Una riflessione su Anschluss, l’annessione

LA SPEZIA– Con la sala del Circolo Velico della Spezia gremita da oltre cento persone ipnotizzate dalla lucida e avvincente relazione di Vladimiro Giacché si chiude in bellezza la prima edizione del festival della cultura indipendente “la cultura in piazza“.

Traendo spunto dalle vicende narrate nel suo ultimo libro (Anschluss, l’annessione), Giacché ha risposto alle domande di Fabio Nardini e di Nicola Giusteschi Conti, che gli hanno fatto da contraltare, e ha svelato il lato oscuro di quella che per tutti gli occidentali era stata una splendida vittoria e la liberazione dal giogo socialista; ha narrato le vicende che 25 anni fa hanno cambiato la storia della Germania e dell’Europa intera e ha tessuto i paralleli tra quell’evento e la situazione dell’Europa di questi giorni.

Ha mostrato come allora furono commessi grandi errori – e perpetrate grandi ingiustizie – e a causa di quelli è stato pagato un enorme prezzo sociale. L’introduzione immediata di una moneta unica tra zone economiche non omogenee e l’applicazione della dottrina mercantilistica – applicata con furente e assolutistico rigore – ha causato infatti la distruzione quasi totale del tessuto industriale e produttivo di un paese e la conseguente perdita del lavoro per milioni di persone, lavoro mai recuperato o trasformato in forme di precariato del tutto simili a quelle che si vorrebbe applicare in Italia e negli altri paesi del sud Europa, ignorando le incolmabili differenze che invece esistono tra le zone europee.
Con grande chiarezza e con argomenti suffragati dai dati economici ha dimostrato come la teoria mercantilistica, soprattutto se applicata con la rigidezza usata dai tedeschi, non è soltanto socialmente distruttiva, ma è la causa del male che affligge oggi l’Europa e non la cura dei suoi malanni.

Verso la conclusione, l’autore, alla diretta domanda se la Grecia uscirà dalla moneta unica, ha risposto che la logica e l’economia direbbero di sì, non essendovi scelta, data l’impossibilità di ripagare il debito che oggi grava sull’economia di quel paese, ma ha altresì detto che quella non sarà una scelta logica e economica, ma soprattutto politica.

La grande partecipazione di pubblico a tutte le iniziative del Festival sia che si trattasse di urbanistica, o di musica, o anche della apparentemente più arida economia, ha dimostrato da una parte la grande voglia di cultura che fortunatamente v’è (ancora) e dall’altra che le buone idee e la capacità organizzativa possono ampiamente sopperire ai limiti di budget.
I più vivi ringraziamenti e i più vivi complimenti alle organizzatrici.

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