Intervista a Gianni Palagonia, poliziotto-scrittore

Gianni Palagonia è un ex investigatore antimafia “vero” della Polizia di Stato, che si firma sotto pseudonimo per ragioni di sicurezza personale e dei propri congiunti. Per un decennio ha prestato servizio a Catania, sua terra di origine, da dove, nel 1992 è stato allontanato per “motivi di sicurezza personale” e inviato al nord Italia, dove ha vissuto con la sua famiglia all’interno di una caserma di Polizia. Componente di settori investigativi, Palagonia ha lavorato in Sicilia ed in altre realtà geografiche italiane, specificatamente per indagini dirette al contrasto a “Cosa nostra“ siciliana. Ha fatto parte anche di specifici “gruppi investigativi” creati per indagini di particolare rilievo nazionale, rivolte sia al contrasto alla criminalità organizzata sia al terrorismo interno.

Nell’ottobre del 2007, il poliziotto Palagonia fa il suo esordio letterario con il romanzo dal titolo Il Silenzio, edito da Piemme. Il testo, che offre uno spaccato della difficile realtà della Sicilia, è ambientato in parte a Roma ed in parte a Catania e racconta la vita realmente vissuta da Palagonia. Nel 2008 il libro Il Silenzio viene pubblicato in edizione poket bestseller.

A novembre del 2008 il poliziotto scrittore esce con il suo secondo romanzo dal titolo Nelle mani di Nessuno, anch’esso edito da Piemme. Di fatto, quest’ultimo testo, nasce laddove finisce Il Silenzio.

Palagonia viene mandato realmente in una Questura del Nord Italia, dove deve reinventarsi una nuova vita insieme alla sua famiglia. Suo malgrado, il destino lo porta nuovamente ad occuparsi di Cosa nostra nella sua amata Sicilia, dove indagherà sui mandanti politici delle stragi di Falcone e Borsellino e poi in prima linea nella più grande operazione antiterrorismo degli ultimi anni, quella che dopo l’omicidio del professor Marco Biagi e del sovrintendente Emanuele Petri, porterà alla disarticolazione delle nuove Brigate Rosse.

Tra pochi giorni uscirà il suo terzo dal titolo L’Aquila e la Piovra, edito da CentoAutori. Il libro è ambientato interamente in Albania, dove l’autore ha realmente effettuato una lunga missione investigativa negli anni 2006/2007. Come per Nelle mani di Nessuno, anche quest’ultimo libro esce con una meravigliosa dedica di Carlo Lucarelli.

Di seguito l’intervista a Gianni Palagonia per LaSpeziaOggi.

Domanda: Può raccontarmi brevemente la sua storia professionale di investigatore e di scrittore?

Risposta: Inizio a rispondere con una piccola premessa. Posso dire, senza timore di smentite, che ho dedicato interamente la mia vita alla Polizia di Stato. Anima e corpo al lavoro, con la passione necessaria per raggiungere i risultati e far si che la gente potesse vivere in un mondo migliore. Una vera e propria vocazione, perché chi fa questo mestiere non può farlo per il misero stipendio che ti danno. Ovviamente non possiamo essere tutti motivati allo stesso modo. Non so come io abbia fatto, forse un forte senso di giustizia e dello Stato. Ho lavorato molti anni in Sicilia dove mi occupavo della ricerca dei latitanti. Poi nel 1992 la mia vita e quella della mia famiglia è stata sconvolta dal mio trasferimento per motivi di sicurezza al nord Italia. Ma la sorpresa più grande, dopo il dramma del mio trasferimento, è stata quella di aver scoperto che il tranquillo nord non era poi così tranquillo. La mafia c’era anche lì … anzi, era soprattutto lì. Nella mia lunga carriera di cose belle e strane ne ho viste tante … troppe. Erano così strane che non potevano non essere raccontate. Ed è così che ho cominciato a prendere appunti sull’agenda di servizio. Appunti che poi ho trascritto su dei fogli nell’intimità di casa mia. La mia passione per la scrittura e la certezza dell’originalità e la verità di quello che scrivevo l’ho elaborata sotto forma di romanzo. Dopo aver bussato a vuoto a tante porte sono riuscito a trovare chi ha creduto in me. Ed ecco che da poliziotto mi sono ritrovato a fare anche lo scrittore.

D.: Lei è stato trasferito dalla Sicilia al nord Italia per motivi di sicurezza. Quanto tutto ciò ha influito nella sua vita?

R.: Il mio lavoro ha cambiato inesorabilmente la mia vita privata, anzi è meglio dire: la mia vita nella sua totalità. La colpa non è del Ministero dell’Interno. Lo stipendio te lo danno anche se non fai niente, purtroppo. Devo addossarmi tutte le responsabilità di quanto accadutomi. Probabilmente ho esagerato e, pur di raggiungere il risultato, ero più sbirro che poliziotto. Ci tengo a precisare che non sono mai stato sotto protezione, anche se sono stato allontanato dalla Sicilia per motivi di sicurezza. Come potete immaginare, in genere le scorte non le danno a persone come me, anche se hanno distrutto la loro vita per lo Stato. Solitamente si predilige dare la scorta ai politici che guadagnando 20 mila euro al mese e potrebbero pagarsi, a spese proprie, due guardie del corpo, dando così anche posti di lavoro. Ho l’impressione che le scorte le danno a qualcuno in maniera troppo sbrigativa – magari sull’onda dell’emotività o perché si è creata una forte pressione mediatica che nessun burocrate ha le “palle” di contrastare con i fatti – e a qualche altro no. Come sappiamo a qualche altro l’hanno tolta, come è successo al povero Prof. Biagi, ucciso dalle Brigate Rosse. Ho l’impressione, ripeto l’impressione, che qualche volta la scorta viene data anche a qualcuno che … racconta … di essere stato minacciato ma … ma soprassediamo.

