Renato Scalia intervista Padre Maurizio Patriciello, parroco nella Terra dei Fuochi: “Industriali pentitevi!”

PISA – Lunedì scorso, presso il polo universitario di Pisa, è iniziata “La settimana della legalità”, promossa da Diritti A Sinistra – UdU e Rete degli studenti Medi, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’antimafia e della giustizia sociale, della legalità democratica e del riutilizzo dei beni confiscati ai mafiosi, attraverso la costruzione di una rete di più associazioni che operano sul territorio come Arci, Libera, Ora Legale, Anpi, Cgil Pisa, Associazione Fior di Corleone, Fondazione Caponnetto, Associazione Metarock e con contributo ed il patrocinio del Comune di Pisa, dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario e della Consulta Provinciale Degli Studenti Di Pisa.

Il via ai lavori è stato dato da Padre Maurizio Patriciello, parroco di Parco Verde di Caivano (NA), intervenuto a Pisa per parlare della Terra dei fuochi. Noi eravamo lì e lo abbiamo intervistato.

Domanda: la terra dei fuochi è solo un problema della Campania?

Risposta: recentemente il presidente Mattarella mi ha inviato una bella lettera. L’ho pubblicata sulla mia pagina Facebook e mi sono accorto che alcune persone hanno iniziato a criticarla. E’ accaduto questo perché il presidente ha definito la Campania “vostra martoriata terra” e non “nostra”. E’ evidente che il problema della Terra dei Fuochi riguarda tutti i cittadini italiani, perché se le ultime notizie che mi giungono sono esatte, mi pare che la Campania faccia parte dell’Italia.

D.: Perché ci si è accorti così in ritardo della gravità di quanto stava accadendo?

R.: Io mi sento come un padre al quale hanno stuprato il figlio sotto i suoi occhi e non se ne accorto. Finché il bambino non è giunto sanguinante e in lacrime, il padre non si era reso conto di nulla. Solo in quel momento l’uomo ha aperto gli occhi e si è trovato davanti a uno scempio immane. Mi sento così perché io sono un prete, un prete anomalo, ho lavorato dieci anni in ospedale ed ero fuori dalla Chiesa cattolica. L’ultimo mio pensiero, da ragazzo, era che un giorno io dovessi diventare un prete. Evidentemente il Padre Eterno, invece, ha voluto che lo diventassi e, un giorno, ho lasciato l’ospedale e ho ricominciato daccapo, all’età di trenta anni, e ho iniziato a studiare filosofia e teologia, per diventare prete. Nel momento in cui sono diventato prete il mio unico desiderio è stato quello di svolgere la mia attività pastorale. La Campania da molti anni sta in una continua emergenza rifiuti, ma quello che accadeva realmente  non ce l’hanno mai detto. Ci è stato nascosto e noi non ce ne siamo accorti in tempo. Fatto sta che mentre tutta l’attenzione era rivolta ai rifiuti della nonna, le monnezze della nonna, alle bucce di banana, alle bucce di arance, ai gusci delle uova, all’interno delle discariche, anche in quelle legali, sono stati occultati, nascosti, interrati i rifiuti delle industrie.

D.: Padre, perché è sceso in campo solo tre anni fa?

R.: Perché io sono un prete e voglio fare il prete. Non per fare il don Chisciotte dell’immondizia, non ci sto bene. Lo faccio adesso perché è un dovere. Abbiamo deciso di farlo perché nel 2013, l’ex premier Letta dichiarò: “per la prima volta la Terra dei Fuochi rientra nell’agenda del governo“. E allora io non sapevo se fare un salto di gioia o sprofondare nel sotterraneo. Dopo trent’anni per la prima volta? Però io sono un uomo di chiesa e quindi di speranza… Fecero un decreto legge sulla Terra dei Fuochi, approvato il 6 di febbraio ma ci rendemmo subito conto che era una presa in giro. I nostri volontari lo definirono “legge truffa“, perché le modalità di occultamento dei rifiuti tossici sono due, uno è l’interramento l’altro è l’abbruciamento, i famosi roghi tossici. La maggior parte delle industrie dei tessuti, anche da queste parti, ce l’hanno i cinesi e per la maggior parte sono tutte illegali. Quindi gli scarti vengono affidati ai rom, ai disoccupati o agli immigrati per pochi soldi, 15/20 euro, per bruciare i residui. Fumi a tutte le ore. Insomma questa legge prende in considerazione solo i roghi. All’epoca c’era Andrea Orlando Ministro delll’Ambiente. L’ho chiamato subito gli ho detto: “Andrea ma che cavolo state combinando? State trattando adesso i roghi tossici, ma l’altra questione, quella degli interramenti? Voi, poi, dovete arrivare anche ai mandanti e il mandante, accidenti a voi, è un industriale!“. Non c’è stato da fare niente, lui mi ha risposto: “sì Padre ora vedremo“.

