50 anni di cultura musicale: Franco Battiato

Se venisse istituito il Nobel per la musica, questo spetterebbe di diritto a Franco Battiato. Definirlo cantante o compositore sarebbe riduttivo ed ingeneroso nei confronti di un uomo che, come nessun altro, ha elevato la musica italiana al rango di “cultura”. Ed è parimenti riduttivo parlare di musica italiana, infatti l’artista siciliano è da molti anni ambasciatore di melodie e parole mediorientali, mediterranee, eurasiatiche. La sua riservatezza, scambiata per misoginia, unita ad un’attività continua di ricerca ed introspezione, oltre ad una produzione di eccellenza assoluta, conferiscono a Battiato un’aura sacrale, quasi mistica. Nel lontanissimo ’65 iniziò come cantautore di protesta, si esibiva fuori dalle scuole, per poi virare verso la canzone melodica. Fondamentale, per quel periodo, fu il supporto di Giorgio Gaber che intravvedeva, in quel giovane figlio del Sud trapiantato a Milano, un talento che sarebbe esploso anni dopo. All’inizio degli anni settanta la prima grande svolta di una lunga serie, ossia l’avvicinamento ad una sorta di avanguardia progressive e sperimentazione musicale. Di questo periodo sono dei piccoli capolavori come gli album “Fetus” e “Pollution”, unanimemente riconosciuti dagli appassionati del genere come capisaldi per il nostro Paese. L’uso massiccio di sintetizzatori, psichedelia ed elettronica, assimilano Battiato ai migliori compositori della “Musica Cosmica” tedesca. Musica di difficile fruizione, testi dissacranti e fuori dallo schema strofa-canzone. Nell’ambiente, comincia a godere di un certo credito e collabora con Stockhausen, fa da supporto ai concerti di Brian Eno e Tangerine Dream, affina le esplorazioni musicali e comincia ad inserire sonorità, testi e tematiche arabeggianti. Produce e scrive per alcune band sempre nel filone progressive, partecipa al famoso Festival del Proletariato al Parco Lambro, una piccola Woodstock nostrana. Mette in scena delle piece teatrali sempre all’insegna dell’avanguardia sperimentale ed avviene l’importante incontro con il violinista Giusto Pio con il quale darà vita ad una fruttuosa collaborazione. Si avvicina al sufismo, filosofia mistica dei martiri islamici, siamo a fine anni settanta e Battiato sta per diventare popolare presso il grande pubblico a partire dall’album “L’era del cinghiale bianco”.  Di questo periodo sono i grandi successi di vendita con i classici “ Bandiera Bianca, Cuccurucucu’ e Centro di Gravità Permanente. L’album “La Voce del Padrone” avrà un successo clamoroso e la famosa rivista Rolling Stone lo collocherà al secondo posto tra i 100 migliori album italiani. Produce e porta al successo Alice (Il Vento Caldo dell’Estate, I Treni di Tozeur) e Milva (Alexander Platz). Dopo questa parentesi relativamente commerciale, sfodera il proprio talento con l’opera in tre atti “Genesi”, in scena al Teatro Regio di Parma. Ormai gode di un credito amplissimo ed ogni nuova uscita non fa che replicare i consensi (Voglio vederti danzare e La stagione dell’amore). Ha il privilegio di  essere stato il primo cantante ad essersi esibito in Vaticano, avvenne nell’89 al cospetto di Papa Wojtyla ed in quella circostanza, il tetragono Battiato interruppe l’esibizione perché visibilmente commosso. Una carriera ricchissima, tesa ad impreziosire le proprie opere con una dedizione certosina, articolata tra minimalismo e magniloquenza. Di rilievo la collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro con il quale portò in scena due lavori teatrali ostici ed ambiziosi. Dopo questo triennio, nel ‘98 fece ritorno all’avanguardia, soprattutto sonora. Impegnativa ed imponente la trilogia denominata “Fleurs” con la quale, coadiuvato da un’ensemble da camera, Battiato rese omaggio ad alcuni suoi grandi colleghi. Notevoli le covers di Fabrizio De Andrè, di Endrigo e la rilettura di un classico di Brel, “La Canzone dei Vecchi Amanti”. La poliedricità, il senso artistico, la forte vita interiore lo hanno avvicinato alla pittura. Pochi sanno che ha tenuto delle mostre personali in Italia e all’estero, soprattutto in Svezia, Turchia e a Miami. Un tipo di pittura pastorale, un po’ ingenua, con le stesse tematiche filosofico-religiose che si ritrovano nei suoi testi musicali. Un giusto riconoscimento gli è stato tributato dal Presidente Ciampi, dapprima con la Medaglia ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte e poi con il titolo di Ufficiale della Repubblica. Detiene il record di Premi Tenco e non si contano celebrazioni e menzioni varie.

Tornato nella natia Sicilia, Battiato è stato Assessore regionale al Turismo-Sport e Spettacolo, carica ricoperta a titolo gratuito. Questo incarico gli è stato revocato, non senza polemiche, ufficialmente a causa delle troppe assenze ma forse il personaggio era troppo scomodo ed onesto… Il suo avvicinamento alla lirica ed alla composizione di colonne sonore, completano la cifra artistica di una monumentale carriera. Cinquant’anni sulla scena e nessuna intenzione di cedere il passo se non forzatamente a causa di un recente incidente sul palco che lo costringerà ad un po’ di riposo. Un grande dalle mille sfaccettature, che si rivela appieno nel testo de “La Cura”: “Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie…e guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te…”.

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