“Gli anni di piombo” di Roberto Speciale: tra terrorismo e misteri irrisolti

LA SPEZIA– La presentazione del libro curato da Roberto Speciale “Gli anni di piombo tra Genova, Milano e Torino (1970-1980)”, organizzata dal Sistema Bibliotecario Urbano in collaborazione con l’Associazione Culturale Mediterraneo, ha affascinato il pubblico presente, e insieme lo ha reso inquieto. Perché ha chiarito una volta di più quanti e quali siano i misteri irrisolti della storia della Repubblica.

Per Speciale il terrorismo “rosso” era figlio di un certo estremismo, quello legato all’area dell’Autonomia, e voleva colpire la strategia del compromesso storico del Pci di Berlinguer: per questo fu usato politicamente da forze di destra che convergevano su questo obbiettivo politico. Il 1978, ha detto Speciale, “fu il punto più alto del terrorismo rosso ma anche l’inizio della sua sconfitta”, perché l’uccisione di Moro isolò totalmente le Brigate Rosse dalla classe operaia e dai giovani; “la sconfitta definitiva vi fu nel 1979, quando le B.R. uccisero l’operaio genovese Guido Rossa, cioè il simbolo e l’espressione più alta della battaglia netta fatta dalla sinistra per isolare ed eliminare il terrorismo”.
Giorgio Pagano, presidente di Mediterraneo, ha messo l’accento sulle complicità che ebbe il terrorismo “rosso”, anche se mai accertate fino in fondo come nel caso dei pezzi di apparati dello Stato e dei Servizi Segreti che appoggiarono il terrorismo “nero”. E ha aggiunto: “Il terrorismo ha sicuramente indebolito la sinistra, ma una parte delle responsabilità della sconfitta della sinistra sta anche nell’incapacità che ebbe la sinistra stessa di costruire uno sbocco politico alla spinta sociale e culturale di quegli anni: i lavoratori e i giovani non furono i protagonisti del compromesso storico”. Un punto, questo della critica alla politica del Pci nel periodo 1976-1979, su cui non c’è stata convergenza tra Pagano e Speciale, che ha definito la strategia del compromesso storico “obbligata nel mondo dei blocchi contrapposti”.

Gero Grassi, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, ha affermato che “la storia del terrorismo non è ancora stata scritta, mentre quella scritta è falsa”, e ha apprezzato il libro di Speciale per gli elementi di verità che contiene. Non sappiamo dare ancora risposte a molte domande, ha continuato Grassi:Perché Curcio e Franceschini, esponenti delle prime B.R., sostengono che Moretti, il principale responsabile del rapimento Moro, era un agente dei Servizi Segreti? Chi è veramente Moretti? Perché la polizia avrebbe potuto arrestare le B.R. e annientarle nel ’76 e ciò non avvenne? Perché alcuni sapevano prima che Moro sarebbe stato rapito? Perché Moro non ebbe la macchina blindata che aveva chiesto? Chi fece cambiare tragitto alla macchina di Moro il 16 marzo del ’78, il giorno del rapimento? Chi lo ha ucciso?”. Il terrorismo è stato sconfitto, ma va fatta piena luce sulla sua vicenda, hanno concluso i tre relatori: anche perché “la violenza cova sotto la cenere” e “la guardia non va mai abbassata”.

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