Giarrusso (M5S): male assoluto il rampollo della famiglia vicina a Cosa nostra, che organizza le celebrazioni per la morte di Falcone ma accusa l’Antimafia

CATANIA – Per Marco Scinardo, “rampollo” della famiglia ritenuta vicina a Cosa nostra, il vero problema è l’Antimafia, non la mafia.
Sulla bacheca Facebook di Mario Michele Giarrusso, senatore M5S, membro della commissione antimafia, compare una foto sulla quale sono impresse le immagini di cinque persone. Una di queste, quella del più giovane, è cerchiata in rosso. Si tratta di Marco Scinardo, presidente della Consulta giovanile del comune di Militello in Val di Catania e, soprattutto – come scrive Giarrusso – “rampollo della famiglia ritenuta contigua all’armiere della strage di Capaci e cioè il Rampulla che sta scontando l’ergastolo per aver fornito il telecomando per la bomba che ha ucciso Falcone“.

Ma perché Giarrusso definisce quella foto “il male assoluto“?

Perché il 23 maggio scorso, in occasione della strage di Capaci, l’iniziativa della commemorazione è stata organizzata proprio da quel ragazzo, Marco Scinardo.

Il senatore del M5S, se la prende soprattutto con coloro che hanno aderito a quell’iniziativa e scrive: “Io mi chiedo quanta malvagia perversione ci vuole per organizzare la commemorazione di Giovanni Falcone con il rampollo della famiglia Scinardo. Lo chiedo al Presidente della commissione regionale Antimafia della Sicilia, Nello Musumeci, all’Onorevole Giovanni Burtone (deputato PD, ndr) e all’avvocato Enrico Trantino, che dovrebbe pure essere l’avvocato della famiglia Scinardo, e al Sindaco di Militello Val di Catania. Ma una coscienza che vi tenga svegli la notte non ce l’avete? Ma non avete nemmeno un briciolo di umana pietà per chi ha dato la vita per servire il proprio Paese? Perché oltraggiarlo anche da morto? Perché?”.

Ma vediamo cosa pensa Marco Scinardo dell’Antimafia, quella degli investigatori, della magistratura e, soprattutto, proprio di Giovanni Falcone.

Agli Scinardo nel 2014 sono stati confiscati beni per un valore di circa 250 milioni di euro. Ad eseguire il provvedimento del Tribunale di Catania, richiesto dalla Direzione distrettuale antimafia, è stato il personale della Direzione investigativa antimafia di Catania e Messina.

Qual è stata la reazione di Marco Scinardo? “Questa io la chiamo: la mafia dell’antimafia”. Così ha scritto, di suo pugno, in una lettera pubblicata da CataniaToday (leggi qui).

Ma la pessima considerazione nei confronti dell’Antimafia del giovane Scinardo, ora anche collaboratore di redazione del quotidiano online NewSicilia.it, non finisce qui. Il 2 febbraio 2015 il presidente della Consulta giovanile, sulla sua pagina Facebook, scrive: “Il business dell’antimafia. È noto, oramai, a tutti come finanche chi dovrebbe essere simbolo della iustitia, si muova nell’oceano della illegalità. Le misure di prevenzione, avente natura sanzionatoria, non combattono ne sconfiggono la criminalità organizzata, ma distruggono, paradossalmente, l’economia di un intero paese e violano diritti ritenuti da sempre, intangibili ed ineludibili. Tante le famiglie distrutte, troppe le aziende fallite. I curatori fallimentari (guarda caso) supplenti degli aventi diritto si professano professionisti intellettuali. Non possono di certo fare gli imprenditori. (cit) Tanti gli appelli rivolti, troppa l’indifferenza. Da buon e giovane siciliano, vittima 2 volte: della mafia e dell’antimafia, spero che un giorno giustizia sarà fatta. La mafia non si combatte applicando la legge in modo distorto. La mafia si sconfigge sensibilizzando le coscienze!”

Quindi è evidente che per Marco Scinardo il vero problema è l’Antimafia e non la mafia. Quella stessa Antimafia che combatte contro un sistema affaristico politico-mafioso, insediatosi da anni nei gangli dello stato. Per Marco Scinardo la colpa dell’Antimafia è quella di applicare proprio le idee di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, cioè aggredire i patrimoni dei mafiosi per indebolirli. Ma per il giovane rampollo è l’Antimafia che “distrugge l’economia di un Paese”…

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