“Parole in forma”. Presentazione della mostra a cura di Silvia Paternostro

LA SPEZIA– Pubblichiamo di seguito la presentazione della mostra “Parole in forma“, che si svolgerà dal 10 al 19 aprile presso il Giardino degli Oleandri (Via Prione 319) all’interno del Festival “La cultura in piazza“, a cura della sociologa Silvia Paternostro.

Questa mostra, Parole in forma incarna il Nuovo Futurismo in veste internazionale, è un pool di artisti tra loro eterogenei, in grado di plasmare la parola poetica attraverso la pittura, unendo l’ispirazione a la tecnica in un crogiuolo di significati.

L’associazione RiEvoluzione Poetica “Soffoco” ha operato perché si creasse un gender- mainstreaming nell’arte, contattando pittori e scultori, altresì, ha proposto per l’Evento, una selezione di poesie edite da autori contemporanei e presentate al Festival Internazionale della Poesia di Genova. Ciascun artista ne ha scelte alcune al fine di donare bellezza all’espressione artistica, obiettivo unanime perché si colga il significato intrinseco del vivere, ovvero, nascere, crescere, morire in armonia con il Tutto. L’Associazione ha saputo animare l’incontro fra pittura e poesia in occasione della settimana della Cultura Indipendente, in collaborazione con il Festival Internazionale di Poesia di Genova, radunando le opere di Fernando Andolcetti, Luciana Bertaccini, Maria Capellini, Cosimo Cimino, Alice e Consuelo Giorgi, Mauro Zo Maraschin, Sandra Rosa, aprendo Parole in forma al pubblico dal 12 al 19 Aprile presso il Giardino degli Oleandri a La Spezia.
Con Sandra Rosa si coglie la Fiber Art, sperimentando materiali e sensibilità ecologica; carta, seta, tessuti, creta, plastica, luce, divengono dinamiche e non materie plastiche, ove, l’opera nella sua materia, muta forma e, si rievoca con l’ausilio del “grembo”, la parola. L’utilizzo di materiali di scarto fanno dell’autore un soggetto impegnato nel sociale-civile, contro la massificazione e l’eterodirezione, nonché, l’inquinamento e la perdita valoriale. Ella ripropone le poesie estrapolate dal Sito Web dell’Associazione “Soffoco” per rievocare Amore e Guerra nel richiamo a la natura, elevando l’anima, con “Il mio cielo” di Joy Harjo, unendo il proprio rammarico per ciò che invecchia, muore, secondo una condanna senza rimedio, con la poesia “La muffa” di Roger McGough e, come se non bastassero le intemperie, sceglie “Dove si ferma il mare” di Yang Lian, raccontando assieme al poeta, di un Agosto immerso in cimiteri spazi, tra biografie, scheletri, falò, morte e vita.
