Giuda. Le buone ragioni dei “traditori”.

Amos Oz, Giuda Fektrinelli

Luca Doninelli, Fa’ che questa strada non finisca mai

Su Giuda esiste una vastissima bibliografia, che va incessantemente arricchendosi di sempre nuovi stimoli alla riflessione. Archetipo del tradimento, tanto da costituirne un sinonimo, la figura di Giuda è stata diversamente interpretata come persona votata al “dubbio, allo sgomento, alla trasgressione, all’apostasia e al compiacimento per gli stati più torbidi della coscienza e del comportamento sociale”. Alcuni anni orsono Antonio di Grado si è messo alla ricerca dell’immagine dell’Iscariota nella letteratura (Giuda l’Oscuro. Letteratura e tradimento, Claudiana, Torino 2007). Recentemente sono usciti due romanzi che si mettono sulle orme del dodicesimo apostolo per riproporre il tema cruciale del tradimento, non considerandolo però sotto una luce negativa.

 Nel primo, Luca Doninelli ricorre all’immagine di Giuda per interrogarsi, sulla base della narrazione dei vangeli, attorno al suo personale rapporto con la figura  e con il ruolo storico di Gesù. Nel testo di Doninelli, Giuda viene presentato come un grande amico di Gesù, che è indotto a tradire per salvarlo dalla sua presunta follia. Solo troppo tardi si accorge del suo tragico errore e si impicca. Ma il problema rimane aperto e si trasferisce nella coscienza che ognuno ha del suo futuro. Quello che Doninelli mette in bocca al suo protagonista potrebbe essere condiviso in modo particolare da ogni uomo che si affanna a dare legittimità e a far durare nel tempo una grande intuizione, sia essa religiosa, politica, sociale…, trasferendola dal mondo delle idee alla concretezza della realtà, istituzionalizzandola: “Qualcuno dice che tra le sofferenze di quella notte e del giorno successivo, la più grande per il Nazareno fu quella di non vedere me, e io penso che quel qualcuno abbia ragione, perché non solo io e quell’uomo eravamo veramente amici, ma lui è stato il più grande tra tutti i miei amici, e forse io il suo”.

  Ancora più radicalmente sorprendente è la interpretazione della figura di Giuda che ci offre Amos Oz nel suo bellissimo romanzo. In esso l’orizzonte si dilata fino a comprendere la storia recente di Israele. In questo contesto, i giuda, i traditori sono descritti come coloro che, in nome di una causa, hanno il coraggio di con-traddire, di non allinearsi al pensiero dominante dei vincitori. Nel racconto si tratta di coloro che, nel 1948, anno di costituzione dello stato di Israele, si erano opposti al progetto sostenuto da Ben Gurion, e risultato poi vincente, di dare vita a due stati indipendenti per le popolazioni palestinese ed ebrea e che sostenevano, al contrario, che si dovesse creare un solo stato in cui le due popolazioni avrebbero potuto liberamente convivere. Traditori, perciò, sono i perdenti che continuano ad affermare la bontà delle loro ragioni. Tutti i protagonisti delle vicende narrate in questo splendido romanzo, d’una scrittura ricca di sfumature e di humour, sono persone profondamente sole, della solitudine a cui è condannato colui che non si adegua alle regole del vincitore. Colui che per questo “tradisce”. Le loro strade si possono incontrare, ma sarà solo per un breve tratto. Poi si separeranno di nuovo per perdersi nel vuoto. La storia raccontata da Amos Oz ha luogo nell’inverno del 1959, quando il protagonista Shemuel Asch decide di interrompere i suoi studi universitari e, in particolare, la ricerca che ha intrapreso per la tesi di laurea su Gesù in prospettiva ebraica, non potendo più fare affidamento sul sostegno economico da parte della famiglia. Shemuel è un goffo ragazzotto che l’autore ci presenta mentre cammina con “la testa protesa con decisione come per sfondare l’aria o farsi strada fra gli ostacoli, il corpo piegato in avanti e le gambe che si precipitano dietro alla testa, per non perderla”. La sua ragazza lo ha abbandonato per sposare un altro.  Egli è sul punto di lasciare Gerusalemme, quando si imbatte in un annuncio che offre un modesto stipendio e l’alloggio gratis a uno studente di materie umanistiche che sia disposto a tenere compagnia ad un anziano disabile di grande cultura. Shemuel accetta e si trova catapultato in una grande casa abitata da persone unite da una storia di opposizione alla politica del capo dello stato Ben Gurion, che egli, almeno in parte, condivide. Sono tutti moderni traditori, alla maniera in cui lo è stato il Giuda della sua tesi di laurea, dove viene presentato come un nobile giudeo e il vero fondatore della fede cristiana. Uomo colto, intelligente e saldo, vicino al partito dei farisei, Giuda viene da questi richiesto di unirsi al gruppo dei discepoli per riferire ai sacerdoti su quell’uomo che cominciava a rappresentare un pericolo per le istituzioni religiose e politiche. Giuda accetta il mandato, ma, alla fine, rimane affascinato da Gesù, di cui, poco a poco, diventa il migliore amico. Decide così che Gesù avrebbe dovuto operare un prodigio come non si era mai visto e conquistare così Gerusalemme. Lui, che aveva camminato sulle acque e aveva resuscitato Lazzaro, avrebbe dovuto farsi crocifiggere e scendere poi dalla croce. Giuda dunque si mobilita perché questo piano si realizzi. Ma Gesù non scende dalla croce e muore straziato come un uomo qualunque. Giuda, dunque, che ha amato Gesù più di tutti gli altri, diventa il Traditore per antonomasia. Le vicende del Giuda storico si intrecciano con le vicende di Shemuel e degli altri protagonisti del romanzo in una storia che vede come attori degli uomini che avevano creduto alla possibilità di cambiare la società  propagandando la pace. Ecco i traditori di ogni tempo. Chi ha il coraggio di cambiare viene considerato un traditore da coloro che non sono capaci di alcun cambiamento, che hanno paura di morire del cambiamento, che di esso hanno paura e disgusto.

Giuda alla fine perde la fede e perde anche il senso della sua vita. Così come gli altri, autoconfinatisi all’inutilità. Allora Shemuel decide di riscattarne la memoria scrivendo il Vangelo secondo Giuda Iscariota. E sarà anche il modo per ricattare la memoria dell’intero popolo ebraico, che a lui viene spesso assimilato.

 

 

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