Non sanna a fa ste cose… quando si da una parola e quando è un governo che ha dato la parola, quando è un parlamentare, quando è un ministro, la parola va mantenuta! Poi si lamentano del fatto che la gente gli fa le pernacchie dietro. Ma è normale. Poi succede che Letta preannuncia l’esercito nella Terra dei Fuochi. Mille militari in Campania per due anni. Noi subito: “”per favore non mandate i militari, sono ragazzi di 20 anni. Che li mandate a fare? Poi due anni passano e se ne vanno. Anziché mandare i militari aumentate il personale delle Forze di polizia territoriali“. Invece niente da fare. Passa un po’ di tempo e questi mille militari per 2 anni sono diventati cento per un anno solo. Viene l’angoscia esistenziale. Cento militari divisi su due province, Napoli e Caserta. Significa 50 e 50. Cinquanta militari divisi in tre turni, quindi arriviamo a 16. Mi sapete dire che cosa hanno potuto combinate questi 16 militari? Niente. Non dico niente per parlar male dei militari, ci mancherebbe altro, cosa potevano fare? Allora hanno detto va bene, ora li rinnoviamo. Intanto però c’è stato l’Expo di Milano. Sapete che fine hanno fatto quei militari? Dalla Campania e li hanno portati a Milano.

D.: Come definisce i camorristi?

R.: La camorra non ama nessuno. Questi sono dei criminali spaventosi, gente che non ama neanche i loro stessi figli. E’ gente incapace di amare perché un padre che ama il figlio non lo prepara per il 41 bis. Un padre che ama il figlio lo mette su una strada per farlo essere sereno. Quelli, i camorristi, pensano solo al potere, un potere diabolico.

D.: E i casalesi?

R.: Io sono della diocesi di Aversa, quella di Don Peppino Diana, il prete ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994, che è anche la diocesi del clan dei casalesi. Un clan criminale, sanguinario, che prende e ruba il nome a un popolo, quello di Casale. C’è un paese che si chiama Casal di Principe, gli abitanti di questo paese si chiamano casalesi, questo clan ha usurpato questo nome.

D.: Lei ha incontrato Carmine Schiavone, morto recentemente. Che impressione le ha fatto?

R.: Ho voluto incontrare Carmine Schiavone prima che morisse, prima che andasse a fare i conti con un giudice che sta al di sopra delle parti. Dopo avergli scritto una lettera aperta due anni fa, questo uomo che compariva in televisione, rilasciava interviste, mi ha mandato a chiamare e ci siamo incontrati. Siamo stati insieme per più di 4 ore. C’è voluta una settimana per riprendermi psicologicamente da quell’incontro. Vedere un uomo che non valeva niente e sapere che ha ammazzato circa 500 persone, 50 con le sue stesse mani e di altre 400 è stato il mandante, vederlo lì, davanti a me, è stata un’esperienza terribile. Mi ha tenuto la sua mano sul mio braccio, ripetendo più volte Don Patriciè, Don Patriciè… Io mi sentivo veramente male. Gli chiesi quante persone avesse ammazzato e rispose: “Non lo so, 50 o 60“. Io gli ho detto: “Carmine tra 50 e 60 ci sono 10 esseri umani“.

Pensate a che livello siamo. E quando gli chiesi, con un po’ di paura: “ma che razza di camorristi siete stati? Ma il camorrista non è la persona che si fa rispettare? Avete permesso agli altri di venire a sversare i loro veleni sotto il vostro naso, nelle vostre terre, avvelenando i vostri stessi figli“, Carmine mi diede una risposta alla quale io ho sempre creduto e continuerò a credere sino a quando qualcuno non mi dimostrerà il contrario. Mi ha detto: “guarda Don Patriciello, noi non sapevamo. Noi sapevamo di fare affari, però la gravità della cosa, almeno io, non la potevo sapere. Quando io ho capito la gravità di quello che stavamo facendo, ho detto ai miei amici, fermiamoci che qua stiamo avvelenando un popolo, anche per i prossimi anni che verranno. Fermiamoci, ma cosa vogliamo combinare. E fu in quel momento che mi fecero arrestare“. Ho creduto a Carmine Schiavone anche perché loro, effettivamente, non erano specializzati in chimica.

