Raffaella Paita: l’esempio di quando anche i valori della Resistenza vengono usati a mero scopo elettorale

Ieri sera si è svolta la consueta fiaccolata in occasione del 25 aprile, una data fondamentale per il nostro Paese, un giorno di primavera in cui abbiamo riconquistato la libertà. Una libertà che però a distanza di 70 anni abbiamo perso nuovamente, vittime di una classe politica sempre più inetta e collusa.

Certo la classe dirigente è l’espressione di un popolo. “Chi vuole la metà di questa mezza mela?”. Disse proprio così l’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi durante una cena al Quirinale, attento a non sprecare la mezza mela che non avrebbe mangiato. Altri tempi, altra moralità.

E indimenticabile è il discorso fatto dal Presidente Sandro Pertini in occasione del terribile terremoto dell’Irpinia (1980), trasmesso dalla Rai a reti unificate. Parole umili ma piene di senso dello Stato che penetrarono nelle coscienze di tutti gli italiani e che attivarono quei processi normativi che portarono alle prime norme utili alla protezione sismica. Pertini, recatosi immediatamente sui luoghi del sisma, tuonò: “Non deve ripetersi quello che è avvenuto nel Belice dove a distanza di 13 anni non sono state ancora costruite le case promesse. I terremotati vivono ancora in baracche: eppure allora fu stanziato il denaro necessario. Le somme necessarie furono stanziate. Mi chiedo: dove è andato a finire questo denaro? Chi è che ha speculato su questa disgrazia del Belice? E se vi è qualcuno che ha speculato, io chiedo: costui è in carcere, come dovrebbe essere in carcere? Perché l’infamia maggiore, per me, è quella di speculare sulle disgrazie altrui. Quindi, non si ripeta, per carità, quanto è avvenuto nel Belice, perché sarebbe un affronto non solo alle vittime di questo disastro sismico, ma sarebbe un’offesa che toccherebbe la coscienza di tutti gli italiani, della nazione intera e della mia prima di tutto“.

Un atteggiamento molto diverso da quello di Raffaella Paita che nel giorno dell’alluvione che pochi mesi fa devastò Genova non solo era altrove a far campagna elettorale, non solo non rientrò immediatamente verso il capoluogo ligure flagellato, non solo sparì nei giorni immediatamente successivi, ma si è permessa di dichiarare “che c’entro io“, assessore con delega alla Protezione Civile, scaricando le responsabilità sui tecnici.

Raffaella Paita ieri sera ha partecipato alla fiaccolata spezzina in occasione del 25 aprile, dopodichè ha inviato un’email alla sua mailing list spendendo qualche parola sulla ricorrenza, sui valori della Resistenza etc e concludendo con una bella frase di Pietro Calamandrei che da giorni viene postata su numerose bacheche facebook. Ed è davvero amaro leggere le frasi preconfezionate sui valori della Resistenza inviate a scopo elettorale da questa donna che però si guarda bene dal chiedere che fine abbiano fatto i soldi per la messa in sicurezza del territorio (così come tanti altri capitali),  si guarda bene dal denunciare il vero cancro della Liguria (ossia le infiltrazioni mafiose) ma pur di vincere e garantire quindi lo status quo di questa Regione, ha fatto accordi con esponenti del centro-destra (Anche Cetto La Qualunque sostiene la Paita. Dai “paracadutati”, ai comunisti con sbandamento a destra, l’alleanza trasversale che non olet) e accettato il sostegno di un prestanome del boss della ‘ndrangheta Carmelo Gullace (Un prestanome di Carmelo Gullace tra i sostenitori di Lella Paita), tutto questo in barba ai Partigiani che la signora tira spesso in ballo e a chi è morto in nome della libertà. E noi abbiamo il dovere di liberare il Paese e la nostra Regione da questa politica, lo dobbiamo ai nostri padri e ai nostri figli.

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