Giù le mani dal Corpo forestale dello Stato!

Era il mese di novembre 2014, quando Matteo Renzi annunciava la rivoluzione nel comparto sicurezza: “Cinque forze di polizia – Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza, Corpo forestale e Polizia penitenziaria – sono troppe e gli sprechi sono ormai inaccettabili“. Nella circostanza, il premier rafforzava il concetto con un categorico: “entro l’estate rimarranno solo due forze di polizia“.

La palla è stata, poi, rimbalzata al ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, la quale si sarebbe dovuta occupare dell’emendamento da presentare nella prossima finanziaria. All’epoca circolava voce che, in Consiglio dei ministri, la Madia fosse l’unica ad avere il coraggio di accollarsi la grana. E’ un attimo, però, per smontare questo presunto atto di eroismo e ricondurre nella giusta strada la giovane responsabile del dicastero. Sono bastate solo tre battute per smontare in un attimo il sogno di Renzi. Il capo della polizia, il prefetto Alessandro Pansa, ha infatti liquidato la proposta con un semplice: “accorpamento polizia e carabinieri? E’ una follia!“.

Per non parlare poi della “contrarietà ad un ridimensionamento dell’Arma dei Carabinieri e ad una fusione con la Polizia di Stato” più volte palesata dal dall’ex comandante dei carabinieri, generale Leonardo Gallitelli, concetto ribadito perentoriamente con un “è necessario porre fine ad un ridimensionamento dell’Arma” dal neo comandante, generale Tullio Del Sette.

E’ allora cosa fare? La risposta è presto fatta. Siamo in Italia, mica in Germania. Considerato che una direttiva europea vieta un eventuale accorpamento della Polizia penitenziaria – chi trasporta un detenuto non può coincidere con chi il detenuto lo ha arrestato – risolviamo la questione cancellando la “Cenerentola“, ossia il Corpo forestale dello Stato.

Ma vediamo se la previsione di questa alienazione possa realmente giovare al nostro Paese. Ci sono i Forestali che si vedono, che ogni giorno si muovono in territori impervi, dove spesso lo Stato è rappresentato solo dal personale del C.F.S., un corpo di Polizia le cui competenze ambientali sono a molti ben note. Ci sono i Forestali che controllano che nei boschi sia rispettata la natura e si eseguano i lavori di cultura forestale secondo le regole statali e comunitarie, i Forestali che verificano che i prodotti della terra arrivino sulle tavole degli Italiani seguendo iter di filiere che ne rispettino origini e qualità organolettiche, i Forestali che controllano il benessere degli animali e collaborano con organi internazionali per la salvaguardia delle specie in via di estinzione.

Insomma il Corpo Forestale dello Stato c’è, è una realtà che, nonostante un organico ben limitato rispetto alle altre forze di Polizia (circa 7.500 unità), è pronta ad intervenire perché la natura sia rispettata e trattata con cura, così come è sempre stato presente durante le tragedie che hanno colpito l’Italia come terremoti ed inondazioni, lì ad aiutare la popolazione e mantenere l’ordine.

Poi ci sono i Forestali che non si vedono mai in televisione o sulle copertine dei quotidiani, ma il cui lavoro è altrettanto tangibile e concreto. Sono quegli uomini e donne del C.S.F. che sono nei Nuclei investigativi e nelle Sezioni di P.G. delle Procure italiane, che spesso trascorrono mesi e mesi a seguire fili di trame che nascondono traffici illeciti di rifiuti transnazionali e locali, avvelenamenti del territorio, gravi inquinamenti delle acque, illegalità nelle gare d’appalto delle grandi opere di edilizia o nella spartizione dei servizi per il trattamento dei rifiuti. Sono i Forestali che si vedono poco, perché prima di poter agire allo scoperto, trascorrono molto tempo a mettere insieme pezzi di un puzzle di quadri spesso molto complessi e che mai dimenticano la triste realtà che “la monnezza è oro” per la criminalità organizzata. E’ la Forestale che cerca di contrastare quella criminalità organizzata che così bene ha imparato ad investire e a travestirsi nei panni di capaci manager dell’ambiente e non solo, entrata ormai nel mondo imprenditoriale direttamente ed indirettamente e che dagli anni ’90 non ha mai smesso, anche grazie ad alleanze politiche, di investire nel mondo della gestione dei rifiuti, traendone grandi vantaggi economici e ponendo il suo sigillo in molti settori, da sud a nord. Sono i Forestali che, pur con scarsi mezzi, hanno imparato a collaborare con le altre forze di Polizia per poter seguire la pista degli investimenti che provengono dai traffici di rifiuti e che ogni giorno, pur essendo il loro lavoro ben poco conosciuto, si svegliano con la consapevolezza che, con il loro lavoro, possono davvero contribuire a che la triste sorte della Terra dei Fuochi non si allarghi a macchia d’olio in tante altre zone d’Italia.