D.: I roghi tossici e lo smaltimento illecito dei rifiuti continuano ad esserci?

R.: I rifiuti tossici continuano ad essere prodotti. E’ evidente che se in questo momento la zona nostra è controllata, lo smaltimento illecito avviene da altre parti. C’è un fatto, poi, che sarebbe ridicolo se non fosse tragico. Noi fino ad oggi non sappiamo i tir che attraversano l’Italia lungo l’autostrada che cosa stanno trasportando. Siamo tracciati noi attraverso il telefonino. Si tracciano gli animali, i tir non si vogliono tracciare. C’era il famoso progetto del Sistri (ndr: Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti), che sarebbe dovuto servire proprio per fare questo, ma non se ne è parlato più. Se qualcosa oggi si sta ottenendo è perché sentono il fiato sul collo da parte nostra, di Libera, di Legambiente, delle altre associazioni e dei cittadini che si sono ribellati.

D.: Di chi sono le responsabilità di tutto quello che è avvenuto?

R.: Noi con la camorra ci abbiamo convissuto, ci conviviamo, per la verità, il fiato puzzolente di questa gente lo abbiamo sul collo dalla mattina alla sera. La camorra ha rovinato tutto, l’economia, intere generazioni. Però la verità non è questa. Nell’affare rifiuti c’è stata la camorra, però l’amore si fa in due. Da soli non ci si riesce. Si fanno altre cose da soli. La camorra ha fatto l’amore con qualcuno. La camorra ha fatto la sua parte. Ma con chi si è abbracciata la camorra? Si è abbracciata con l’industria. La camorra per definizione è nemica dell’umanità, della società, nemica del vivere civile, dell’uomo. Io mi aspetto che un camorrista venga un giorno e mi spari un colpo di pistola in fronte. Ma dall’industriale non me lo sarei mai aspettato. No! Per cui l’industriale disonesto è mille, diecimila, centomila, un miliardo di volte più colpevole del camorrista. Certamente non tutte le industrie sono state coinvolte in questi affari, però una cosa non riesco proprio a capirla e mi fa soffrire terribilmente. Ma dico, le prime vittime degli industriali disonesti chi sono? Non sono quelli onesti? E perché questi non si mettono al nostro fianco? Perché non alzano la voce insieme a noi? Gliel’ho detto un sacco di volte, voi siete le prime vittime perché da un punto di vista economico, se quelli lì risparmiano sullo smaltimento dei rifiuti, possono abbassare anche il prezzo del prodotto sul mercato e quindi si tratta di una concorrenza sleale. Di conseguenza sono vostri nemici. Poi avvelenano le nostre terre.

D.: Esistono in Italia “isole felici”?

R.: In Italia, ovunque vado, ognuno pensa di essere nell’isola felice. L’isola felice nel nostro Paese non esiste. Attenzione questo è importante. Sono stato al Parlamento Europeo qualche giorno fa. Con noi è venuta una donna molto in gamba. Ha rischiato la galera, perché ha fatto dei filmati in Cina. Entrando in certe industrie, dove le plastiche che noi scartiamo sono trattate con le mani nude dai bambini cinesi di 12, 13 anni sordomuti. Bambini costretti a lavorare con gli acidi. Scene terrificanti. Qualcuno potrebbe dire che la Cina è lontana… ma attenzione, bisogna andarci piano a dire una cosa del genere. I cinesi con quella plastica ci fanno i biberon. E sapete dove li portano? In Italia. Ecco come si chiude il cerchio. Quindi attenzione a pensare che siamo nell’isola felice. Non esiste quest’isola felice. Io pensavo alle mamme italiane che raccolgono il biberon se cade a terra, lo lavano, lo sterilizzano, senza riflettere che il vero problema è all’interno, nella plastica avvelenata. Il comandante del Noe di Venezia, mi raccontava di aver bloccato una nave che stava trasportando plastica verso la Cina. Il problema vero è che c’è un’industria che vuole vivere in un modo disonesto. E quando Raffaele Cantone dice che tra un camorrista e un signore di questi qua, preferisce il camorrista , sappiate che ha mille volte ragione. Lui sostiene che dal camorrista ci si possa anche difendere, ma dall’industriale disonesto come si fa? Dal colletto bianco che si è insozzato e che adesso magari siede nei posti di comando di quella amministrazione. Tu come fai a difenderti?

D.: Attualmente la legge persegue efficacemente chi avvelena il territorio?

