Mafia Capitale: il nuovo capitolo della sicurezza deviata

ROMA – “…Esiste, infine, il concreto pericolo di fuga. I suoi contatti con latitanti all’estero le sue disponibilità economiche, i suoi investimenti all’estero, in territori off shore, i suoi contatti con apparati investigativi e di sicurezza dello Stato…“. Così il Gip del Tribunale di Roma, Flavia Costantini, giustifica le richieste di custodia cautelare in carcere a carico di Massimo Carminati, detto il Guercio, nell’ambito della prima tranche di Mafia Capitale. E a dire il vero, nelle 1228 pagine del provvedimento, quello sui “legami con appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi” è decisamente uno dei capitoli più corposi. Tra l’altro l’incipit adottato dal magistrato giudicante nel trattare i rapporti di Carminati con quelle che lui stesso definisce in tono dispregiativo le “guardie“, è secco e perentorio: “Nel corso dell’attività di indagine – tiene di fatto a puntualizzare Costantini emergevano numerosi contatti tra i sodali e gli affiliati all’associazione diretta da Carminati Massimo ed appartenenti alle varie Forze di Polizia.” Invero, lo si potrebbe anche evincere dal tenore di intercettazioni ambientali che sempre Carminati hanno avuto come oggetto: “Fa schifo – sostiene il Guercio parlando del poliziotto Massimo Ursini, soprannominato dai sodali “Massimetto la guardia”, parlando con Riccardo Brugiaperché c’ha un peccato originale …non sai se devi fare la guardia o il ladro”.

D’altra parte, i riferimenti ad apparati dello Stato presenti nelle ordinanze non si esauriscono qui. Per esempio ci sono quei due poliziotti che la mattina del 4 ottobre 2013, raggiungono Massimo Carminati presso la sua base logistica, il distributore di Corso Francia, con l’Alfa Romeo grigia della Questura di Roma, per avvertirlo: “Te stai sotto indagine, devi evità, devi evitare…” e poi lo salutano con un: “Massimè, è sempre un piacere”. Ma c’è anche Federico, “sbirro” non meglio identificato, che Carminati definisce “forte ed esperto”. Un individuo che offre al Guercio la propria disponibilità – “qualunque cosa io sto a disposizione” – e lo avverte su come fare per eludere le intercettazioni. Sempre nell’ordinanza, si fa poi il nome di Lucio Plesinger, appuntato in servizio al Nucleo operativo carabinieri della Compagnia di Trastevere. Non deve stupire. In fondo, i rapporti di Carminati con esponenti delle forze dell’ordine affondano radici ben datate nel tempo. Tra il 16 e il 17 luglio 1999, fu tra gli autori del clamoroso furto di 147 cassette di sicurezza all’agenzia 91 della Banca di Roma, all’interno della città giudiziaria di Piazzale Clodio. In quell’occasione furono coinvolti anche quattro carabinieri, un dipendente dell’istituto di credito, personale amministrativo degli uffici giudiziari ed esperti in sistemi di allarme, meccanismi elettronici e apertura di serrature.

In tema di conferme, ce ne fosse stato bisogno, in queste ultime ore si è infine appreso del coinvolgimento nell’inchiesta madre anche dell’appuntato dell’Arma, Giampaolo Cosimo De Pascali, in servizio presso il Quirinale. Insomma, un filone di indagine destinato ad allargarsi a macchia d’olio. E la sensazione è quella di esserne solo ai suoi albori. Mafia capitale ci porterà sempre più lontano. Travalicando sicurezza privata, tribunali e ambienti giudiziari, mettendo a nudo inquietanti retroscena nell’ambito del post brigatismo nero, sta gettando già da oggi le basi per approdare al cuore dello Stato, alla politica, come il nome di prefetti e loro vice recentemente citati negli ultimi provvedimenti, fanno purtroppo presagire.

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