Ombre e silenzi su ‘ndrangheta e Movimento 5 Stelle nel ponente ligure

Nei giorni scorsi la Casa della Legalità ha documentato i rapporti tra Movimento 5 Stelle e il loro attivista Carmine Mafodda, appartenente alla nota famiglia ‘ndranghetista di Arma di Taggia, figlio di un “esponente di spicco” della cosca Palmiro-Mafodda (leggi qui l’articolo).

I grillini però in questo caso non hanno gridato allo scandalo come fanno quando si scopre qualche altarino degli altri partiti, anzi, la loro candidata alla presidenza della Regione Liguria Alice Salvatore si è schierata al fianco dell’amico Carmine, scrivendo su Facebook: “Bravo Carmine, provano ad indebolirci ma noi siamo infiniti“, nonostante Carmine le distanze dalla famiglia non le abbia mai prese. La Casa della Legalità ha indicato che Carmine Mafodda, che dichiarava la sua estraneità al nucleo familiare indicato, è stato invece sempre in contatto e rapporti con esso.

Insomma: i vertici del Movimento 5 Stelle, che in Liguria fa la lotta alla mafia giusto a parole, tacciono. Ricordano in questo Raffaella Paita che nei giorni successivi all’alluvione sparì dalla circolazione. La Lella non si vedeva e non si sentiva più, imboscata a ragionare sulle parole giuste da dire per giustificare quello che giustificabile non era. Evidentemente per il Movimento 5 Stelle esistono due pesi e due misure, uno per gli altri ed uno per sé.

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