Renzi contestato alla Spezia. Un gruppo di insegnanti: “Per due fischietti ci hanno chiesto i documenti”

LA SPEZIA– Mentre era in corso il comizio del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, un piccolo gruppo di insegnati (circa dieci, mentre gli altri contestatori, almeno una cinquantina, sono rimasti fuori) ha fischiato e contestato, al grido di “Scuola pubblica, scuola pubblica“. I manifestanti sono subito stati fermati dalla polizia, che ha chiesto loro i documenti. “Non si può nemmeno contestare?” chiedono gli insegnanti allontanati e quelli che non sono riusciti neppure a entrare, rivolgendosi ai poliziotti in tenuta antisommossa che sbarravano la strada durante l’evento elettorale.”Ma non vi vergognate?” chiedono gli insegnanti ai poliziotti “non siamo terroristi, siamo insegnanti che vogliono dire a Renzi cosa pensano della riforma della scuola“. Niente, non si passa. Finché non è finito tutto, non si può neppure transitare davanti all’ingresso del Campetto dove è in svolgimento il pranzo. “Non siamo noi a doverci vergognare” ribattono gli agenti “ma chi ci comanda“.

Ma gli insegnanti non sono gli unici a essere stati respinti: stessa sorte è toccata al candidato Massimo Caratozzolo Baldino, in corsa per la carica di consigliere regionale per il M5S. “Lei non può stare qui, è un candidato, vada via“. “Matteo Renzi è anche il mio Presidente del Consiglio, ho diritto di contestare“. Qualche parola grossa, un funzionario delle forze dell’ordine che gli dice “Io con lei non ci parlo“, un po’ di parapiglia e poi torna tutto alla normalità. Renzi parla, liquidando i contestatori con un “Potete fischiare quanto vi pare, noi non siamo quelli che vanno a fischiare alle iniziative degli altri. Noi siamo il Pd“. (fonte: agi.it).

Matteo Renzi è il segretario del PD, è vero, ma è soprattutto il Presidente del Consiglio e sarebbe opportuno che, essendo il suo un ruolo super partes (non è certo Presidente solo di chi ha votato PD, visto che lui, personalmente, NON è stato eletto), pensasse al bene del Paese e non alla campagna elettorale. Sarebbe opportuno che prendesse in considerazione i fischi e le contestazioni, prima che gli applausi e le passerelle. Ciò che è successo oggi, con le diatribe tra manifestanti e forze dell’ordine (già sotto organico, costrette a turni massacranti e impegnate in larghissimo numero per un’iniziativa elettorale), è l’ennesima guerra tra poveri, tra categorie massacrate dal Governo. Una guerra in cui a perdere sono soprattutto il buon senso e la democrazia.

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