è un’illusione ottica e l’acqua una sensazione mediata dalle tecnologie. Gli artisti sono Jeon Joonho e Moon Kyngwon.

Il poetico padiglione della Francia mette gli spettatori in posizione comoda, come fossero sdraiati su un morbido prato per essere immersi in una natura costituita da un albero gigantesco che, con radici raccolte dentro un telo di juta, si muove davanti a lui. L’artista è Céleste Boursier-Mougeno.

Presenti anche i Paesi dell’ex Jugoslavia: segnaliamo il Padiglione del Kosovo con l’opera Speculating on the blue di Flaka Haliti costituito da un ambiente site specific fatto di polvere blu circondato da ferri e sbarre dove bisogna immergersi fino alla caviglia. Il significato è legato ai confini e alle barriere da cui siamo circondati.

Il Padiglione Italia in Arsenale era curato quest’anno da Vincenzo Trione e non spiccata per vivacitàe originalità tranne che per l’opera di Marzia Migliora e Vanessa Beecroft. Il tema unitario era CODICE ITALIA incentrato sulla memoria declinata per lo più dagli artisti con le immagini della storia dell’arte.

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Rimarrà per me impressa per sempre l’opera scultorea in lamina nera (accompagnato dai disegni in carboncino) di William Kentridge come Omaggio all’Italia che raffigura il cadavere di Pasolini e le immagini rubate nei metri di CHRIS MARKER.

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