L’emergenza ai tempi del web: come comunicarla?

MONTEROSSOComunicare la crisi e l’emergenza: questo il titolo di uno degli incontri di ieri, venerdì 5, a Monterosso, nell’ambito del Festival Glocal Ambiente. Ne hanno parlato il Presidente del Parco delle Cinque Terre, Vittorio Alessandro, il professor Stefano Cianciotta dell’Università di Teramo e i giornalisti Diana Letizia del Secolo XIX, Matteo Rainisio di ivg.it e Fabio Sanfilippo di Radio Rai, coordinati da Rossana Piturru, Canale 5.

Parlare di crisi e di emergenza non è mai facile, per chi fa informazione: da una parte si rischia di creare un inutile allarmismo, dall’altra di sottovalutare i reali rischi. Si pensi, per esempio, rileva Sanfilippo, alla questione dei migranti; le attuali migrazioni, dice, non sono tali da essere considerate emergenziali, come poteva essere agli inizi degli anni 2000. L’Europa, afferma, è in grado di provvedere alle persone che arrivano. Inoltre, ci si sofferma solo sui numeri di migranti che arrivano, ma si sottovalutano i perché (per esempio, le guerre che portano la gente a scappare). Ma le colpe delle errate informazioni che arrivano agli utenti (di radio, tv, giornali e web) di chi sono? Sbagliano solo i giornalisti o ci sono problematiche a monte? Un esempio su tutti: quello dell’alluvione dello scorso ottobre. Matteo Rainisio racconta che la Protezione Civile, quel 9 ottobre, lanciò l’ultimo tweet alle 18:50, informando che alle 19 sarebbe stato disattivato il numero verde. Intanto, a Genova scoppiava l’inferno e la Protezione Civile non informava, non informò fino alle 2 del mattino successivo, quando twittò di non scendere nelle cantine. Quel vuoto istituzionale, racconta Diana Letizia, fu riempito dal web: il sito del Secolo XIX restò attivo tutta la notte, continuando a fornire informazioni.

L’informazione, quindi, può arrivare lì dove latitano le pubbliche amministrazioni. Stefano Cianciotta si dice convinto che i cittadini debbano essere coinvolti nella comunicazione; e porta l’esempio del terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. Da giugno 2008 la città abruzzese tremava e le scosse si erano intensificate a partire da dicembre. Eppure il 30 marzo la Protezione Civile lanciò un comunicato stampa in cui escludeva nuove scosse, mentre gli scienziati paventavano una scossa di elevata magnitudo.  Da quel momento venne fatto tutto di fretta, ma senza avvertire i cittadini: si trattò di una vera e propria mancanza di organizzazione tra istituzioni e media, che generò solo confusione e i disastrosi esiti dello spaventoso terremoto. A oggi, il Comune dell’Aquila non ha ancora approvato il Piano della Protezione Civile, che non è neppure stato spiegato ai cittadini che, dunque, non saprebbero neppure come comportarsi in caso di altre potenti scosse.

Bisognerebbe, inoltre, dice Rainisio, protocollare la comunicazione, soprattutto per ciò che riguarda le sempre più frequenti allerte meteo. Decidere, per esempio, che in caso di allerta 2 (che diventerà prossimamente allerta rossa) le scuole rimarranno chiuse e che sia sempre così, in modo da facilitare sia i media (che sapranno sempre con certezza cosa dire agli utenti) sia i cittadini.

Vittorio Alessandro ha raccontato della sua esperienza come capo ufficio stampa della Guardia Costiera, ruolo nel quale ha affrontato grosse emergenze, come l’affondamento della Costa Concordia e della volontà, da parte della pubblica amministrazione, di non parlare dei rischi, perché chi parla dei possibili pericoli è un “gufo“, ma -ironizza Alessandro– ben vengano i gufi, che mettono in guardia dalla costruzione di navi da 7000 passeggeri difficili da soccorrere in caso di incidente (tipo Concordia) oppure, rimanendo in ambito delle Cinque Terre, la mancanza di una carta del rischio. Nonostante la morte di una giovane turista americana, uccisa da una mareggiata a Manarola (www.cinqueterre.com).

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