R.: Come ho detto prima, se non approvano la legge sui reati ambientali i magistrati non hanno le armi per condannare queste persone. E’ tutto inutile. Ho assistito ai processi contro i Pellini. Quelli ci ridono in faccia. E’ una cosa mortificante, per gli abitanti, per i magistrati, per le forze dell’ordine. Ad Acerra i fratelli Pellini hanno avvelenato tutto quel territorio. Vendevano ai contadini liquami inquinati, spacciandoli per concimi. Due di questi fratelli erano imprenditori, il terzo era maresciallo dei carabinieri. Tutte le denunce che venivano fatte scomparivano come per incanto. Noi abbiamo dovuto aspettare i processi per non essere denunciati per procurato allarme. Cercano di intimidirti, se ti fanno una querela non hai magari i soldi per pagare l’avvocato. Ecco l’importanza dei processi. Diceva la buonanima di Federico Bisceglie, magistrato e persona eccezionale, morto il 1 marzo scorso: “noi non abbiamo le armi per combattere, queste armi non sono state ancora forgiate“. I reati cadono in prescrizione e gli industriali che avvelenano non pagano. Quella legge deve essere approvata, è indispensabile. Anche i vescovi campani hanno sollecitato l’approvazione della legge. La legge, invece, l’hanno modificata un’altra volta ed è tornata al Senato. Adesso Renzi ha promesso che metterà la fiducia. Mai come adesso, spero che mantenga la parola.

D.: Le istituzioni fanno tutto il possibile per combattere questo fenomeno?

R.: Mi viene in mente ciò che mi è successo tempo fa con il prefetto di Napoli (Guardate il filmato di padre Maurizio e il prefetto di Napoli su Youtube ndr). Dopo quel fatto ho scritto una lettera, rischiando di essere denunciato, ma non me ne fregava niente. Io sono parroco a Caivano, provincia di Napoli, confina con Orta di Atella, in provincia di Caserta. Vado per le campagne e vedo una montagna di amianto sbriciolato, sversato. Poi vedo dei ragazzi che stavano facendo jogging. Mi sono messo a gridare come un pazzo per fermarli. Era una giornata ventosa, pensate cosa stavano respirando. Il giorno dopo vado dal prefetto di Caserta, che è una signora che si chiama Carmela Pagano. Aspetto mezza giornata per essere ricevuto, senza appuntamento. Arriva il momento e lei è gentilissima. Gli dico di essere andato lì per segnalargli la questione dell’amianto e lei mi risponde: “stia tranquillo padre è tutto sotto controllo“. Io le rispondo che le cose non stanno così. Insomma ho capito che la cristiana si arrampicava sugli specchi. Due giorni ci sarebbe stato un incontro molto importante in prefettura a Napoli. La sera prima in parrocchia da me c’erano dieci sindaci del napoletano. A mezzanotte andiamo via e il sindaco di un paese mi da la mano e mi dice: “Padre Maurizio stai facendo qualcosa d’importante, noi non siamo stati capaci neanche di parlarci“. Il giorno dopo davanti al prefetto di Napoli, Andrea De Martino, ci sono tutti i sindaci del Napoletano, poi il prefetto di Caserta, la signora del giorno prima, poi il questore, la regione, la provincia, il generale dei carabinieri, insomma tutte le autorità. L’unico fesso che era arrivato a piedi, dopo un’operazione al ginocchio, era il sottoscritto. A un certo punto mi sono reso conto che la riunione, poiché era il 17 di ottobre e il 1 novembre il prefetto De Martino sarebbe andato in pensione, aveva assunto un aspetto celebrativo, quasi liturgico. Tutti ringraziavano sua eccellenza. Io non chiamo neanche il vescovo sua eccellenza, lo chiamo padre. Quando ho visto che di tutto si parlava, tranne che del problema, mi sono alzato. Lui, il prefetto De Martino, ha capito subito e non mi ha dato la parola. Ho alzato la mano nuovamente. Lui ha risposto: “adesso concludiamo l’incontro, chi vuole andare va, poi dopo la parola a don Patriciello“. Io non ho aspettato e ho detto: “scusatemi se concludiamo questo incontro e poi tutti se ne vanno a me cosa rimane da fare?“. Ho iniziato ad esporre il problema dell’amianto. Poi ho detto: “ieri sono andato dalla signora“, indicando il prefetto di Caserta. Non l’avessi mai fatto!. Il prefetto di Napoli è diventato un diavolo: “Ma chi è la signora? Con chi sta parlando? La signora è un prefetto della repubblica, lei sta offendendo“. Cioè, secondo De Martino, io stavo offendendo la Repubblica per aver definito signora il prefetto di Caserta. Io non sapevo che c’era una volontaria che stava riprendendo tutto. “Lei sta offendendo tutti i sindaci qui presenti“, ha urlato De Martino. Quei sindaci, la sera prima, stavano tutti in parrocchia da me. Allora mi sono girato e li ho guardati. Una scena mortificante. Non c’è stato uno che abbia replicato al prefetto, niente. Sono sceso da quelle scale mortificato. Però ho avuto la certezza immediata nel cuore che quella mortificazione sarebbe stata l’inizio di un cammino nuovo. Scrivo una lettera, poi la rileggo, ma ho paura. Penso, con questa lettera mi potrebbe rovinare. Poi decido di mandarla al prefetto, per conoscenza al ministro dell’interno, Cancellieri, e al prefetto di Caserta. C’era scritto: “signor prefetto penso che noi la camorra, a Napoli, non la sconfiggeremo mai, perché la camorra è un albero maledetto, che affonda le radici maledette in un terreno maledetto che è una cultura che non vuol morire. Signor prefetto tutte le volte che una persona si prende un diritto che non ha, sta rubando al legittimo proprietario quel diritto che ha. Lei signor prefetto questa mattina mi ha dato questa impressione”. In poche parole io l’avevo chiamato camorrista. Mando la lettera e la benedico. Nel frattempo il filmato va a finire su Youtube e nel giro di poche ore succede il finimondo. Mi iniziano ad arrivare tantissime telefonate, anche dal Parlamento Europeo. Una cosa impressionante. Tutti i giornalisti d’Italia mi chiamano. Il povero prefetto si trova a dovermi chiedere scusa. Il ministro Cancellieri mi ha convocato. Sono andato insieme ai miei volontari ed ho portato un album fotografico. Il ministro avrà quattro espressioni a vedere quelle foto. La prima: ma è un disastro; la seconda: ma è una tragedia; la terza: mamma mia; la quarta, si gira verso i suoi collaboratori, mi avevano detto che era tutto finito. Questo è successo, nel 2013. Il prefetto De Martino era disperato. Gli ho detto: “vorrei tanto aver sbagliato, per chiederle perdono, ma ha fatto tutto lei, perché lo ha fatto? Per mettere alla berlina il prete e quindi tappargli la bocca per sempre?“.

