Inquinamento marino, ora le mitilicolture ne pagano le conseguenze

LA SPEZIA– Oggi pare chiaro che se non si fanno controlli seri e non si fa prevenzione,diventa difficile sia evitare l’inquinamento sia individuarne le cause e le fonti. La mitilicoltura, fonte di lavoro per decine e decine di famiglie, rischia una fatale estinzione, nonostante da anni vengano denunciate le concause più evidenti.
D a anni gli stessi mitilicoltori denunciano concause che possono determinare l’inquinamento marino (fognature, ipoclorito usato dall’Enel con l’intento di eliminare le alghe nelle condotte di raffreddamento della centrale di Vallegrande, dragaggi dei fondali per lo sviluppo portuale, che si presume senza garanzie di interventi di prevenzione sull’intorbidimento delle acque marine,scarichi industriali non a norma etc.).
Insomma, poco si è fatto per impedire o mitigare l’inquinamento marino ed ora assistiamo con stupore sulla stampa cittadina alla ricerca delle responsabilità sulla moria dei mitili nel ponente del nostro golfo, nella rada interna.
Si evidenzia il fatto che gli allevamenti di mitilicoltura non sono solo lavoro, ma anche un controllo dello stato di salute delle nostre acque marine, e chi pensa di bypassare la prevenzione per la salvaguardia del nostro mare, spostando fuori diga la filiera dei vivai, sbaglia e rischia solo di alimentare conflitti fra lavoro e lavoro, privilegiando gli interessi economici più forti e non sostenibili ambientalmente.

La mitilicoltura ed il lavoro non vanno condizionate da altre attività a rischio ambientale, anzi, al contrario, si deve intervenire e garantire un progetto di convivenza trasparente fra le attività lavorative nella sostenibilità ambientale, garantendone funzionalità dei controlli di prevenzione per evitare danni irreversibili nel golfo dei poeti.

Franco Arbasetti, rappresentante dei V.A.S. (Verdi, Ambiente e Società), componente dei Quartieri del Levante.

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