Incontro in Provincia di Libera sulla corruzione negli enti locali

LA SPEZIA-“Dopo la  fase di mappatura degli strumenti messi in campo dalle amministrazioni locali per prevenire la corruzione, passeremo ad analizzarli uno ad uno, a valutarne l’effettiva applicazione e a controllare che non ci siano zone opache nell’operato delle amministrazioni”. Con queste parole Aureliano Macili ha introdotto l’incontro dal titolo “Prevenzione della corruzione: piani triennali, trasparenza e buoni costumi”, organizzato dal coordinamento di Libera La Spezia e svoltosi ieri pomeriggio presso la sala consiliare della Provincia della Spezia.

Dopo i saluti del presidente della Provincia Massimo Federici, Macili ha, così, presentato  il lavoro di mappatura portato avanti dal gruppo di studio di Libera La Spezia: “Quasi tutti gli enti locali della nostra provincia hanno adottato il piano triennale di prevenzione della corruzione – uno dei tanti strumenti a disposizione delle amministrazioni – ma molti di questi sono difficili da reperire e tanti sono mere riproposizioni delle disposizioni nazionali. È necessaria una maggiore elaborazione, un maggiore studio”. E proprio sui risultati di questa ricerca si articola l’intervento del referente di Libera La Spezia, Marco Antonelli: “Vogliamo essere al servizio delle amministrazioni locali per metterle in collegamento con i tanti cittadini onesti che vogliono contribuire alla realizzazione di politiche fattive nel contrasto alle mafie e alla corruzione. Abbiamo capito il nostro ruolo, che non è quello di sostituirci alla politica o alle forze dell’ordine, ma di contribuire con i nostri strumenti”. Conclude con un appello: “Lo diciamo con umiltà, ma con tanta decisione: quando parliamo di mafie evitiamo le facili semplificazioni. Noi vogliamo invece mettere a sistema le forze migliori di questo paese, condividere conoscenze e diffondere buone prassi”.

Ad offrire un livello di analisi ulteriore alla nutrita ed eterogenea platea presente in sala – prefetto, rappresentanti delle forze dell’ordine e della polizia, amministratori e funzionari, rappresentanti dell’associazionismo e studenti – ci ha pensato il professor Alberto Vannucci, direttore del Master in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”: “Mafie e corruzione sono elementi che si alimentano a vicenda, che sono diventate sistemiche anche lontano dai territori di originale insediamento, anche nel nord Italia, anche in Liguria”. Descrivendo le patologie del sistema italiano, non sono mancate le critiche ad una normativa che su questi temi è ancora insufficiente e talvolta contraddittoria, ma in conclusione sono emersi anche gli aspetti positivi: “innanzitutto le amministrazioni sono costrette a fare una mappatura dei propri processi decisionali e ad individuare le aree a rischio corruzione. Una di queste, spesso sottovalutata, è quella relativa ai controlli”. Prosegue Vannucci: “I piani triennali, gli altri strumenti di prevenzione, la trasparenza non possono ridursi a meri adempimenti amministrativi, devono diventare strumento di conoscenza per tutta la cittadinanza”. In conclusione il professore individua il punto da cui ripartire: “Istruzione, formazione, sensibilizzazione. Le ricerche scientifiche affermano che vi è una forte correlazione tra paesi dove vi è una alta percezione della corruzione e paesi che hanno bassi livelli di spesa in formazione e cultura. Meno investi in istruzione e più diventi corrotto. Ecco perché bisogna ripartire dalle scuole”.

 

 

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