Maria Cappelini invece, da il suo contributo utilizzando materiali “non convenzionali” sia, nei dipinti che, negli assemblaggi, i quali costituiscono la sua produzione artistica, risultando attiva all’interno del movimento artistico Discaricarts. In “Sentenziamo…degradiamo…prohibemo” parla di stilizzazione pura che riecheggia nelle poesia di Jack Hirschmann, titolata “L’assassinio di Giordano Bruno”, in cui : – “Lui è nudo… san benito…dipinto con diavoli e fiamme…occhi aperti come l’eco delle sbarre dietro di lui”, ove, uomo e natura si scarnificano e si completano. Con Luciana Bertaccini si sperimentano i materiali di scarto mediante il riciclo, inteso dall’artista, non come semplice trasformazione della materia, ma come Arte, la quale si unisce a la poesia di Mahmud Darwish, “L’ombra”, che “non è non è maschile né femminile, è grigia, anche se in lei appicco il fuoco…”, evocando il bene nel male e viceversa. Un’artista di “union of styles” è Mauro Zo Maraschin, autore dell’introduzione del libro di poesie di Arturo Schwarz “Mattino dolce interminabile il tuo corpo” edito per la casa editrice “Campi Magnetici”, ricercatore pittorico, in grado di adattare la fotografia a la pittura, abbinando all’opera la recitazione di testi poetici, tanto che nel suo dipinto “In un angolo vuoto”, ha saputo unire i versi del poeta Al Berto, con la poesia “Il silenzio” che parla: – “…ha lo spessore dei papaveri appassiti e gli oggetti di coccio sembrano avvicinarsi al sonno si chinano verso il lato dove sono posti i mulini le cappelle i boschi diluiti il nitido latrare dei cani…”. Nel quadro “Lucifera”, Maraschin, svela il peso del male che alberga nel corpo di una donna, la cui mente è imprigionata in fredde membra, rendendola schiava di se stessa e, per dar voce a tali sensazioni accompagna l’opera con il testo poetico di Danielle Dax, “Nata per essere cattiva”, ove, l’immagine di labbra segrete succhiano il sangue di un agnello. Anche Fernando Andolcetti si culla in “Il silenzio” di Al Berto, proponendo un dipinto, “Musica visiva” che fa trasparire note musicali, intese prima come scrittura e poi come suono, da ricollegarsi a la Poesia Visiva attraverso la sperimentazione autonoma, al Fluxus e all’Arte Concettuale. Con Alice Giorgi, in arte “iblis”, la rappresentazione artistica si fa paura, mistero, un teatro di simboli dietro ciò che vediamo, che sentiamo e, che diamo per scontato. L’arista esprime tali emozioni con il bozzetto “Dreams”, abbinandolo al testo poetico di Yang Lian, “La Confessione”, in cui il risveglio si scontra con l’esistenza:-“ possa questa pietra taciturna testimoniare la mia nascita…”. Infine si svela Cosimo Cimino, muovendosi in un’area vicino al concettuale, sviluppando la propria ricerca con l’utilizzo di mezzi diversi, dalla pittura all’assemblaggio, dalla fotografia al librismo, testimone di una versatile e spiccata manualità. La propria poetica indaga la contrapposizione fra l’ordine e il disordine come segno delle contraddizioni dell’uomo e, mira a rovesciare il processo pop, convertendo i residui del consumo di massa in supporti per la realizzazione di immagini d’impronta pittorica, per farne infine oggetto di raffigurazione, con un atteggiamento sempre ironico nei confronti del reale. In “Uccello bianco sul mare” dipinge la sonorità velata di “Dove si ferma il mare”, componimento poetico di Yang Lian. Propongo queste riflessioni per rispondere ai tanti commenti sulla forma dell’ Arte pittorica che diviene scrittura poetica, in questa mia Prefazione-Ricerca tendo a sottolineare il ritmi e la struttura della composizione senza far riferimento a regole tradizionali, con l’obiettivo di analizzare il potere del messaggio artistico nella simbiosi poesia – pittura, esprimibile quest’ultima, secondo molteplici punti di vista. Se mi meraviglia e mi affascina la contaminazione della pittura con la poesia e viceversa, altrettanto importante mi sembra una riflessione sul nesso e le differenze tra le due forme espressive : – “In che cosa sono simili i poeti e i pittori?”; “In quale modo la poesia e la pittura possono essere assimilate?”; “Che cosa hanno in comune e in che cosa si differenziano le due nobili espressioni del pensiero?”