Affaire L’Unità: pignorati i beni alla direttrice Concita De Gregorio e ai giornalisti. Come compromettere seriamente la libertà di stampa in Italia

E’ stato un fulmine a ciel sereno per l’ex direttore Concita De Gregorio, ed altri giornalisti della storica testata L’Unità, fondata da Antonio Gramsci nel 1924, condannati a risarcire i danni a coloro che, negli anni passati, hanno presentato querela per diffamazione nei loro confronti. Si tratta di pignoramenti e ingiunzioni di pagamento per oltre 400 mila euro.

Dal mese di agosto 2014, il quotidiano non è più in edicola. Molti giornalisti sono rimasti senza lavoro. Sono tutti in attesa che si decida, una volta per tutte, il loro futuro. Gli unici atti concreti, intanto, sono state le raccomandate recapitate nelle loro case degli atti di pignoramento dei beni.

Si tratta di provvedimenti che riguardano sentenze di primo grado di cause civili, quindi richieste di risarcimento danni. Le cause perse sono una ventina e, poiché la responsabilità è in solido, il creditore può scegliere indifferentemente se chiedere il pagamento all’autore dell’articolo, al direttore responsabile o alla società editrice. Visto che quest’ultima, nel frattempo, è fallita, a farne le spese sono rimasti i giornalisti e il direttore responsabile. Tutto ciò è potuto accadere perché, a dire dei giornalisti coinvolti, nessuno ha provveduto ad avvisarli sull’evoluzione delle cause in corso. L’avvocato de L’Unità, Giuseppe Macciotta, ha fornito una versione completamente opposta, dichiarando di aver puntualmente avvisato i diretti interessati.

Proprio nei giorni scorsi Matteo Renzi, sul palco della festa de L’Unità di Bologna dichiarava: “Stiamo vedendo con Cuperlo alcune idee bislacche per L’Unità che tornerà in edicola“.

Di “bislacco“, ad ora, si è udita solo la dichiarazione del presidente del PD, Matteo Orfini, rilasciata a Corriere TV: “Non credo che il PD possa formalmente riconoscersi come colui che interviene ad accogliere debiti di altri, perché se no tutti i creditori de L’Unità potrebbero rivolgersi nei confronti del PD, cosa che mi sembrerebbe abbastanza assurda“. Non c’è che dire, nel nostro Paese gli emuli di Ponzio Pilato abbondano. E pensare che la Nuova Iniziativa Editoriale Spa, la società fallita, in 14 anni ha ricevuto oltre 60 milioni di euro di fondi pubblici per l’editoria. Tra l’altro il Partito Democratico ha avuto poteri straordinari all’interno della società in questione. L’imprenditore Renato Soru, attualmente europarlamentare del PD, è stato per lungo tempo azionista di larghissima maggioranza, con il 98% delle azioni della NIE.

Sulla questione è intervenuta anche la Federazione Nazionale Stampa Italiana che ha proposto un intervento politico per modificare la normativa sul fallimento e un’intesa tra vecchia proprietà de L’Unità, nuovo editore e azionista di riferimento (PD), per la creazione di un fondo a copertura delle spese per le condanne ancora in essere.

Il 3 maggio scorso è stata la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa. In quella circostanza il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, e il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, hanno ricordato che “l’esercizio di tale diritto non avviene automaticamente, ma necessita di un ambiente sicuro, nel quale tutti possano parlare liberamente e apertamente, senza timore di rappresaglie, ovunque nel mondo“.

La crisi che attanaglia la stampa italiana, invece, è purtroppo dilagante. Ci si lamenta spesso che il giornalismo, nel nostro Paese, non ha più il coraggio di una volta e che i giornalisti dalla schiena diritta sono pochi. E’ evidente che situazioni come quella in cui versano attualmente direttrice e giornalisti de L’Unità non aiutino e minino proprio quella libertà di stampa per la quale in molti hanno perso la vita.

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