Enel: “Non bruceremo rifiuti nella centrale spezzina”

LA SPEZIA- A proposito dell’assemblea pubblica su Enel e rifiuti che si terrà lunedì 27 (alle 17:30 alla Coop di Via Saffi),  Enel fa sapere che “l’ipotesi di utilizzare l’impianto spezzino per l’incenerimento dei rifiuti è destituita di fondamento“.

Intanto aderiscono all’assemblea anche Legambiente e Italia Nostra, che diffondono la seguente nota.
Sulla vicenda Enel vogliamo sottolineare quanto segue:
il referendum popolare consultivo tenutosi nel 1990 aveva indicato, in maniera lungimirante e tale da consentire la gestione del delicato tema dell’occupazione, già dieci anni fa (anno 2005) la data di dismissione della centrale termoelettrica di Vallegrande, data poi disattesa e tradita da coloro che avrebbero dovuto tener conto della volontà dei cittadini, in primis gli enti locali;
 nello stesso referendum, sempre nell’ottica della transizione tra un modello di uso dei combustibili fossili a quello delle energie rinnovabili, i sanciva l’uso del metano come “combustibile prevalente” nella fase transitoria, cosa che non solo non è successa, ma è resa ancora più grave dal fatto che, nonostante esistano due gruppi a metano gli stessi non siano mai stati usati nella giusta proporzione o, addirittura come negli ultimi anni, non usati del tutto. Gruppi che Enel vuole chiudere, e rispetto a questo nulla valgono le “rassicurazioni” date da Enel Produzione al Sindaco della Spezia, durante l’incontro della scorsa settimana, che non sarà così, che Enel ci ha ripensato. Se questo è vero, che vengano ufficialmente tolti i gruppi a metano dal progetto “Futur E ” di Enel;
l’uso del carbone,i cui danni sono comprovati da molteplici studi, non deve essere incentivato ma dismesso in favore di combustibili meno inquinanti e/o di energie rinnovabili; a questo proposito ci chiediamo che fine abbiano fatto i risultati dell’ispezione dei tecnici dell’Ispra, Istituto del Ministero dell’ Ambiente, che dovevano verificare l’ottemperanza di Enel alla Autorizzazione Integrata Ambientale concessa nel Settembre 2013 dal Ministero stesso e che comporta la pessima situazione di perpetrare, seppur con prescrizioni, la conduzione a carbone della centrale Enel di Vallegrande;
ENEL dovrebbe fornire garanzie che dopo cinquant’anni di centrale alimentata da combustibili fossili non vi sia una trasformazione o una ristrutturazione per bruciare rifiuti, biomasse o CSS (combustibile ricavato da rifiuti e che produce  inevitabilmente diossine e altri composti non degradabili ancora più dannosi per l’uomo e per l’ambiente). Anche qui non bastano le rassicurazioni od addirittura gli insulti (come quella del Sindaco che accusa i comitati e gli ambientalisti di raccontare “balle”) ma bisogna che venga ritirato il progetto di Enel, relativo all’uso delle biomasse nella centrale, presentato nel corso dell’istruttoria che ha portato all’AIA del 2013. E’ vero che il progetto non è stato autorizzato in sede di AIA ma continua a rimanere nelle ipotesi di Enel e se non viene ritirato ufficialmente, incombe sempre il rischio di una sua possibile riattivazione;
in conclusione crediamo che sia arrivato il momento di mettere in discussione la permanenza dell’uso del carbone e di tutto il suo ciclo produttivo, dallo scarico alla produzione, nel golfo della Spezia. Lo vogliono ragioni sanitarie, ambientali, climatiche e lo chiede lo stesso modello di cambiamento nel produrre energia che ha valenza mondiale e che punta sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica. Questi criteri e queste scelte devono essere applicate anche nella nostra città. Al posto del carbone bisogna disporre un progetto di uso e riutilizzo del territorio e degli spazi produttivi utilizzati dalla centrale fondato sulle rinnovabili ed efficienza che possa salvaguardare anche l’occupazione ed il lavoro oggi presente nella centrale.

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