. Le neuroscienze e la neuroestetica ricercano questa antica connessione nel cervello umano, nell’apparato neurologico dell’uomo che crea la bellezza, unico detentore della capacità di “creazione” cioè di “Poesia” anche nella differenziazione del linguaggio. La visione dall’ interno sposta dalla percezione sensibile alle costanti già presenti nelle zone preposte del cervello, in modo che il corpo e la sua sensibilità percettiva siano ” porta dello spirito”. Due sono i principi cui sono legati la creazione e il godimento artistico: -“ la legge di costanza per cui si acquisisce la conoscenza del mondo e la legge di astrazione per cui le esperienze particolari in continuo divenire si trasformano in conoscenza”. Il recente sviluppo delle tecnologie di indagine in campo neurologico dimostrano e registrano le attività del cervello in presenza di un’opera d’arte visiva, musicale, poetica: certi quadri, come i tagli degli artisti di Parole in forma, addirittura, stimolano nel fruitore il movimento e il gesto dell’ attività del pittore, l’empatia avviene quindi anche nel caso dell’ astrattismo; altre composizioni poetiche o musicali, testimoniano la spiritualità dell’artista e ne svelano il mondo interiore. I rapporti tra arte e scienza trovano origine nel cervello, sono suoi linguaggi, sono fatti cognitivi e si collocano insieme, in una diversa modalità espressiva, nell’ambito dello studio dei linguaggi dell’ arte: l’arte e la conoscenza sono interdipendenti, anzi, l’ arte è conoscenza ed ha quindi una sua filosofia. In conseguenza di queste teorie la filosofia pone il baricentro della sua riflessione sull’arte nella ” svolta linguistica” caratterizzata dallo studio dei simboli e dei sistemi simbolici. Il linguaggio appartiene all’uomo e l’uomo incardina la storia del suo pensiero nella filosofia. La pittura e la poesia si esprimono con i linguaggi dell’arte, si completano e si spiegano in differenti modalità ma, entrambe possiedono e suscitano, in una visione interiore, gli stessi sintomi estetici che l’ uomo riconosce e valorizza. La bellezza abita già in noi, come dichiarano i maestri delle neuroscienze in un’ottica interdisciplinare che vede scienziati ed artisti collaborare nelle nuove ricerche e scoperte. Parole in forma è l’esordio del Nuovo Futurismo, così influente nel quadro del dilagante Postmoderno in cui, “a sconfessione di tutti i profeti di una sua morte imminente o addirittura già avvenuta, siamo tuttora immersi”(Marinetti). Essa è Arte-Vita esplosiva, italianità parossista, antimuseo, anticultura, antiaccademia, antilogica, antigrazioso, antisentimentale. Tutto ciò in chiave positiva, contro città morte, modernolatria, religione della novità, originalità e velocità, inegualismo. Parole in forma esprime intuizione e incoscienza creativa, splendore geometrico, estetica della macchina, eroismo e pagliaccismo nell’arte e nella vita, distruzione della sintassi, immaginazione senza fili, sensibilità geometrica e numerica, parole in libertà rumoriste, tavole parolibere, nonché, sinottiche colorate. L’intera mostra è declamazione sinottica marciante, solidificazione dell’impressionismo, sintesi di forma-colore, lo spettatore nel centro del quadro, dinamismo plastico, stati d’animo, linee-forza, trascendentalismo fisico. Gli artisti testimoniano una pittura astratta di suoni, rumori, odori, pesi e forze misteriose: compenetrazione e simultaneità di tempo-spazio, lontano-vicino, esterno-interno, vissuto-sognato; architettura pura; mitazione della macchina; luce elettrica decoratrice; sintesi teatrali a sorpresa senza troppa tecnica e scevre dalla pura psicologia; simultaneità sceniche di gaio-triste; realtà-sogno; dramma di oggetti; scenodinamica, danza parolibera; meccanica del corpo moltiplicato; arte dei rumori, intonarumori, rumorarmoni; archi enarmonici; pesi misure prezzi del genio creatore; tattilismo e tavole tattili. Una mostra, dunque, a la ricerca dei nuovi sensi, di parole in libertà e sintesi teatrali olfattive, di flora artificiale e vita simultanea. Le opere esposte, pittura e poesia, incontrano il pensiero della scuola di ecologia sociale urbana, meglio nota come Scuola di Chicago dalla sua sede, la quale è stata la prima scuola di sociologia urbana e artistica