BRUGNATO: L’essere nel non spazio. VITTORIO SGARBI E GIORGIO DE CHIRICO

Brugnato, esposizione GIORGIO DE CHIRICO. IL PASSATO PERPETUO. OPERA GRAFICA. 

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I quadri sono appesi alle pareti fermi immobili, muti al visitatore che osserva, guarda, si perde negli spazi vuoti e inquietanti, dove incontra gladiatori, cavalli, De Chirico vestito in costume che ricerca la motivazione della sua presenza in quel luogo, il rapporto tra la propria esistenza e i quadri, insegue significati e simboli. Il silenzio si rompe quando unico e dirompente arriva Vittorio Sgarbi ad aprire con gentilezza la strada per entrare nel non-luogo della non-esistenza senza tempo, di spazio senza spazi, libero da nessi di causalità. La sensazione che avverti allora dentro di te è forte, intensa, fisica. Le parole si intrecciano in un percorso complesso, colorano la sensazione del vuoto ontologico che ha stravolto la vita dell’uomo del ‘900, un’epoca drammatica e feroce che ha disciolto nell’acido della follia ogni valore, stravolto la fenomenologia tradizionale delle cose, smarrito il senso del mistico, perduto ogni riferimento. Nelle parole profetiche che raccontano l’arte moderna, ritrovi te stesso, sei alla ricerca dell’esistenza e diventi l’attore inconsapevole dei quadri che hai davanti. Le parole sognanti e drammaticamente reali di Vittorio ti fanno sentire accanto a De Chirico nella provinciale Ferrara, avvertire il senso di noia e di smarrimento della vita quotidiana. Potresti voltarti e stringergli la mano, ma non c’è. Hai la sensazione terribile che la tua vita si confonda con i manichini immobili, senza senso davanti alle mura di Ferrara. Tutto questo diventa il racconto del viaggio pregiudiziale alla nostra esistenza, il percorso irrazionale in cui il “fenomeno d’essere” e “l’essere del fenomeno” si confondono. Vittorio Sgarbi con l’intensità del mito  racconta l’uomo occidentale che ha ritrovato dio in se stesso, che ha usato l’arte per costruire la bellezza immortale ed oggi è perso nella frantumazione del tutto, nell’informale e straziante distruzione delle cose che rappresentano la sua esistenza, dei valori della sua storia, della sua stessa identità. Vittorio è lì davanti a te, fermo immobile, che richiama alla consapevolezza dell’esistenza al perché siamo in questo spazio di non-senso, nei non-luoghi, persi per la mancanza di punti di riferimento. Ti senti alla ricerca di te stesso e ti identifichi in Vittorio che raccoglie la folla che ascolta il suo racconto intentique ora tenebant scriveva Virgilio, mentre Enea rispondeva amaramente: infandum, regina jubes renovare dolorem. Versi che oggi davanti ai quadri di De Chirico evocano la paura di aprire gli occhi davanti al nulla.

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Giorgio De Chirico

Giorgio De Chirico (1888-1978) nasca in Grecia da genitori italiani. Nel 1906 va a studiare in Germania a Monaco, dove conosce la cultura tedesca più viva del momento. Si interessa di filosofia, legge Nietzsche, Schopenhauer e Weininger e apprezza la pittura simbolista di Arnold Böcklin e Max Klinger. Nel 1910 è a Parigi dove conosce i poeti Valery e Apollinaire, ma rimane estraneo al cubismo che, in quegli anni grazie a Picasso, rappresentava la grossa novità artistica parigina. In quegli anni dipinge molti dei suoi quadri più celebri che vanno sotto il nome di «Piazze d’Italia». Si tratta di immagini di quinte architettoniche che definiscono spazi vuoti e silenziosi. Vi è la presenza di qualche statua e in lontananza si vedono treni che passano. L’atmosfera magica di queste immagini le fa sembrare visioni oniriche. Nel 1916, all’Ospedale militare di Ferrara, De Chirico incontra Carrà, e elabora la teoria della pittura metafisica, termine metafisica allude ad una realtà diversa che va oltre ciò che vediamo allorché gli oggetti o gli spazi, che conosciamo dalla nostra esperienza, sembrano rivelare un nuovo aspetto che ci sorprende. Dal 1918 al 1922 partecipa al movimento dei «Valori Plastici». Nel 1924 è di nuovo a Parigi dove conosce i Surrealisti, dai quali fu riconosciuto come un precursore, ma dai quali rimase sempre distinto. Negli anni successivi, affronta il tema del mito e della classicità intesa in senso metafisico, tema a cui rimase sempre legato anche negli anni successivi.

imgresLa pittura metafisica, costituisce una tendenza artistica nato in Italia dopo il futurismo. Giorgio De Chirico fu l’ iniziatore e il teorico della nuocva corrente artistica, verso il 1913, alla quale aderirono per qualche tempo. Carrà e Morandi e De Pisis. L’ispirazione teorica della pittura metafisica nasce dalle teorie di Schopenhauer sulle apparizioni, secondo la quale l’immagine del sogno provoca desiderio e sorpresa, proponendosi al dormiente con la sua realtà e al tempo stesso dilatando le capacità di percezione. Il sogno va al di là delle dimensioni dello spazio, del tempo e della causalità e coglie la vera realtà dell’essere. Vero è che in De Chirico la pittura metafisica anticipa molti aspetti del dadaismo e del surrealismo; mentre in Carrà è soprattutto ricerca di valori formali puri, indipendenti da ogni racconto narrativo, diversamente per Morandi rappresenta la scoperta del significato delle cose.

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