D.: Come ha vissuto da “invisibile”?

R.: Non bene, ovviamente. Avrei preferito provare ben altre sensazioni nella mia vita. Non è semplice accettare di avere un nome e cognome e doverne usare un altro. Di fatto ho sempre condotto una vita “normale” , se così può dirsi, ma con un occhio puntato sempre alle mie spalle. So bene che se qualcuno decide di farti fuori non ha le palle di guardarti negli occhi. La gente mi ha sempre conosciuto come poliziotto, non ero invisibile. Ovviamente non sapeva del miei trascorsi siciliani. Come autore di libri, invece, ho dovuto fare una scelta di non visibilità non mostrando il mio volto e non utilizzando i miei veri dati anagrafici. Tutto ciò perché le cose che ho raccontato sono in parte vere ed io non volevo risvegliare vecchi rancori, ricordi di qualche “mafioso” o quelli del suo entourage. Certo, non poter guardare in faccia la gente nel corso delle presentazioni dei miei libri è frustrante. Non godere di un successo è frustrante. Ma così è la vita ed io mi sono abituato ad accettarla.

D.: Dalla lotta alla mafia alla ricerca delle Brigate Rosse. Ci sono differenze tra questi due mondi?

R.: Il mafioso lo tocchi, lo senti, lo osservi, lo percepisci intorno a te. Sai come si è arricchito, come continua ad arricchirsi e dove investe i soldi. Il terrorista è un fantasma che senti intorno a te ma non lo materializzi. Il mafioso difficilmente perde i contatti con la famiglia. Il terrorista quasi sempre abbandona la famiglia per vivere nella clandestinità. Il mafioso vuole arricchirsi per condurre una bella vita e ostenta il suo potere. Il terrorista usa i soldi per finanziare la lotta armata e mangia un panino imbottito. Il mafioso compra nei negozi alla moda. Il terrorista nei mercatini. Il primo è spesso un analfabeta. Il secondo è un intellettuale. Entrambi rappresentano l’antistato, quindi vanno contrastati duramente e senza sconti. Molti altri dettagli sono indicati sul mio libro Nelle mani di Nessuno.

D.: Lei è stato collocato in pensione per motivi di salute. Le manca il suo lavoro?

R.: Sono in pensione da poco più di un anno. Per descrivere la sensazione di angoscia dovrei scrivere un altro libro. Un vero e proprio tormento. Ancora oggi ci sono momenti in cui faccio l’errore di presentarmi come l’Ispettore Palagonia, dimenticandomi di dire “ex”. Ma sto imparando. Ora ho cominciato a godermi la famiglia e pian piano sto scoprendo cose che avevo dimenticato di fare o che non avevo mai fatto. Ho scoperto pian piano che oltre le mafie, i pedinamenti, le microspie, le intercettazioni, c’è un mondo che a tratti non conoscevo. Cercherò di cambiare prospettiva di vita e cominciare a fare quello che non ho potuto fare per tanti anni. Voglio ricominciare dalle piccole cose, quelle che vedevo fare agli altri e che io sognavo di fare come fossero lontani anni luce. Voglio scoprire la libertà.

D.: Molte istituzioni e politici sono state coinvolti in scandali che riguardavano anche legami con la criminalità organizzata. Come possiamo combattere questa piaga?

R.: Ritengo che oramai sia impossibile fermare o controllare il contagio irreversibile tra mafia e politica. Una cosa è certa! Laddove possibile individuerei i responsabilità di disattenzioni istituzionali e politiche e li rimuoverei dai loro attuali incarichi per essersi fatti corrompere o non aver vigilato. Penso sia giunto il momento che qualcuno cominci a pagare per gli errori fatti, altrimenti questa gente continuerà a ricoprire incarichi prestigiosi fino alla pensione. Questa percezione, e non solo, di assenza di punibilità di chi gestisce il potere, trasmette al cittadino “onesto” una sensazione di frustrazione e impotenza che porta inesorabilmente ad una diffusa sfiducia nelle istituzioni. Le inchieste contro la corruzione ci hanno oramai surclassati. Io dico basta … basta … basta con il protezionismo di cordate di potere. Non se ne può più. La gente è stanca. Io sono stanco. Tutti siamo stanchi. E’ ora di cambiare passo altrimenti affondiamo come i barconi che portano gli immigrati.

D.: Riusciremo a sconfiggere le mafie?

R.: Le mafie non camminano da sole ma vengono guidate per mano e foraggiate anche e soprattutto dall’avidità di imprenditori, politici e amministratori pubblici che sono disposti a farsi corrompere. Ho sempre pensato che se in Italia si volesse cambiare veramente passo e colpire le mafie e tutte le persone che orbitano intorno a esse, bisogna inasprire ai massimi livelli le pene previste per cinque reati: concussione, corruzione, evasione fiscale, falso in bilancio e riciclaggio. Fino a quando non si interromperà il legame mafia/stato, nulla cambierà.

D.: I libri di Gianni Palagonia di romanzato hanno ben poco, questo lo abbiamo capito tutti. Il nuovo libro “L’Aquila e la Piovra” che uscirà a giorni proseguirà il fil rouge dei precedenti?

R.: Chi conosce come finisce Il Silenzio e Nelle mani di nessuno sa o può immaginare come comincerà L’Aquila e la Piovra. Arrivo in Albania, scendo dall’aereo e mi guardo intorno … attonito. Poi … poi succede qualcosa di inimmaginabile. Buona lettura a tutti.

Advertisements
Annunci
Annunci