Le reazioni politiche su Fincantieri

LA SPEZIA– Nel giorno del grande sciopero di Fincantieri, che ha coinvolto tutta la Liguria, arrivano anche le reazioni di alcuni candidati alle prossime elezioni regionali.

Da Genova Edoardo Rixi (Lega Nord) punta il dito su Burlando-Paita, che, scrive, “non si sono ancora fatti sentire coi loro amici al Governo“; “noi, invece“, prosegue il candidato leghista, “combattiamo da settimane al fianco dei lavoratori di Riva Trigoso e Sestri Ponente“. Anche da Roma la Lega si è mobilitata: il capogruppo alla Camera Massimiliano Fedriga ha presentato due interrogazioni al Governo; una delle due è ancora senza risposta mentre l’altra, riguardo ai recenti trasferimenti di forza lavoro, ha ottenuto risposte parziali. “Non si capisce” conclude Rixi perché se qui in Liguria sta arrivando nuovo lavoro e quindi sia necessario ricorrere all’impiego di maggiore forza lavoro, vengano tolti tecnici e operai ai siti liguri“.

Da La Spezia, invece, intervengono Lorenzo Cimino (dimissionario dalla CGIL, candidato per Rete a Sinistra) e Massimo Caratozzolo Baldino (MoVimento 5 Stelle).

Cimino dichiara che sarà “sempre a fianco dei lavoratori Fincantieri Muggiano“, per “difendere a tutti i costi il tessuto industriale spezzino e i posti di lavoro“. Non manca un attacco al PD, partito che “come sempre latita, ormai solo prono alle logiche aziendaliste, a partire dai suoi amministratori locali, che nelle ultime settimane sono stati buoni solo a proporre la svendita del bacino di carenaggio del Muggiano e si sono girati dall’altra parte di fronte ai posti di lavoro in pericolo e ai trasferimenti punitivi“.

Caratozzolo invece scrive che “è vergognoso che realtà economiche realizzate con soldi pubblici, cioè soldi nostri, debbano seguire logiche di mercato prive di qualsiasi etica sociale“, criticando le “proposte irricevibili” fatte dall’azienda ai lavoratori, che “prevedono tra l’altro l’aumento delle esternalizzazioni in molti settori aziendali“, rischiando di lasciare a casa lavoratori italiani sfruttando la manodopera degli immigrati (che costa meno). Problema, questo, che non riguarda solo Fincantieri e infatti il candidato pentastellato parla di “emergenze lavorative“.

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