L’umiliazione di una donna

FIRENZE – Questa è la storia, vera, di una ragazza straniera che si è trasferita nella splendida Firenze, città di cultura e integrazione. La mattina, quando esce di casa, nel centro storico, spesso incontra lui, “l’imbecille“. Anna – così la chiameremo per ovvi motivi di sicurezza – lo definisce così.

Anna racconta che ieri, vedendola, “ha fischiato toccandosi le palle e qualcos’altro con, diciamo, ostentazione“. Lei è decisamente una tipa tosta, gli ha rivolto un dito, quello medio. Ovviamente lui ha replicato – non si può lasciare l’ultima parola o gesto a una donna – e ha bofonchiato i soliti complimenti, “stronza e puttana”. Anna spiega che questa volta, non ce l’ha fatta, ha voluto reagire e, singhiozzando dalla rabbia, si sfoga: “non potevo mantenere un profilo basso e far finta che quella testa di… fosse trasparente, mi aveva quasi sfiorato, lo fa sempre“. Lei straniera, si è trasferita nel nostro Paese perché lo ama. Non apprezza e non comprende sino in fondo, però, il concetto di rispetto delle regole su cui si basa la nostra società. Anna ormai è un fiume in piena, ha tanta voglia di liberarsi da tutte le umiliazioni e violenze che ha dovuto subire. “Parlando di legalità mi chiedo e non comprendo perché in questo bel Paese una donna deve stare sempre zitta e sottostare alle angherie di un parassita del genere, come egli possa spacciare e, allo stesso tempo, essere assistito dall’Asl“. Anna si tormenta e non riesce a comprendere come sia possibile tutto questo. Per lei non è ammissibile. Inizia a piangere, a scuotere la testa e a ripetere “è legale essere un noto spacciatore? E’ legale – da parte dei gestori del minimarket (dove solitamente sosta l’imbecille) – ospitare tali sanguisughe? E’ legale offendere tutte le donne (anziane, giovani, straniere)? E’ legale minacciare anche uomini della zona? Tutto ciò può definirsi legale? Possibile che non si riesca ad esercitare una minima forma di controllo su un micro territorio come questo?“.

Le domande sono tante e assolutamente comprensibili. Di violenza alle donne, se ne vedono tante, troppe. L’ultima è accaduta alla tassista di Roma, pochi giorni fa. Purtroppo, cara Anna, in questo bel Paese si interviene sempre quando ormai è troppo tardi. La ragazza non ha voglia di smettere e continua il suo racconto. “Oggi dopo l’accaduto, che non ha nessun valore giudiziale – magari mi avesse picchiata, almeno potevo chiamare una volante  – mi sentivo così umiliata, irritata, offesa e sporca che sono scoppiata in lacrime. Che vergogna“. Quello di Anna è un martirio che dura da troppo tempo e ha riaperto ferite profonde. “Certo, però per me è un incubo quotidiano, che purtroppo non posso non collegare a qualche fatto simile che ho vissuto 20 anni fa nel mio Paese. Quella volta gli imbecilli erano due. Mi umiliavano nello stesso modo, lungo il percorso tra casa mia e l’università. Un giorno li mandai a quel paese. La loro risposta arrivò presto. Una sera mi intercettarono all’uscita della metropolitana e mi violentatarono“. Anna è terrorizzata, scioccata. Teme che quella violenza bestiale possa ripetersi e le ragioni ci sono tutte. La ragazza ora è stata tranquillizzata. Gli uomini della Polizia di Stato di Firenze interverranno.

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