negli Stati Uniti d’America. Essa comprende un ampio numero di studiosi che operarono a Chicago nei primi tre decenni del XX secolo. Oltre a Park, la scuola ebbe tra i suoi maggiori esponenti Albion W. Small e altri studiosi tra cui Ernest W. Burgess e Roderick D. McKenzie. La Scuola di Chicago fu la prima ad affrontare uno studio sistematico della città dal punto di vista sociologico attraverso uno studio empirico della società urbana, ove, l’arte consisteva nell’antischema più profondo. Il Sociologo Park, studiando la diversa incidenza di fenomeni come la devianza, la criminalità, il divorzio, il suicidio nelle aree urbane ed in quelle rurali, dimostrò che i rapporti sociali e culturali sono strettamente condizionati dall’ambiente di appartenenza. In ugual modo seppe sperimentare che L’Arte ecologica, basata sul riciclo di materiali, potesse corrispondere al bisogno sociale di auto percezione del sé, in opposizione ai fenomeni sociali che minano a scuotere equilibri, inducendo nel tempo a la perdita dei valori. L’artista secondo questa scuola abbraccia il nuovo futurismo in senso amplio, diviene cittadino del mondo e fa della sua opera un messaggio sociale di sensibilizzazione a la realtà contro le maglie del sistema che accecano l’uomo comune, rendendolo pigro, muto, sordo, inerte, privo di autocoscienza. Un nuovo modo di espressione circolare, che abbraccia, pittura, poesia, musica, fotografia, scultura in un unico spazio affinché l’io possa finalmente vedere, sentire, percepire una realtà multicolore che muta in più forme nello stesso istante che la si osserva, libera da schemi, rivoluzionaria, viva ed ecologica, ove, il riciclo dei materiali deve essere lo scopo comune perché il nostro ambiente possa continuare ad essere vivibile e pensante. Così che le idee abbiano fermento contro un mondo plastico, meccanicistico e alienante, ove purtroppo, spicca la stupidità funzionale al vero senso della post modernità, quale dovrebbe essere, una ricerca continua di spiritualità sulla materia, di simbiosi con la natura, perché non domini la violenza e l’ignoranza, né la “macchina del tempo” bensì, un caos cristallizzato che possa portare “esplosione”, “freschezza”, “arricchimento”, “rinascita e consapevolezza”. Ergo, “ritornare Uomo”.

di significati.

L’associazione RiEvoluzione Poetica “Soffoco” ha operato perché si creasse un gender- mainstreaming nell’arte, contattando pittori e scultori, altresì, ha proposto per l’Evento, una selezione di poesie edite da  autori contemporanei e presentate al Festival Internazionale della Poesia di Genova. Ciascun artista ne ha scelte alcune al fine di donare bellezza all’espressione artistica, obiettivo unanime perché si colga il significato intrinseco del vivere, ovvero, nascere, crescere, morire in armonia con il Tutto. L’Associazione ha saputo animare l’incontro fra pittura e poesia in occasione della settimana della Cultura Indipendente, in collaborazione con il Festival Internazionale di Poesia di Genova, radunando le  opere di Fernando Andolcetti, Luciana Bertaccini, Maria Capellini, Cosimo Cimino, Alice e Consuelo Giorgi, Mauro Zo Maraschin, Sandra Rosa, aprendo Parole in forma al pubblico dal 12 al 19 Aprile presso il Giardino degli Oleandri a La Spezia.

Con Sandra Rosa si coglie la Fiber Art, sperimentando materiali e sensibilità ecologica; carta, seta, tessuti, creta, plastica, luce, divengono dinamiche e non materie plastiche, ove, l’opera nella sua materia, muta forma e, si rievoca con l’ausilio del “grembo”, la parola. L’utilizzo di materiali di scarto fanno dell’autore un soggetto impegnato nel sociale-civile, contro la massificazione e l’eterodirezione, nonché, l’inquinamento e la perdita valoriale. Ella ripropone le poesie estrapolate dal Sito Web dell’Associazione “Soffoco” per rievocare Amore e Guerra nel richiamo a la natura, elevando l’anima, con “Il mio cielo” di Joy Harjo, unendo il proprio rammarico per ciò che invecchia, muore, secondo una condanna senza rimedio, con la poesia “La muffa” di Roger McGough e, come se non bastassero le intemperie, sceglie “Dove si ferma il mare” di Yang Lian, raccontando assieme al poeta, di un Agosto immerso in cimiteri spazi, tra  biografie, scheletri, falò, morte e vita.

