Se un Claudio piange, l’altro Claudio ride. Considerazioni sui dati elettorali liguri

Le elezioni regionali liguri sotto l’attenzione nazionale come “laboratorio” e guardando i dati ufficiali e definitivi si notano molte cose interessanti. Ninin Liguria li ha passati in rassegna.

Un punto fermo: sconfitta netta della PAITA (e di BURLANDO).
Lo dicono alcuni dati matematici: su scala regionale la coalizione (PD + Liste collegate) ha ottenuto il 30,34 % mentre PAITA ha conquistato il 27,84 % come candidato Presidente. Tre punti netti in meno.
Un risultato conseguenza di arroganza e spregiudicatezza propria del duo PAITA-BURLANDO (e della loro corte). Davanti all’indecenza con cui è stata scelta la candidatura della PAITA hanno tirato dritto come se nulla fosse, da un lato hanno puntato sull’elettorato di centrodestra e su pacchetti di voti che puzzano. Hanno lasciato che si consumasse una frattura nell’elettorato del centrosinistra. E questa frattura, prodotta dall’inquinamento e condizionamento di voti sporchi alle Primarie che hanno “incoronato” la PAITA, ha pesato ed è stata decisiva. Quando un certo “puzzo” è troppo forte, il richiamo a “turarsi il naso” al proprio elettorato non funziona, nemmeno con le telefonate dell’ultimo minuto per convincere il “compagno” incazzato e disilluso.
La candidatura di Luca PASTORINO ha ottenuto il 9,41% mentre le liste della sua colazione hanno registrato un più contenuto 6,59%, testimoniando che il candidato “di sinistra” alternativo alla PAITA, ha ottenuto un consenso elettorale più ampio di quello raccolto dalle liste “Rete a Sinistra” e “Lista Pastorino”. Un consenso alternativo a ciò che rappresentava la candidatura PAITA che non sarebbe, proprio per questo, mai andato alla PAITA, anche senza la candidatura di PASTORINO… un elettorato che, senza la candidatura alternativa alla PAITA, avrebbe fatto salire l’astensione o altre liste alternative (come in parte poteva essere il M5S, o, più probabilmente, “Altra Liguria”).

TOTI presidente nella Regione “rossa”.

Il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione vince con il 34,44%. La sua coalizione ha conquistato una percentuale più alta: 37,71%. Ottiene così 15 consiglieri regionali – oltre a TOTI – su 30. Nel dettaglio: 6 sono i componenti del suo listino; 9 eletti dalle liste (5 della LEGA NORD, 3 di FORZA ITALIA, 1 di FRATELLI D’ITALIA).
All’opposizione ci sarà il PD che è il primo partito in Regione con il 25,63% (seguito dal M5S che si piazza al 22,29% e dalla LEGA NORD con il 20,25%,  gli unici che con le proprie liste superano il 20% e distaccano FORZA ITALIA che è al 12,66%). Il gruppo consigliare più nutrito nel prossimo consiglio regionale è quello del PD con 7 consiglieri, seguito dal gruppo del M5S che avrà 6 consiglieri. Della coalizione di PASTORINO entra 1 consigliere eletto della “RETE A SINISTRA”, così come 1 consigliere va alla lista “LIGURI CON PAITA” garantendo l’elezione della PAITA.

Se un Claudio piange, l’altro Claudio ride.

Se BURLANDO è il vero sconfitto di queste regionali, il vero vincitore è l’altro Claudio, SCAJOLA: sono i suoi fedeli uomini storici che conquistano più voti e quindi peso nell’ambito degli eletti di “FORZA ITALIA“.
Nell’imperiese il nipotino Marco SCAJOLA è eletto formalmente con 4.192 preferenze (seguito da BISTOLFI che ha conquistato 2.109 preferenze e che entrerebbe in Consiglio se SCAJOLA Marco venisse nominato assessore e si dimettesse da Consigliere).
Nel savonese si afferma come più votato ed eletto Angelo VACCAREZZA con 4.506 preferenze (seguito da Marco MELGRATI con le sue 3.493 preferenze e che potrebbe rientrare in Consiglio se VACCAREZZA venisse nominato assessore e si dimettesse da Consigliere).
E se sono soprattutto le elezioni della sconfitta di BURLANDO, e dove gli uomini di SCAJOLA avanzano, sono anche le elezioni dove lo stesso SCAJOLA vede stroncati quelli che gli fecero lo sgambetto. Infatti il gruppo NCD (in AREA POPOLARE) è evaporato nel ponente ligure, il feudo di SCAJOLA (nell’imperiese hanno preso lo 0,54%, nel savonese lo 0,85%, nella provincia di Genova salgono ad un timido 1,49% e nello spezzino risultato migliore, il 4,83%).

Nel PD delle faide…

Chi conquista saldo, grazie alla roccaforte di Sarzana, l’elezione in Consiglio Regionale è Juri MICHELLUCCI. Il DONZELLA nonostante le rassicurazioni degli “amici degli amici” non ha conquistato il seggio imperiese che invece va a BARBAGALLO. A Savona l’assessore burlandiana Lorena RAMBAUDI prende una sonora bastonata in termini di preferenze e resta a casa, scalzata da Luigi DE VINCENZI che fa il pieno di voti di preferenza in quel ponente savonese già scenario del condizionamento di ‘ndrangheta e massoneria delle Primarie del PD. A Genova il Segretario Regionale del PD, Giovanni LUNARDON, è eletto per un soffio, arrivando 4° a Genova.

La LEGA NORD mette l’ipoteca sul futuro.