D.: Cosa si sta facendo per contrastare il fenomeno dell’inquinamento ambientale?

R.: Negli anni che verranno sarebbe interessante scrivere la storia di ciò che sta accadendo, ma partendo da un punto di vista particolare, un libro al quale già potremo dare un titolo. Il titolo sarebbe Il Grande Inganno. Siamo stati veramente vittime di un grande inganno in questi anni.

D.: La politica, ora, cosa sta facendo, sta cambiando qualcosa?

R.: Le cose stanno tale e quale a prima. Questi continui rinvii all’approvazione sulla legge dei delitti contro l’ambiente non possono essere tollerati. Anche pochi giorni fa il pacchetto sugli ecoreati non è passato ed è stato mandato di nuovo al Senato. E’ fondamentale che questa legge sia approvata. La cosa che lascia perplessi che la legge non è passata e Squinzi, il presidente degli industriali, ha fatto un comunicato dicendo che quella legge non gli piace, perché antistorica e antindustriale. Ma da uomo di fede non posso che sperare. Il presidente Mattarella, nella lettera che mi ha inviato, ha promesso che verrà a trovarmi, sottolineando che sa bene come questi veleni interrati stiano rovinando la salute. In poche parole il presidente ha messo insieme ambiente e salute, cioè ha riconosciuto che esiste questo benedetto nesso di causalità tra loro. Questo è un passaggio importante, di assoluto rilievo. Se poi il ministro Galletti, dovesse venire in parrocchia e affermare che il problema della Campania riguarda tutti gli italiani e che l’Italia lo deve risolvere, se si presentasse anche il ministro Orlando a chiedere perdono dall’altare della mia chiesa, questi pronunciamenti potrebbero costituire una pietra miliare e determinare un reale cambiamento.

D.: A proposito di presidenti della Repubblica, lei lo scorso anno è stato anche accolto da Napolitano, che impressione ha avuto?

R.: Sono andato dal presidente Napolitano con 13 mamme che hanno perso i loro bambini. Gli ho detto presidente voi siete napoletano come noi, prima di essere Napolitano, voi siete napoletano. Il presidente mi ha guardato e mi ha detto: “don Patriciello, per quanto riguarda le bonifiche lei non pensa che la camorra si possa intromettere?“. Gli ho risposto: “veramente il presidente della repubblica siete voi, non sono mica io“.

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