Maria Cappelini invece, da il suo contributo utilizzando materiali “non convenzionali” sia, nei dipinti che, negli assemblaggi, i quali costituiscono la sua produzione artistica, risultando attiva all’interno del movimento artistico Discaricarts. In “Sentenziamo…degradiamo…prohibemo” parla di stilizzazione pura che riecheggia nelle poesia di  Jack Hirschmann, titolata “L’assassinio di Giordano Bruno”, in cui : – “Lui è nudo… san benito…dipinto con diavoli e fiamme…occhi aperti come l’eco delle sbarre dietro di lui”, ove, uomo e natura si scarnificano e si completano. Con Luciana Bertaccini si sperimentano i materiali di scarto mediante il riciclo, inteso dall’artista, non come semplice trasformazione della materia, ma come Arte, la quale si unisce a la poesia di Mahmud Darwish, “L’ombra”, che “non è non è maschile né femminile, è grigia, anche se in lei appicco il fuoco…”, evocando il bene nel male e viceversa. Un’artista di “union of styles” è Mauro Zo Maraschin, autore dell’introduzione del libro di poesie di Arturo Schwarz “Mattino dolce interminabile il tuo corpo” edito per la casa editrice “Campi Magnetici”, ricercatore pittorico, in grado di adattare la fotografia a la pittura, abbinando all’opera la recitazione di testi poetici, tanto che nel suo dipinto “In un angolo vuoto”, ha saputo unire i versi del poeta Al Berto, con la poesia “Il silenzio” che parla: – “…ha lo spessore dei papaveri appassiti e gli oggetti di coccio sembrano avvicinarsi al sonno si chinano verso il lato dove sono posti i mulini le cappelle i boschi diluiti il nitido latrare dei cani…”. Nel quadro “Lucifera”, Maraschin, svela il peso del male che alberga nel corpo di una donna, la cui mente è imprigionata in fredde membra, rendendola schiava di se stessa e, per dar voce a tali sensazioni accompagna l’opera con il testo poetico di Danielle Dax, “Nata per essere cattiva”, ove, l’immagine di labbra segrete succhiano il sangue di un agnello. Anche Fernando Andolcetti si culla in “Il silenzio” di Al Berto, proponendo un dipinto, “Musica visiva” che fa trasparire note musicali, intese prima come scrittura e poi come suono, da ricollegarsi a la Poesia Visiva attraverso la sperimentazione autonoma, al Fluxus e all’Arte Concettuale. Con Alice Giorgi, in arte “iblis”, la rappresentazione artistica si fa paura, mistero, un teatro di simboli dietro ciò che vediamo, che sentiamo e, che diamo per scontato. L’arista esprime tali emozioni con il bozzetto “Dreams”, abbinandolo al testo poetico di Yang Lian, “La Confessione”, in cui il risveglio si scontra con l’esistenza:-“ possa questa pietra taciturna testimoniare la mia nascita…”. Infine si svela Cosimo Cimino, muovendosi in un’area vicino al concettuale, sviluppando la propria ricerca con l’utilizzo di mezzi diversi, dalla pittura all’assemblaggio, dalla fotografia al librismo, testimone di una versatile e spiccata manualità. La propria poetica indaga la contrapposizione fra l’ordine e il disordine come segno delle contraddizioni dell’uomo e, mira a rovesciare il processo pop, convertendo i residui del consumo di massa in supporti per la realizzazione di immagini d’impronta pittorica, per farne infine oggetto di raffigurazione, con un atteggiamento sempre ironico nei confronti del reale. In “Uccello bianco sul mare” dipinge la sonorità velata di “Dove si ferma il mare”, componimento poetico  di Yang Lian. Propongo queste riflessioni per rispondere ai tanti commenti sulla forma dell’ Arte pittorica che diviene scrittura poetica, in questa mia Prefazione-Ricerca tendo a sottolineare il ritmi e la struttura della composizione