Circoli Arci e gioco d’azzardo: non sappia la mano sinistra quello che fa la destra…

LA SPEZIA– Il gioco d’azzardo sta diventando sempre di più un’emergenza sociale. Il numero dei giocatori problematici o patologici cresce ogni giorno. Tra i fattori che scatenano questa problematica, possiamo sicuramente annoverare la facilità di gioco: chiunque, entrando in un bar o tabaccheria (tralasciando le sale giochi) può provare l’ebbrezza di inserire una monetina e tentare la fortuna. Le classiche macchinette, infatti, sono relativamente economiche: basta un euro. Certo, la partita dura molto poco e la somma persa aumenta velocemente. Si può giocare anche comodamente seduti sul divano di casa propria e, pagando con la carta di credito, si ha l’illusione di non pagare nulla. La crisi economica e le pubblicità che invitano a giocare offrendo immagini luccicanti, che promettono bella vita, un tot di euro al mese per anni e così via spingono le persone ad affidarsi al caso.

Uscirne, proprio per questa facilità di giocare, è difficilissimo, ma ci sono strutture attrezzate a tale scopo. A sostenere queste strutture (qui a Spezia il Consorzio Cometa, per esempio), ci sono varie associazioni, tra cui… l’Arci. Sì, la stessa Arci che non può in alcun modo (parole dei Presidenti) rinunciare agli introiti delle slot machine per pagare affitto e bollette. E se qualcuno si rovina pazienza, d’altra parte “se la gente non va a giocare lì, lo fa da un’altra parte“. Anziché invitare al gioco e poi combatterne la dipendenza, non sarebbe più semplice levare le macchinette dai circoli? E, per pagare le spese, inventarsi altre attività, magari ricreative e culturali, come suggerisce il nome?

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