WWF risponde a Starace su Enel: “La centrale spezzina deve chiudere subito”

Il gruppo a carbone della centrale di La Spezia (600 MW) va chiuso subito, è un impianto sporco, vecchio e inquinante” questa la reazione del WWF alle dichiarazioni di Francesco Starace, amministratore delegato di Enel, rilasciate nel corso dell’Assemblea degli azionisti del gruppo in risposta al Comitato Spezia Via dal Carbone.

La centrale di La Spezia comprende anche due gruppi a gas da 300 MW che però hanno funzionato poco, tant’è che Enel li vuole chiudere subito; negli ultimi 10 anni ha emesso oltre 30 milioni di tonnellate di CO2 e un cocktail micidiale di sostanze molto dannose per la salute e l’ambiente. Sorge davanti a una scuola e in pieno centro abitato. L’impianto originale, che risale agli anni ’60, ha subito limitati benefici anche dagli stessi interventi di ammodernamento apportati negli anni. Nel 1990 un referendum popolare decise che l’impianto doveva chiudere entro il 2005, e invece da allora la CO2 e gli altri inquinanti hanno continuato a fare danni al clima, alla salute e all’ambiente.

Il WWF si dichiara insoddisfatto dalla risposta dell’ing. Starace. Evidentemente l’azienda ritiene di dover sfruttare sino all’ultimo l’impianto, incurante del danno ai cittadini e al clima, in modo da massimizzare i profitti: questo è in contrasto con la volontà e l’interesse della comunità locale nonché con l’interesse generale e con l’esigenza di tagliare drasticamente le emissioni di CO2 facendo a meno, prima di tutto, del combustibile più inquinante e oggi non più necessario, il carbone. Non è certamente un comportamento ambientalmente e socialmente responsabile. L’Enel dovrà anche fare i conti con il crescente movimento per il disinvestimento dai combustibili fossili: proprio due giorni fa, il Parlamento norvegese ha deciso che il più grande Fondo sovrano del mondo disinvestirà dalle aziende che puntano sul carbone, in particolare quelle che dal carbone ricavano il 30% del fatturato o dell’energia prodotta. L’Enel, della quale il Fondo norvegese possiede l’1,7% delle azioni, dichiara che la sua produzione deriva al 29% dal carbone: quell’1% sembra molto furbetto e andrà attentamente verificato, anche perché come lo stesso ing. Starace ha dichiarato sottoscrivendo un appello con altri CEOs, la situazione del cambiamento climatico è drammatica: i tempi delle furbizie dovrebbero una volta per tutte essere archiviati.

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