Bono, gli U2 e altre storie

Nei giorni scorsi si è festeggiato il 55° compleanno di un irlandese famoso, Paul David Hewson, per tutti Bono, leader della band U2. Pensi all’Irlanda e subito vengono in mente immagini di brughiere che si tuffano nel mare da alti scogli. Scene di vita agreste e serate che trascorrono tutte uguali nei pub, unici luoghi di aggregazione, dove la birra locale scorre a fiumi. Un’isola tanto bella quanto tormentata, divisa nella parte nord dalla dependance inglese e soprattutto dalla questione religiosa. Un passato celtico e quindi quanto di piu’ pagano ci possa essere, dove un popolo intero vi si riconosceva, un presente di divisioni tra cattolici e protestanti. Paese di migranti, colonizzatori delle terre dei Pellerossa e di famiglie numerose e famose, come i Kennedy. Il piccolo Bono nasce da padre cattolico e madre protestante, la  scuola elementare che frequenta è protestante, fatto anomalo in caso di genitori di religione diversa. Un momento importante della sua vita è la perdita della madre all’età di soli 14 anni, evento che lo porterà a frequentare una banda di coetanei irrequieti, dediti ad atti di teppismo. In questa circostanza gli viene affibbiato il soprannome di Bono Vox, mutuato da un negozio di apparecchi acustici. Il vivace Paul alle superiori viene cacciato dalla scuola per aver lanciato escrementi di cane ad una professoressa, nell’istituto seguente, comincerà a mettere in luce le sue qualità di cantante e chitarrista. In questa stessa scuola, conosce la compagna di tutta una vita, Alison Stewart e a 16 anni entra a far parte di una band, inizia cosi’ la  sua carriera. La sua vita musicale è indissolubilmente legata agli U2, gruppo tuttora attivo e che ha conosciuto l’apice della gloria tra gli anni ’80 ed i ’90. Era un periodo dove da una parte spadroneggiavano i Duran Duran ed i loro rivali Spandau Ballet, dall’altra i giovani ascoltavano gli U2. I primi rappresentavano i ragazzi delle famiglie bene, il look era dandy, la musica ballabile, i secondi incarnavano lo spirito ribelle, i testi parlavano di lotte sociali ma anche d’amore. Brani indimenticabili come “Sunday bloody Sunday” che racconta della domenica di sangue del gennaio ’72 a Derry, teatro di scontri con la polizia che uccise quattordici manifestanti disarmati e che diede il via alla rivolta popolare contro il dominio inglese. L’undicenne Paul rimase molto colpito da questo episodio e lo riportò, anni dopo, nella loro storica canzone: “…la trincea è scavata nei nostri cuori, e madri, bambini, fratelli e sorelle lacerati…per quanto tempo dovremo cantare questa canzone?…”. Per rimanere in tema U2, un altro grande successo è “With or without you” brano cantato in modo intenso da Bono ed il cui testo è sempre stato ambiguamente riferito sia ad una storia d’amore finita che a tematiche religiose: “Guarda la pietra nei tuoi occhi, guarda la spina nel tuo fianco, io ti aspetto…io non posso vivere con te o senza di te…”. Una curiosità che riguarda il gruppo viene da uno studio condotto dall’eminente informatico statunitense Virgil Griffith, il quale ha stabilito che i ragazzi piu’ intelligenti ascoltano di preferenza gli U2. A parte il successo planetario con il suo gruppo, Bono ha dedicato e dedica tuttora gran parte del suo tempo alla causa dell’Africa. Un cattolico dichiarato che alla fede religiosa dà seguito con i fatti, innumerevoli sono le iniziative messe in atto per il martoriato continente nero. Già nel 1985 fece parte del progetto Artists United Against Apartheid, nato per rendere pubblica la situazione del Sudafrica, Paese dove la segregazione razziale non è ancora, ad oggi, stata sconfitta. Ha scritto numerosi articoli per far conoscere le campagne a favore della cancellazione del debito dei paesi in via di sviluppo e con il magnate Bill Gates ha promosso la lotta contro l’AIDS in Africa. A questo proposito, Bono si recò personalmente alla Casa Bianca da George W. Bush il quale gli promise 5 miliardi di dollari di aiuti a patto che i paesi piu’ poveri rispettassero i diritti umani. Considerando il Presidente in questione, non è dato sapere con certezza se il tutto sia andato a buon fine… Sempre per sostenere l’Africa, ha creato un marchio di abbigliamento con la moglie Alison e non si contano i suoi pungenti interventi giornalistici  nei confronti dell’opulenta Unione Europea, accusata di aver da sempre saccheggiato i paesi africani delle notevoli risorse delle quali dispongono. Nel 2005 era nella rosa di candidati per il Nobel per la pace ed è stato insignito a piu’ riprese da titoli vari tra i quali Cavaliere e Persona dell’anno. Dalla strada del quartiere, dove da ragazzino sfogava la propria vivacità, alle polverose strade della Savana il passo è stato costante. Quelle strade senza nome di cui parlava in “Where the streets have no name”: “Continuiamo a costruire e poi distruggere l’amore, ma quando andrò là ci andrò insieme a te…dove le strade non hanno nome…”.

Auguri, Bono.

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