Michele Fiore: “Lascio il PD, non mi riconosco nel metodo Renzi”

LA SPEZIA– Riceviamo e pubblichiamo da Michele Fiore.

Nella giornata di ieri ho comunicato al Segretari Regionale Giovanni Lunardon la mia decisione di uscire dal Partito Democratico e, quindi, di non rinnovare la tessera di iscrizione per l’anno 2015, dimettendomi dalla Direzione Regionale e Provinciale del PD. Oggi farò altrettanto con il Segretario Provinciale Juri Michelucci.
Le motivazioni che stanno alla base di questa decisione sono di natura prettamente politica.
Nel merito non ho condiviso molti dei provvedimenti del governo: dal Job’s Act, alle riforme costituzionali, dall’Italicum allo Sblocca Italia, solo per citare alcuni casi, i più eclatanti, così come il costante ricorso al voto di fiducia e alla decretazione d’urgenza, prassi che, per anni, abbiamo, giustamente, contestato a Berlusconi e alla Destra per non parlare della recente sostituzione dei membri della Commissione Affari Costituzionali poiché, come noto, critici verso l’Italicum.
Inoltre giudico pericolosa, una cultura di Governo fondata sulla costante ricerca di nemici e di responsabili da dare in pasto all’opinione pubblica mista ad un atteggiamento che oscilla tra la superficialità e la sfida nei rapporti coi corpi intermedi.
Non credo siano tratti della modernità ma che, anzi, rappresentino pericolose regressioni sul fronte dei rapporti politici e sociali in una fase in cui non si avverte il bisogno di un decisionismo di maniera, come è quello del Segretario/Premier, ma di una politica sobria, riflessiva, concertata, partecipata. All’altezza dei cittadini e delle loro aspettative.
Nel silenzio complice di molti, assistiamo ad una mutazione genetica del PD, verso quel Partito della Nazione, retto da una leadership carismatica, che tradisce l’idea primigenia del PD e l’intuizione politica, figlia della stagione dell’Ulivo, di unire in un unico soggetto politico tutti i riformismi del nostro tempo.

Non mi ritrovo nel “metodo Renzi” come prassi decisionale che anziché fare sintesi tra le diverse idee e sensibilità, valorizzando il pluralismo come ricchezza, utilizza con sempre maggior costanza e in forma muscolare la forza dei numeri per assumere posizioni di maggioranza, di fatto instaurando una sorta di “dittatura” della stessa.
Sul piano locale non ho condiviso in nulla il frettoloso e colpevole accantonamento di quanto occorso durante le Primarie del Gennaio scorso, macchiate da gravi, comprovate e ripetute irregolarità, certificate dagli organi di garanzia, che hanno gettato più di un dubbio sulla veridicità del responso che hanno offerto. Una ferita aperta per molti amici e Compagni, che seguiranno la strada dell’uscita dal Partito, anche alla Spezia, nelle prossime settimane.
Una questione etica, morale e politica grande come una casa di cui nessuno, a partire dai gruppi dirigenti del PD a tutti i livelli, ha avuto il coraggio di farsi carico.
Per settimane ho segnalato, anche sulla stampa, come mancassero, peraltro, persino i minimi presupposti politici per indire le Primarie stesse, in cui non si sono confrontati, come dovrebbe sempre avvenire, profili diversi in grado di interpretare, parimenti, seppur con accenti differenti, un progetto unitario fondato sulla costruzione di una coalizione politica e su una solida cornice programmatica, ma, addirittura programmi diversi e idee di alleanza diverse il che ha frustrato il senso stesso di uno strumento che ho sempre ritenuto un tratto fondativo del PD e per il quale mi sono sempre battuto, e che oggi, a causa di un utilizzo irresponsabile e disinvolto, perde, giorno dopo giorno di credibilità e valore.
Basti pensare, per fare un esempio a me vicino, che nel mio Comune a distanza di nemmeno 3 anni il calo della partecipazione alle Primarie per la scelta del candidato Sindaco del Centrosinistra è stato del 60%.

Ritengo, quindi, di non essere più in sintonia con il modus operandi di un partito che ha smarrito la sua identità per ricercare un facile consenso (soprattutto a destra), a discapito della proprio storia, delle proprie radici, dei propri valori.
Senza alcuna polemica ma per un fatto di coerenza ritengo opportuno formalizzare la mia uscita dal Partito Democratico, poiché attivamente coinvolto in altri progetti politici che hanno dato vita, ad oggi, a lista alternative a quella del PD per le prossime elezioni regionali (Lista Pastorino – Rete a Sinistra) e amministrative nel mio Comune (Cambiamo in Comune – Ornati Sindaco). Resto convinto che a Sinistra si sia aperta un’autostrada da percorrere con coraggio e che oggi esistano, sul livello locale così come sun quello nazionale, tutte le condizioni per costruire quel progetto di Sinistra moderna, plurale, innovativa, inclusiva fatta di “radici solide e foglie nuove” di cui questo paese, questa provincia e questa Regione sentono immenso bisogno.

Ce la faremo soltanto se non verranno ripetuti gli errori del passato e ognuno di noi avrà il coraggio di andare oltre la propria identità di appartenenza, abbandonando i”porti sicuri”, per inoltrarsi nel profondo mare aperto.

Davanti a noi non vi sono certezza, questo mi è chiaro, e il lavoro sarà duro ed impegnativo.

Ma, da oggi, coltivo nuove ambizioni, aspettative e speranze.

Nuovi stimoli.

Il che, nella politica di oggi, non è affatto poco.

Michele Fiore

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