“Leonardo. La testicciola di terra” un libro di Ernesto Solari

MILANO– “In questi giorni c’è molta attenzione su Leonardo a Milano, ma l’unica nuova opera leonardesca è qui“. Non ha dubbi Ernesto Solari mentre introduce alla stampa e al pubblico per la prima volta la ‘testicciola‘ di Leonardo da Vinci. L’opera fittile, già mostrata al pubblico in fotografia un anno fa a Como, arriva per la prima volta a Milano in occasione dell’uscita del libro che lo studioso e artista le ha dedicato. Un volume, quello pubblicato da Colibrì Edizioni, che intende dimostrare punto per punto perché questa testa sia effettivamente opera del genio vinciano. “Studiosi come Kemp, Villata o Paolucci non hanno il coraggio di dichiararne la paternità leonardesca e allora lo attribuiscono alla scuola del Verrocchio“, dice lo studioso che ai critici della sua tesi oppone prima di tutto prove scientifiche. Tre esami di termoluminescenza effettuati nei laboratori Arcadia di Milano, Art-Diagnostics di Pisa e TecnArt di Torino dimostrerebbero infatti che il manufatto risale agli anni a cavallo fra 1400 e 1500, in coincidenza insomma con gli anni milanesi di Leonardo. Questa datazione proverebbe la lettura di Solari che vede come soggetto il modello e allievo Salaì, immaginato a mo’ di novello Antinoo, e come destinazione d’uso della testa il fervente laboratorio milanese, elemento implicato anche dal buco in cima al capo usato per appendere il modellino e dalla permanenza del soggetto in opere di allievi come un Bacco-Cristo del Boltraffio. Un’altra prova stilistica sarebbe la presenza di boccoli inanellati che un passo del Vasari attribuisce a Salaì, ma per Solari la prova determinante è nello stilema del ‘puer et senex‘: il volto della testicciola infatti sembra riprendere con particolare efficacia la proverbiale ambiguità dei volti leonardeschi, lieti da un lato e seri dall’altro.

Questa caratteristica si ritrova in una testimonianza del Lomazzo, un passo del 1584 che parla di una ‘testicciola di terra di Christo fanciullo‘ colto da Leonardo proprio in quell’espressione così tipicamente leonardesca: “Finora il passo è stato riferito al Cristo Gallandt, altro manufatto di cui non voglio negare la paternità leonardesca – dice Solarima quel Cristo non è fanciullo, e l’opera non è nemmeno una testa bensì un busto“. Sono queste prove a convincere sempre di più dell’autenticità il proprietario del manufatto che circa 6 anni fa acquistò l’opera da un antiquario a Parigi per soli 6mila euro e ora rivela di aver ricevuto un’offerta da 10 milioni: “Ma se fosse un Verrocchio sarebbe troppo, se fosse un Leonardo sarebbe poco“. Al di là del ritrovamento di un nuovo Leonardo, comunque per Solari la questione della ‘testicciola’ avrebbe un preciso interesse storico-artistico: “Molte fonti, fra cui il diretto interessato, ci dicono che Leonardo fu scultore-plasticatore oltre che pittore, ma dove sono finite tutte le sue statue?”.

www.museosolari.net

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