senza far riferimento a regole tradizionali, con l’obiettivo di analizzare il potere del messaggio artistico nella simbiosi poesia – pittura, esprimibile quest’ultima,  secondo molteplici punti di vista. Se mi meraviglia e mi affascina la contaminazione della pittura con la poesia e viceversa, altrettanto importante mi sembra una riflessione sul nesso e le differenze tra le due forme espressive : – “In che cosa sono simili i poeti e i pittori?”; “In quale modo la poesia e la pittura possono essere assimilate?”; “Che cosa hanno in comune e in che cosa si differenziano le due nobili espressioni del pensiero?”. Le neuroscienze e la neuroestetica  ricercano questa antica connessione nel cervello umano, nell’apparato neurologico dell’uomo che crea la bellezza, unico detentore della capacità di “creazione” cioè di “Poesia” anche nella differenziazione del linguaggio.  La visione dall’ interno sposta dalla percezione sensibile alle costanti già presenti nelle zone preposte del cervello, in modo che il corpo e la sua sensibilità percettiva siano ” porta dello spirito”. Due sono i principi cui sono legati la creazione e il godimento artistico: -“ la legge di costanza per cui si acquisisce la conoscenza del mondo e la legge di astrazione per cui le esperienze particolari in continuo divenire si trasformano in  conoscenza”. Il recente sviluppo delle tecnologie di indagine in campo neurologico dimostrano e registrano le attività del cervello in presenza di un’opera d’arte visiva, musicale, poetica: certi quadri, come i tagli degli artisti di Parole in forma, addirittura, stimolano nel fruitore il movimento e il gesto dell’ attività del pittore, l’empatia avviene quindi anche nel caso dell’ astrattismo; altre composizioni poetiche o musicali, testimoniano la spiritualità dell’artista e ne svelano il mondo interiore. I rapporti tra arte e scienza trovano origine nel cervello, sono suoi linguaggi, sono fatti cognitivi e si collocano insieme, in una diversa modalità espressiva, nell’ambito dello studio dei linguaggi dell’ arte: l’arte e la conoscenza sono interdipendenti, anzi, l’ arte è conoscenza ed ha quindi una sua filosofia. In conseguenza di queste teorie  la filosofia pone il baricentro della sua riflessione sull’arte nella ” svolta linguistica” caratterizzata dallo studio dei simboli e dei sistemi simbolici. Il linguaggio appartiene all’uomo e l’uomo incardina la storia del suo pensiero nella filosofia. La  pittura e la poesia si esprimono con i linguaggi dell’arte, si completano e si spiegano in differenti modalità ma, entrambe possiedono e suscitano, in una visione interiore, gli stessi sintomi estetici che l’ uomo riconosce e valorizza. La bellezza abita già in noi,  come dichiarano i maestri delle neuroscienze in un’ottica interdisciplinare che vede scienziati ed artisti collaborare nelle nuove ricerche e scoperte. Parole in forma è l’esordio del Nuovo Futurismo, così influente nel quadro del dilagante Postmoderno in cui, “a sconfessione di tutti i profeti di una sua morte imminente o addirittura già avvenuta, siamo tuttora immersi”(Marinetti). Essa è  Arte-Vita esplosiva, italianità parossista, antimuseo, anticultura, antiaccademia, antilogica, antigrazioso, antisentimentale. Tutto ciò in chiave positiva, contro città morte, modernolatria, religione della novità, originalità e velocità, inegualismo. Parole in forma esprime intuizione e incoscienza creativa, splendore geometrico, estetica della macchina, eroismo e pagliaccismo nell’arte e nella vita, distruzione della sintassi, immaginazione senza fili, sensibilità geometrica e numerica, parole