Tre corsari genovesi al servizio della Rivoluzione Venezuelana.

LOS HERMANOS BIANCHI. Tre corsari genovesi al servizio della Rivoluzione Venezuelana.

Nel 1813, tre fratelli genovesi puro sangue, figli  di Bernardo Bianchi, discendente diretto di una delle storiche famiglie che componevano  il casato dei Conti di Lavagna, si mettono al servizio della Rivoluzione  Venezuelana capeggiata da Simon Bolivar e Santiago Marino. Nicolò il più giovane 19 anni, Giovanni  25  e Giuseppe Bianchi 36,  capitani  marittimi e corsari  combattono accanto ai patrioti  spinti da un idealismo antispagnolo  e dallo spirito  giovanile di spavalde  guasconate ben descritte dalla  penna dello stesso Giovanni in un opuscolo stampato anonimo e trovato  a Genova nel 1864. Durante le lotte per l’indipendenza dell’America latina, i Caraibi erano ritornati a vivere la loro antica tradizione di Mare dei Pirati come ai  tempi della regina Elisabetta, anche se con motivazioni e finalità diverse. Lo  stesso Bolivar  se n’era   servito per far fronte alla mancanza di una flotta da opporre alla marina spagnola e del loro aiuto si  avvalsero i patrioti ed è riconosciuto dagli storici che il loro contributo alla guerra di indipendenza fu di grande importanza. Dopo aver combattuto vittoriosamente, nel 1814 sopraffatti dalle forze realiste  i due capi rivoluzionari  Simon Bolivar   e Santiago Marino   cercano la  salvezza sulle navi dei Bianchi, abbandonano la madre patria portando con sé il grande tesoro della Cattedrale di Caracas.vroom_hendrick_cornelisz_510_dutch_ships_ramming_spanish_galleys

I tre corsari genovesi vengono però  accusati dalle autorità venezuelane di essersi impadroniti delle ingente  ricchezze e ancora oggi sono comunemente conosciuti in Venezuela come  “Gli Italiani che si portarono via il tesoro della Cattedrale”. La loro condotta  leggendaria ha dato luogo a diverse versioni, nella maggior parte appaiono come uomini coraggiosi, avidi pirati  sebbene lottassero per la causa dei patrioti, che percorrevano  instancabilmente il mar  dei  Caraibi, infierendo con crudeltà sui prigionieri e impadronendosi di tutto quello che  conquistavano secondo le vecchie abitudini dei corsari. Giorgio Passerini  con il suo libro, intende far luce sui tanti   retroscena dell’intricata vicenda   e pone  domande  sui fatti realmente accaduti   evidenziando molti aspetti che la storiografia  ufficiale venezuelana ha lasciato volutamente in ombra per far sì che la figura del  Libertador  rimanesse al di sopra di ogni  sospetto…rimettendo così in discussione la storiografia ufficiale. Al di là  dei giudizi storici, l’episodio del tesoro rapito ha colpito la  fantasia di scrittori di artisti che hanno descritto a tinte molto colorate il terribile corsaro Giuseppe Bianchi  e i fratelli. Un’emozionante avventura letteraria, è l’ipotesi che i fatti narrati possano aver ispirato Joseph Conrad per la trama del suo romanzo  Nostromo  il cui protagonista ,ci avverte l’autore “era stato forse vittima delle fortunose vicende di una rivoluzione” ed era stato travolto  malgrado da eventi “provocati da passioni di uomini che poco o niente sapevano discernere in fatto di bene e di male”.cop

Giorgio Passerini è nato  nel 1942 a Imperia.  Si è laureato in Scienze politiche  presso  lUniversità di Genova dove vive. E’ stato responsabile del Centro Sistema bibliotecario della provincia  di Genova dal 1958 al 2007  e ha svolto attività di insegnamento in materie biblioteconomiche.  Dal 2001  partecipa attivamente all’Accademia dei Cultori di Storia Locale di Chiavari. Ha collaborato Al “Dizionario Biografico dei Liguri. Ha scritto un testo sulle confraternite laicali del XVII° secolo Saggio Elite confraternale e stratificazione sociale in una comunità rurale dell’entroterra genovese tra il 600 e il 700. Sempre impegnato in studi  e ricerche legati alla storiografia genovese pubblica con successo “Los Hermanos Bianchi

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