Il Papa e il genocidio armeno. Si può scrivere la storia per legge? Intervista a Franco Cardini di Daniele Ceccarini 1°parte

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Franco Cardini è uno tra i più importanti storici e saggisti italiani contemporanei. Esperto medievalsita, il suo campo di studi principale è quello delle crociate. E’ stato fondatore della rivista Percorsi e collabora con Avvenire. Dal 2012 è inoltre membro del comitato scientifico della rivista Eurasia. Nel 2007 si è aggiudicato il premio Scanno e altri numerosi premi nazionali e internazionali. Recentemente ha pubblicato L’ipocrisia dell’Occidente dove racconta con una personale chiave di lettura gli interessi che stanno dietro lo scontro tra il mondo occidentale e il mondo islamico. Nella seguente intervista che abbiamo suddiviso in più articoli, il professor Cardini affronta la tematica del genocidio armeno, l’intervento del Papa, il significato che si può attribuire alla storia, il ruolo strategico della Turchia nei rapporti con l’Europa e ci presenta il suo ultimo libro L’ipocrisia dell’Occidente. 

1. Cosa pensa che abbia portato il Papa ad affermare il genocidio armeno? Vede un’intenzione politica in questa affermazione?

Non credo che il Papa avesse intenzione di creare nessun incidente diplomatico nel parlare di genocidio del popolo armeno, ricorrenza riconosciuta da molti paese del mondo. Penso che il Papa l’abbia celebrato come avrebbe fatto per qualsiasi altro evento, perché sono in corso le cerimonie del centenario. Il Papa si è uniformato ad una voce insistente e corrente che corrisponde a fatti molto gravi che sono avvenuti realmente nella penisola anatolica in anni diversi, dagli anni ottanta dell’ottocento fino al 1923, ma concentrati soprattutto nel 1917. Il governo turco è sempre stato fedele al principio affermato fin dalla nascita della repubblica da Mustafa Kemal che nel 1919 fece organizzare un processo contro alcuni generali degli alti comandi accusati di essere i responsabili diretti degli eccidi, come il suo principale antagonista politico Enver Pascià che era panturchista e i pochi responsabili degli eccidi sono stati tutti condannati a morte. Secondo i turchi i pochi responsabili degli eccidi sono stati tutti condannati a morte, quindi l’ideologia turca formalmente dichiara che ci sono stati pagine criminali che sono state riconosciute e condannate dagli stessi turchi, ma non c’è stato nessun genocidio secondo la definizione intesa dalle nazioni unite con il provvedimento di legislazione internazionale del 1948. Il malinteso nasce dal fatto che il Papa parla di genocidio nell’accezione comunemente accettata in Anatolia durante la prima guerra mondiale, ma il governo turco ribadisce le posizioni sulle caratteristiche del processo del 1919.  A mio parere, far nascere un incidente diplomatico sulla base di questo malinteso mi sembra molto grave se non ci fossero delle volontà dietro. Il Papa si propone sempre come il grande tutore degli oppressi in genere e cristiani in particolare come caratteristica principale di questo pontificato. Nel parlare comune il genocidio è un eccidio collettivo prolungato nel tempo nel quale c’è una volontà di persecuzione verso una particolare etnia, invece nel linguaggio giuridico internazionale c’è una specifica definizione data dalle nazioni unite nel 1948 talmente complessa e analitica che è quasi impossibile che un genocidio sia avvenuto con quelle modalità. Da parte di Erdogan in gran parte, quando un capo di stato crea un incidente diplomatico al 90%  pensa al suo interno e al 10% all’estero, per questo l’intenzione di Erdogan è di ottenere maggiori simpatie da chi già apprezza la sua politica e rafforzare il suo consenso difendendosi dagli attacchi interni. In realtà, il Papa non ha mai parlato di conflitto tra cultura e civiltà, di mussulmani contro cristiani, ma piuttosto una posizione di circostanza in relazione al centenario che c’era da celebrare come per qualsiasi altro centenario ne avrebbe parlato all’Angelus. Erdogan ha voluto cavalcare la polemica perché ha pensato che fosse utile per consolidare il proprio consenso interno di cui ha bisogno, per questo coscientemente ha suscitato una crisi diplomatica non per motivi diplomatici, ma politici se non addirittura ideologici. Il Papa non ha mai voluto mettersi in contrasto con il mondo turco, mentre  Erdogan ha avuto la sua soddisfazione mediatica all’interno del paese.  Per questo, penso che ci si avvierà  verso passo,passo un’ intesa, non dimentichiamoci inoltre che il Papa è andato in Turchia il mese scorso ed è stato accolto con grandi onori da tutti compreso il Presidente della repubblica e quindi l’incidente diplomatico rientrerà,

2. Pensa che sia giusto che un governo affermi un genocidio come fatto accaduto per legge? E’ giusto fare la storia per legge, non c’è il rischio di un oscurantismo?

La storia è sempre stata oggetto di un uso politico. La storia è una scienza del tutto inesatta.  E’ una scienza empirica, che nasce sulla base di un sottinteso che già un malinteso. perché non si fa storia per indagare sul passato, ma per interrogatrici sul presente in funzione del futuro.  Quando si fa storia e per questo viene insegnata e finanziata dallo stato, per quel poco che viene finanziata nelle scuole è per formare i cittadini. Di conseguenza, la storia è tanto più importante se c’è una visone forte del passato in funzione del presente. In Italia l’insegnamento della storia è stato molto importante in due periodi: nell’ottocento, perché c’era un esigenze di informazione e unificazione del paese e di creare l’identità nazionale. Analogamente durante il fascismo è stato importante l’insegnamento della storia romana e del Risorgimento, perché si trattava di fare della storia un uso funzionale alla visione del cittadino che rientrava nella progetto di tipo fascista. In altri paesi è successa una cosa analoga, dove questo non accade è  perché la storia è poco importante. In conclusione, più la storia è importante, più se ne fa un uso spregiudicato. I risolini di disapprovazione che sono venuti da alcuni membri del governo italiano probabilmente avranno anche loro un modesto scopo demagogico, ma di per stesso mi sembrano poco interessanti e poco importanti. E’ evidente che come la Turchia fa un uso demagogico della storia così come evidente che lo abbia fatto l’Inghilterra, la Francia o la Germania.

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