Riassetto della cultura: Marzia Ratti ancora più in alto. Anche il Lia sotto di lei, una cassa autonoma e potere di nomina di due contabili.

LA SPEZIA – Martedì 16 si voterà il Consiglio Comunale il “riassetto” del settore cultura con il previsto scioglimento delle Istituzioni Culturali.

In realtà non si riesce a capire in cosa consisterà il vantaggio per i cittadini dato che nella bozza presentata ai consiglieri in commissione cultura di conti non se ne parla.

In compenso si ripete in più e più punti che le Istituzioni si sciolgono per ottimizzare i costi, per tagliare le spese ma poi si precisa che nulla subirà variazioni né riguardo al personale, né per l’organizzazione o il numero dei servizi. E allora ci chiediamo: il risparmio dove sarà se tutto resta come prima?

Anzi, a ben guardare, sono previste addirittura due nuove nomine di un capocontabile e vice capocontabile. Nuovi assunti? Promozioni? Cooptazioni? Non è dato sapere. Quello che invece la bozza specifica chiaramente è il ruolo chiave di Marzia Ratti la “celebre” funzionaria rimasta saldamente al comando dello stesso settore da vent’anni.

Chissà cosa ne pensa Raffaele Cantone e l’anticorruzione di un così lungo regno quando la legge prevede che un funzionario resti non più di 5 anni nello stesso settore e al massimo tre in posizione di vertice? Alla faccia della rotazione dei dirigenti – che nel Comune della Spezia non è affatto applicata sebbene sia legge dello Stato.

Perché, ci chiediamo, dare allo stesso funzionario che l’ha diretto per anni un settore di cui si rende necessario un riassetto?

E a che serve una cassa autonoma (ma sempre pagata coi soldi nostri) quando la legge prevede l’obbligo della fatturazione elettronica per tutti i comparti degli enti? Bisognerà comunque adottare il protocollo standard anche per le piccole spese, dunque perché sottrarre la cassa al controllo del settore di competenza (quello del Bilancio)?

E poi la nomina dei due cassieri… che dovrebbe spettare al Personale e invece qui viene data alla dirigente del settore cultura non si sa in base a quale competenza.

Tutto questo potere nelle mani di una sola persona qualche dubbio ce lo fa venire. Tanto più che negli ultimi anni Marzia Ratti sembra aver perso quel suo “tocco felice”: protagonista della vicenda di Piazza Verdi con la famosa datazione sbagliata dei pini, il suo errore è costato molto caro all’Amministrazione, offrendo il destro al blocco dei lavori deliberato dalla Soprintendenza (Il senso di Marzia Ratti per la storia). Col risultato che il Comune si è imbarcato in una causa assai onerosa e la piazza è ancora “in corso d’opera”.

Altra causa, stavolta persa, quella della nomina sbagliata del direttore del Civico. Lì la commissione formata da Marzia Ratti, che era il funzionario responsabile, vedeva al suo interno ben due membri incompatibili per legge su tre e il Tar ha di conseguenza annullato la nomina. (Teatro Civico: accolto il ricorso. Il Comune perde pezzi). E chi credete che abbia pagato le spese legali? Ma le casse pubbliche del Comune, naturalmente!

Non so voi, ma a noi sembra che ci siano motivi in abbondanza per “alleggerire” il peso degli incarichi della dirigente di lungo corso, invece di fare il contrario…

La delibera della cultura in bozza appare dettagliatissima nel garantire la storica dirigente ma molto meno nello spiegare in che tempi e con che modalità si attueranno i risparmi tanto agognati. Eppure due giorni fa Sondra Coggio sul Secolo XIX ha pubblicato un rendiconto da far accapponare la pelle, con costi proibitivi e entrate bassissime. A leggere i dati di affluenza dei nostri musei vien da chiedersi se sia un destino “cinico e baro” quello che ci condanna a spendere a fondo perduto mentre altre città i musei riescono a farli rendere molto meglio.

In una riunione di operatori con l’Assessore Luca Basile abbiamo di recente appoggiato il suggerimento di Irene Giacché su come fare a far funzionare le cose risparmiando e coinvolgendo i cittadini e siamo stati, come sempre, inascoltati.

Chiedevamo le sale in gestione collettiva tra operatori e in cambio la città avrebbe avuto un ricco calendario di eventi a costo zero.

«Non si può!» ci è stato risposto.

Perché votare una riorganizzazione in cui l’unica certezza è il nome e gli incarichi affidati alla dirigente, senza vedere neanche due conti, invece si può?

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