in libertà rumoriste, tavole parolibere, nonché, sinottiche colorate. L’intera mostra è declamazione sinottica marciante, solidificazione dell’impressionismo, sintesi di forma-colore, lo spettatore nel centro del quadro, dinamismo plastico, stati d’animo, linee-forza, trascendentalismo fisico. Gli artisti testimoniano una pittura astratta di suoni, rumori, odori, pesi e forze misteriose: compenetrazione e simultaneità di tempo-spazio, lontano-vicino, esterno-interno, vissuto-sognato; architettura pura; mitazione della macchina; luce elettrica decoratrice; sintesi teatrali a sorpresa senza troppa tecnica e scevre dalla pura psicologia; simultaneità sceniche di gaio-triste; realtà-sogno; dramma di oggetti; scenodinamica, danza parolibera; meccanica del corpo moltiplicato; arte dei rumori, intonarumori, rumorarmoni; archi enarmonici; pesi misure prezzi del genio creatore; tattilismo e tavole tattili. Una mostra, dunque, a la ricerca dei nuovi sensi, di parole in libertà e sintesi teatrali olfattive, di flora artificiale e vita simultanea. Le opere esposte, pittura e poesia, incontrano il pensiero della scuola di ecologia sociale urbana, meglio nota come Scuola di Chicago dalla sua sede, la quale è stata la prima scuola di sociologia urbana e artistica negli Stati Uniti d’America. Essa comprende un ampio numero di studiosi che operarono a Chicago nei primi tre decenni del XX secolo. Oltre a Park, la scuola ebbe tra i suoi maggiori esponenti Albion W. Small e altri studiosi tra cui Ernest W. Burgess e Roderick D. McKenzie. La Scuola di Chicago fu la prima ad affrontare uno studio sistematico della città dal punto di vista sociologico attraverso uno studio empirico della società urbana, ove, l’arte consisteva nell’antischema più profondo. Il Sociologo Park, studiando la diversa incidenza di fenomeni come la devianza, la criminalità, il divorzio, il suicidio nelle aree urbane ed in quelle rurali, dimostrò che i rapporti sociali e culturali sono strettamente condizionati dall’ambiente di appartenenza. In ugual modo seppe sperimentare che L’Arte ecologica, basata sul riciclo di materiali, potesse corrispondere al bisogno sociale di auto percezione del sé, in opposizione ai fenomeni sociali  che minano a scuotere equilibri, inducendo nel tempo a la perdita dei valori. L’artista secondo questa scuola abbraccia il nuovo futurismo in senso amplio, diviene cittadino del mondo e fa della sua opera un messaggio  sociale di sensibilizzazione a la realtà contro le maglie del sistema che accecano l’uomo comune, rendendolo pigro, muto, sordo, inerte, privo di autocoscienza. Un nuovo modo di espressione circolare, che abbraccia, pittura, poesia, musica, fotografia, scultura in un unico spazio affinché l’io possa finalmente vedere, sentire, percepire una realtà multicolore che muta in più forme nello stesso istante che la si osserva, libera da schemi, rivoluzionaria, viva ed ecologica, ove, il riciclo dei materiali deve essere lo scopo comune perché il nostro ambiente possa continuare ad essere vivibile e pensante. Così che le idee abbiano fermento contro un mondo plastico, meccanicistico e alienante, ove purtroppo, spicca la stupidità funzionale al vero senso della post modernità, quale dovrebbe essere, una ricerca continua di spiritualità sulla materia, di simbiosi con la natura, perché non domini la violenza e l’ignoranza, né la “macchina del tempo”  bensì, un caos cristallizzato che possa portare “esplosione”, “freschezza”, “arricchimento”, “rinascita e consapevolezza”. Ergo, “ritornare Uomo”.

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