De Luca: “Camorra lontana dalla mia terra”. Ma DNA e DIA smentiscono

Vincenzo De Luca, neogovernatore della Campania, in un’intervista a Panorama ha sferrato, nei giorni scorsi, l’attacco a Roberto Saviano: “La camorra? In qualche momento sembra che abbia bisogno di inventarsela, anche dove non c’è, altrimenti rimane disoccupato“.

Ma vediamo giusto cosa pensa l’ex sindaco di Salerno, proprio della camorra. Lo scorso 7 maggio, intervistato da Repubblica, Vincenzo De Luca aveva dichiarato: “La camorra è stata tenuta lontana da Salerno, verrà tenuta lontana anche da Palazzo Santa Lucia.” Una affermazione forte e inequivocabile. Insomma, dopo Salerno, De Luca si prefigge di fare altrettanto in ampia scala, su tutto il territorio regionale. A sentirla così, suona come un encomiabile dichiarazione d’intenti.

Peccato per De Luca, però, che dalle relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia sembrerebbe emergere tutt’altra realtà per quanto concerne Salerno, rispetto a quanto da lui proclamato. In effetti, nell’ultima relazione annuale presentata al Parlamento dalla DNA si apprende che “…una analisi più approfondita ed articolata dei dati sintomatici della presenza della criminalità organizzata nel Salernitano porta a confermare il rischio di una carsica e silente penetrazione di illeciti interessi imprenditoriali e finanziari in un contesto produttivo e commerciale già di per sé stressato dalla persistente crisi economica. Si tratta di una strategia più complessa e sofisticata di aggressione criminale, nettamente distinta dalle eclatanti e ben visibili manifestazioni tradizionali di tipo parassitario o predatorio, queste ultime prevalentemente caratterizzate da attività estorsive e usurarie e, in genere, da delitti violenti contro il patrimonio e la persona. Lo scenario è rappresentato da una migrazione verso il Salernitano di interessi economici e finanziari direttamente o indirettamente riconducibili ai contesti più strutturati e pericolosi della camorra napoletana. A questa strategia non appare estraneo l’apporto di soggetti legati al mondo delle professioni. Si delinea, in buona sostanza, il rischio di colonizzazione del tessuto economico da parte di un’imprenditoria direttamente o indirettamente riferibile alla grande criminalità di importazione, di origine essenzialmente napoletana. Perdura la minaccia costituita da strategie di riciclaggio e di interposizione fraudolenta di imprenditori che operano con finalità di reimpiego di proventi di origine delittuosa: questo rischio si concentra nei settori connessi all’edilizia pubblica e privata…“.

Inquietante, quindi, il quadro delineato dal Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti.

Un contesto rafforzato anche dai contenuti dall’analisi degli investigatori della DIA. Nella relazione del primo semestre 2014, infatti, alla voce “Salerno” si legge: “Le indagini concluse nel semestre confermano un modello strutturale delle organizzazioni locali di tipo orizzontale, caratterizzato da una pletora di centri decisionali in grado di dare forma a strategie criminali talvolta proiettate in periodi medio – lunghi, ma più spesso ancorate al conseguimento di obiettivi immediati di finanziamento illecito. Disaggregati i vecchi cartelli, si è avuta un’evitabile coagulazione di nuovi gruppi criminali sia nella città di Salerno, sia nelle zone a vocazione più agricola… Questo processo è caratterizzato anche dalla formazione di stabili collegamenti con consorterie camorristiche della provincia di Napoli…“.

Eppure De Luca sostiene di aver debellato la camorra dal Salernitano. E si sa, De Luca è uomo onesto e rispettabile…

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