Un’Italia che sempre di più è oggetto di spartizione tra le mafie. E’ anche e soprattutto il lavoro di questo C.F.S. che è stato difeso dal Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti nelle colonne del Corriere della Sera, che ha fatto riferimento alle “competenze specialistiche” del personale del C.F.S. e che non ha esitato a dichiarare la sua preoccupazione qualora il know-how acquisito in decenni di indagini non sia salvaguardato. Una competenza questa, quindi, che nel caso in cui dovesse essere “accorpata” ad un’altra forza di polizia, rischierebbe di svanire nel nulla.

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E allora perché non pensare, ad esempio, a non disperdere tutte queste energie, inserendo il personale del Corpo forestale dello stato che si è occupato di ecomafia e zoomafia, nella Direzione investigativa antimafia, anche a livello territoriale, così come era stato annunciato nel 2013 dall’ex ministro Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, a seguito dell’approvazione, da parte del Senato, dell’emendamento riguardante la conversione in legge del “decreto-legge n°101 del 31 agosto 2013, recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle Pubbliche Amministrazioni”? Niente da fare, anche questo progetto è volato via. In un recente intervento ad un’iniziativa del sindacato di polizia Silp Cgil, l’onorevole Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Pd, parlando di riordino delle polizie ha affermato che “è sbagliato dire che noi, con la legge Madia, vogliamo cancellare le funzioni di polizia ambientale. Al contrario, vogliamo esaltarle. Quanto all’accorpamento della Forestale, non è stato deciso se fonderlo con la Polizia di Stato… o con i Carabinieri”.

La Forestale nei Carabinieri? Come hanno fatto presente i sindacalisti del Silp Cgil, ciò significherebbe rimettere le stellette a migliaia di agenti appartenenti ad un Corpo che è stato smilitarizzato il 12 marzo del 1948, con il D. Lgs. n. 804. Una scelta questa che, tra l’altro, andrebbe in controtendenza in tutt’Europa. Ma si sa, in Italia, gli esperti, gli strateghi, gli scienziati abbondano, salvo poi accorgersi, che coloro che appaiono come tali, non hanno neppure il titolo per farlo.

Se poi rileggiamo le dichiarazioni di dell’onorevole Emanuele Fiano, ci rendiamo conto che non è neanche sufficiente frequentare, per anni, certi ambienti. Per comprendere sino in fondo cosa significa essere un uomo o una donna delle Forze di polizia, bisogna esserlo. D’altronde si sa, tutti i tentativi di riordino del comparto sicurezza, sono miseramente falliti. Su questo “muro” si sono infranti i progetti di molti governi. Non si riesce neppure ad istituire un numero unico per le emergenze e ad attuare sino in fondo quanto previsto dalla legge 121 del 1981 (Nuovo ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza), cioè la realizzazione di sale operative interforze, per meglio coordinare il controllo del territorio nelle nostre città, mediante le volanti della Polizia di Stato, le gazzelle dei Carabinieri e le pattuglie della Guardia di Finanza. Ma perché nessuno ci riesce? La ragione è più semplice di quanto si possa pensare. E’ una questione di potere e di poltrone. Le stelle, le torri, le greche (ufficiali e dirigenti) sono troppe da risistemare.

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