Storie Palestinesi, due libri di Ghassan Kanafani

Il problema del rapporto tra mondo occidentale e mondo islamico, tra cultura occidentale e cultura islamica, è una delle principali criticità che, in forme diverse, segna la nostra epoca. Siamo di fronte a due culture che non riescono a trovare un comune terreno di incontro e di dialogo: una perché fondata sulla laicità e l’individualismo propri di una società capitalistica matura; l’altra perché coniuga credo religioso e politica con manifestazioni sempre più diffuse di intolleranza e di violenza. I fondamenti dell’una non sono condivisi dall’altra. E viceversa. Il tutto, inoltre, si svolge nel quadro delle complesse interrelazioni imposte dalla globalizzazione economica e dei sistemi di informazione, oltre che dall’intricato quadro politico e degli interessi che si intrecciano nei paesi arabo-islamici.
Uno dei tasselli importanti di questa situazione è costituito dalle vicende politiche palestinesi, strettamente legate all’irrisolto conflitto arabo-israeliano. “La cultura palestinese – scrive Isabella Camera d’Afflitto appare oggi strettamente legata alle vicende storico-politiche della regione e, soprattutto, alla fase più recente della spartizione, dell’esodo, dei campi profughi, della resistenza, con tutte le implicazioni che ne sono derivate”. Se si considera, in particolare, la letteratura palestinese, a cui appartiene il libro di Kanafani, appare evidente come obiettivo politico e obiettivo letterario vadano di pari passo, modulandosi attorno agli eventi che hanno accompagnato i due grandi spartiacque della storia recente di quel popolo: il 1948, anno della fondazione dello stato d’Israele, che per le popolazioni arabe ha significato, con l’abbandono delle terre e delle case, il nakbah, la grande “sciagura”, e il 1967, cioè la cosiddetta guerra dei sei giorni con l’occupazione da parte di Israele della Cisgiordania e della Striscia di Gaza (la al-naksah, la “ricaduta”).

In questo contesto, Ghassan Kanafani rappresenta una delle più alte espressioni e testimonianze della prima di queste due fasi: quella della spartizione del suo paese, quella che egli ha definito la fase della grande “ingiustizia”. Questo è lo sfondo di tutte le sue opere, siano esse poesie, romanzi o saggi. La grande ingiustizia, per lui, riguarda sia il popolo palestinese che il popolo ebreo. Infatti, se è stata ingiusta la persecuzione nazi-fascista degli ebrei, lo è stata altrettanto la espropriazione di cui sono stati vittime i palestinesi. Altri – dice Kanafani – hanno causato “l’unica ferita dei nostri due popoli”, e “ad una ingiustizia non si pone rimedio con un’altra ingiustizia”. Ad un errore non si pone rimedio con un altro errore.
Tutte le sue opere nascono dentro la sua personale esperienza di questa “ingiustizia” e dentro la vita di stenti e sofferenze che essa ha comportato per l’intero suo popolo. Kanafani, nato nel 1936, nel 1948 è costretto ad espatriare, dapprima in Libano, poi in Siria, indi in Kuwait, poi di nuovo in Libano dove dirigerà l’organo ufficiale del fronte per la liberazione della Palestina. E pagherà questo suo impegno con la morte, a trentasei anni,  in un attentato attribuito ai servizi segreti israeliani.

 Il libro che proponiamo si compone di due romanzi brevi apparsi in arabo nel 1969. Ritorno a Haifa, già pubblicato in italiano dalle Edizioni Lavoro nel 1991, viene ora riproposto in una nuova edizione con l’introduzione di Isabella Camera d’Afflitto e con l’aggiunta del racconto Umm Saad. In esso l’autore accosta, per la prima volta, la diaspora palestinese a quella ebraica, in quanto accomunate, come abbiamo accennato, da un unico tragico e irrisolvibile destino, perché la propria tranquillità non può che basarsi sull’infelicità altrui. E allora si pone la domanda, ancora oggi di una più generale attualità, di che cosa sia la patria. Ad essa non trova che una risposta: la patria non è legata alla terra, ma alla causa per cui si vive. Essa potrà essere presente anche nell’esodo, a condizione che a tenere insieme gli esuli sia la forza del sangue e della propria cultura.
Nel secondo racconto, a Umm Saad, una contadina analfabeta, ma d’una grande tenera saggezza, viene invece affidato dall’autore un messaggio più positivo di speranza in un futuro migliore, in cui sia possibile convivere nel rispetto delle diversità. Questa figura di donna è stata paragonata alla Madre Coraggio di Brecht o alla protagonista di La Madre di Gorkij.

Il libro, che fa uso di una scrittura piana, ma, allo stesso tempo, elegante, di grande raffinatezza, ricco di poesia e di profonde risonanze, secondo Isabella Camera d’Afflitto, “ha lasciato un segno in molti arabi per la sua grande semplicità e per il suo calore umano”.

Ghassan Kanafani,  Ritorno a Haifa. Umm Saad. Due storie palestinesi

A cura di Isabella Camera d’Afflitto

Edizioni Lavoro, Roma 2014, pp. XVI+112, euro 13.00

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