Strage al Tribunale di Milano: vigilanti allo sbaraglio

Il gravissimo fatto avvenuto oggi nel Tribunale di Milano (Strage al Tribunale di Milano, 3 morti) mette in evidenza una falla, probabilmente non la sola, del sistema sicurezza italiano.

Le questioni da analizzare sono tante e importanti. Può capitare, ad esempio, che i metal detector non funzionino. In alcuni casi i soldi per ripararli possono diventare una chimera. D’altronde i problemi e le carenze che attanagliano Procure e Tribunali italiani sono ben noti.

Una volta i Palazzi di Giustizia erano presidiati dai Carabinieri. Poi, con la scusa di aumentare le pattuglie per il controllo del territorio, si decise di privatizzare la vigilanza degli uffici giudiziari. Il sistema sicurezza coinvolge inevitabilmente le numerose società private che si occupano di questo delicato settore. Gli uomini e le donne della vigilanza privata ormai sono circa 50 mila. Assumono e sbattuti in strada, senza un minimo di formazione. Per diventare vigilante basta essere incensurati e ottenere il porto d’armi. Non è previsto alcun test attitudinale o psico-fisico. Nella migliore delle ipotesi frequentano un breve corso formativo di una settimana e sparano qualche colpo in un poligono di tiro. Ecco come si diventa guardia particolare giurata. Eppure il lavoro che andranno a svolgere è complesso e difficile. I vigilanti devono acquistare la pistola, che rimarrà in loro possesso anche in caso di perdita del posto di lavoro. Sono costretti a lavorare, anche con contratti di precariato, senza sosta, giorno e notte, rischiando la pelle per mille euro al mese. Non di rado capita che alcuni di loro arrivino anche a togliersi la vita. Questo mestiere opprime, stressa e non consente di vivere normalmente e serenamente. In certi momenti si teme di non essere più in grado di andare avanti e nel cassetto c’è quella pistola…

Con la privatizzazione del servizio, anche in questo settore, a farla da padrone è l’assurda e devastante regola del massimo ribasso, prevista negli appalti. In questa giungla può anche capitare che la criminalità organizzata ci metta lo zampino. Negli ultimi tempi le interdittive antimafia e i sequestri preventivi di istituti di vigilanza affiorano ormai per ogni dove. I controlli, come spesso accade, latitano. Molte aziende, per avere un canale privilegiato con Prefetture o Questure, assumono ex appartenenti alle forze di Polizia, nella maggior parte dei casi funzionari o ufficiali, cui assegnano ruoli apicali. In questo modo si lavora meglio e le autorizzazioni sono rilasciate più agevolmente dal Prefetto. I titolari della licenze, in Italia sono circa 900. Devono essere incensurati e avere cinque anni di esperienza nel settore o avere frequentato un master. Fin qui tutto bene, ma il problema è che dietro al titolare della licenza, spesso, c’è qualcun altro che comanda. Intanto gli istituti di vigilanza continuano a proliferare e i posti di polizia chiudono i battenti.

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