Il partito di SALVINI adesso è la principale forza politica del centrodestra in Liguria, superando, con il 20,25%, in modo netto FORZA ITALIA (12,66%).
Questo dato è un ipoteca sul futuro.
Sonia VIALE, indicata come vice di TOTI, non ancora conclusi i conteggi dei voti ha subito chiarito che loro, forti di questo risultato, faranno valere il “peso” della LEGA NORD.
Edoardo RIXI, che si era ritirato da candidato Presidente per appoggiare TOTI come candidato di una colazione che metteva insieme tutto il centrodestra (sul modello della vecchia “Casa delle Libertà”), non vuole entrare in Giunta (lo ha dichiarato apertamente) e può tenere, così, le mani libere per candidarsi alla Presidenza della Regione se TOTI cade (magari perché non accontenta la Lega Nord, determinante nei numeri della sua maggioranza).

La sonora batosta del M5S…

Il M5S prende a queste elezioni regionali, su scala regionale 120.147 voti (pari al 22,29%), un anno fa (europee 2014) ne aveva conquistati 201.617 (pari al 25,95%), mentre nel 2013 alle Politiche (dato Camera) aveva conquistato 300.080 voti (pari al 32,11%).
Voti assoluti più che dimezzati in meno di due anni (pari al 10% in meno circa).

Dove li ha persi?

A Imperia in due anni: meno 16,48%, pari a 28.754 voti in meno. Alle regionali ha ottenuto 12.009 voti (17,66%), nel 2014 avevano 26.489 voti (26,02%) e nel 2013 erano 40.763 (34,14%).
A Savona in due anni: meno 15,15%, pari a 38.321 voti in meno. Alle regionali ha ottenuto 18.554 voti (17,89%), nel 2014 avevano 35.927 voti (24,08%) e nel 2013 erano 56.875 voti (33,04%).
A La Spezia in due anni: meno 8,92%, pari a 23.059 voti in meno. Alle regionali ha ottenuto 15.331 voti (20,47%), nel 2104 avevano 24.886 voti (23,07%) e nel 2013 erano 38.390 (29,39%).
A Genova in due anni: meno 7%, pari a 89.680 voti in meno. Alle regionali ha ottenuto 74.372 voti (25,37%), nel 2104 avevano 114.315 voti (27,35%) e nel 2013 erano 164.052 (32,02%).
Il risultato è certamente “storico” come dichiarato dalla Alice SALVATORE, ma nel senso opposto a quello che lei vorrebbe far intendere. Senza responsabilità di governo, con tre parlamentari e molteplici nutriti gruppi consiliari, “smarrire” in soli due anni quel patrimonio di voti è un’impresa unica.
Certamente ha pesato il caso MAFODDA-M5S-COMANDINI (nell’imperiese è dove il M5S perde di più), così come certamente ha pesato l’incapacità di rappresentare il territorio e le ambiguità sulle tematiche “forti” del M5S da parte dei tre parlamentari liguri (sono tutti e tre savonesi e nel savonese è dove hanno smarrito il 15% dei propri voti in due anni)… Certamente ha pesato l’arroganza e strafottenza del “non faremo mai alleanze” e “gli unici onesti siamo noi”. Con questa arroganza e strafottenza hanno mandando all’aria la possibilità di costruire un’alternativa seria, competente ed ampia, attraverso candidature ed alleanze con la parte sana della società civile (c’è un mondo oltre ai loro steccati che proprio non vogliono vedere). Un’alleanza su contenuti, senza ceto politico e di persone oneste, che avrebbe permesso di vincere (visti i numeri). Purtroppo il chiudersi nel fortino, considerandosi gli “unici” onesti, gli “unici” capaci e gli “unici” con delle idee, non porta da nessuna parte se non – come è evidente – al dissolvere il consenso.

L’originale è sempre meglio della copia…

Si conferma che l’elettore tra la fotocopia e l’originale vota l’originale.
La rincorsa all’elettorato di centrodestra (e dell’area di Scajola soprattutto) da parte della PAITA (e BURLANDO) ha fallito miseramente. Gli elettori hanno votato i candidati originali sostenuti dall’originale e dalla sua rete di “pacchetti di voti” tra savonese e imperiese.
Così come anche tra il populismo e lo slogan che colpisce allo stomaco tra il M5S e la LEGA NORD, è quello più “antico” e collaudato della LEGA che è prevalso.

L’era della minoranza della minoranza…

In Liguria vi erano 1.357.540 elettori. Alle regionali hanno votato 688.014 cittadini, pari al 50,68%). Tra i votanti vi sono stati 29.762 elettori che hanno dato scheda bianca o scheda nulla (pari al 4,31% dei votanti). In altre parole i liguri aventi diritto che hanno espresso un voto per l’elezione del Presidente e del Consiglio della Regione Liguria sono pari al 48,49%.
Un dato pesantissimo che indica che l’elettorato, ovvero i cittadini, non hanno trovato ragione valida per votare uno degli 8 candidati presidenti o una lista o candidato al consiglio regionale.La maggioranza dei liguri non ha infatti votato per alcuno dei candidati o delle liste.
Questo dato allarmante (ma che non allarmerà nessun politico o partito/movimento, se non in parole di circostanza), ci indica che il Presidente della Regione Liguria, Giovanni TOTI, è stato eletto dal 16,7% dei cittadini/elettori liguri… così come, per tirare solo alcune somme, il PD è stato votato dal 10,18% dei liguri, il M5S dal 8,85%, la LEGA NORD dal 8,45% e, per fare un ultimo esempio, FORZA ITALIA dal 5,03%.

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