Sempre Nomadi: musica ed impegno sociale

Impegno sociale, un numero impressionante di concerti, un’ottantina di dischi, 52 anni di carriera, continui cambi di formazione, successi e tragedie. Questo sono i Nomadi, uno dei gruppi in attività più longevi a livello mondiale. Tanto per capirci, solo i Beach Boys ed i Rolling Stones vantano un anno in più, e parliamo di monumenti assoluti della musica. L’anima indiscutibile dei Nomadi è da sempre Beppe Carletti, tastierista e uomo umile dal cuore grande. Nel 1963, fare musica voleva dire esibirsi nelle balere di paese, unico luogo di aggregazione popolare alla portata di tutti, i piu’ fortunati venivano scritturati in qualche locale. Stava per esplodere il fenomeno del “beat”, la società italiana era in pieno boom economico ma i tempi stavano cambiando, come diceva Bob Dylan, di lì a poco la protesta giovanile avrebbe rivoltato i costumi del piccolo mondo borghese come un calzino. La prima svolta importante nella storia dei Nomadi  fu l’avvento di Augusto Daolio come cantante, ne diverrà il leader fino alla tragica scomparsa. Il complesso (allora i gruppi si chiamavano così) nel frattempo si esibisce secondo la moda dell’epoca con capelli lunghi ed abiti non convenzionali, subendo attacchi verbali e persino fisici. Non per niente, il primo successo parla proprio di queste vicende, “Come potete giudicar”, autobiografia del gruppo. Poco dopo ha inizio la collaborazione artistica con un giovane Francesco Guccini; con quest’ultimo avviano la stagione delle canzoni di denuncia sociale. Lo status-quo censura la band boicottandone il brano “Dio è morto” mentre Radio Vaticana, avendone colto il significato, peraltro piuttosto evidente, lo trasmette regolarmente: “ai bordi delle strade Dio è morto, nei campi di sterminio Dio è morto…”. Negli anni della guerra fredda, si parla del pericolo nucleare con “Noi non ci saremo”, ma c’è spazio per le vicende umane piu’ comuni come in “Canzone per un’amica”: “…dopo il silenzio soltanto è regnato, tra le lamiere contorte. Sull’autostrada cercavi la vita ma ti ha incontrato la morte…”. Ormai i Nomadi sono lanciatissimi, ogni uscita è un successo come “Ho difeso il mio amore”, splendida cover dei Moody Blues e come “Un pugno di sabbia”.

Dopo un’apparizione a Sanremo e la finale del Disco per l’estate del 1971, nel ’72 fanno il bis con il brano da sempre piu’ conosciuto, “Io vagabondo”. Già ai tempi vendette moltissimo, ma dopo la scomparsa di Augusto è diventato un classico della musica italiana, sebbene in parte svilito nel suo significato da un uso di massa in tutti i karaoke. L’onda lunga non si esaurisce ed esce un 45 giri formidabile con da un lato “Un giorno insieme” e dall’altro “Crescerai”. Negli anni a seguire, tra incidenti e disavventure che coinvolgono la band, tanti concerti, tournee e cambi di etichetta, contrasti all’interno del gruppo, arriviamo all’impegno sociale che accompagnerà la vita dei Nomadi fino ad oggi. Incassi devoluti ai bambini palestinesi, partecipazioni a meeting di solidarietà come quello di Praga , brani dedicati ad Allende ed ai fatti di Piazza Tien-An-Men, concerto ad Assisi in occasione della Marcia per la Pace e cosi’ via.  Il 1992 è l’annus horribilis: dapprima Augusto scopre il male che lo porterà via e poi perde la vita, sulla strada di casa, il bassista Dante Pergreffi.
Augusto Daolio, lascia questa terra a soli 45 anni al termine di una tremenda agonia. Soltanto l’amore viscerale dei tanti fans convincerà Beppe Carletti a trovare la forza di continuare e da quel momento in poi i Nomadi diverranno una band di culto senza eguali nel nostro Paese. La vita continua con il nuovo ottimo cantante Danilo Sacco, la cui voce ricorda molto l’insostituibile Augusto, fino al 2011, anno che lo vede costretto a lasciare le scene per problemi di salute. Il cantante attuale è Cristiano Turato, “investito” da questo delicato ruolo nel 2012.

 Assistere ad un concerto dei Nomadi è un’esperienza suggestiva e particolare. I raduni annuali che si tengono nella loro “base” di Novellara sono uno spettacolo nello spettacolo. Non c’è angolo della Penisola che non li abbia ospitati, i fan club sono tanti e tenacemente fedelissimi ed ogni esibizione diventa una festa di popolo fatta di mille rituali. Dal Chiapas ai campi profughi albanesi, dalle iniziative contro le mine anti-uomo e contro la prostituzione minorile in Oriente, ai viaggi a Cuba contro l’embargo, non si contano le manifestazioni di concreta solidarietà portate avanti da questo gruppo di uomini straordinari. Elencare tutte le loro attività è impossibile, l’unica certezza è che laddove ci sia bisogno, i Nomadi non fanno mancare la loro generosità. Una produzione musicale interminabile ed un nuovo album è alle porte. Alle spalle, 52 anni che non si sentono affatto, davanti, ancora tanti chilometri all’orizzonte da percorrere con lo slogan coniato tempo fa: SEMPRE NOMADI.

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