Fabbrocino: il clan che da padre in figlio monopolizza il mercato del calcestruzzo

All’alba di questa mattina, è scattato il blitz contro il clan camorristico Fabbrocino. Gli uomini della Direzione investigativa antimafia di Napoli, della Squadra mobile e dei Carabinieri hanno arrestato 12 persone per associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di beni, estorsione e illecita concorrenza con minaccia o violenza, con l’aggravante del metodo mafioso.

Sono finiti in manette Giovanni Fabbrocino, 41 anni, figlio del capoclan Mario detto ‘o gravunaru, e l’assessore all’Urbanistica e trasporti del comune di Nola, Giampaolo De Angelis, 42 anni, esponente del Nuovo Centrodestra.

L’incarico “esterno” a De Angelis, non eletto in consiglio comunale, nella giunta di Forza Italia, era stato conferito dal sindaco di Nola, avvocato Geremia Biancardi, il 24 luglio 2014.

A tal proposito, è molto interessante e significativo l’articolo del gennaio scorso, pubblicato su AreaNolanaAmministrazione Comunale di Nola. Le ‘pagelle’ agli assessori del Biancardi Bis rispetto all’attività del 2014. All’assessore De Angelis non viene dato alcun voto con questa motivazione: “(…) non ci è stato possibile recuperare né notizie sulle sue attività da luglio a oggi né di sue pubbliche dichiarazioni di intenti (…) in questi mesi l’assessore De Angelis, a quanto abbiamo potuto riscontrare, è stato comunque molto presente al Municipio, partecipando a diversi tavoli di settori non di diretta competenza: da quelli sul verde pubblico e la villa comunale a quelli sul commercio e sui servizi legati alla viabilità come gli incontri sulla gestione delle aree di sosta comunali; altro luogo in cui è facile trovare l’assessore De Angelis è il gabinetto del sindaco Biancardi di cui spesso sembra “l’ombra”; se pure De Angelis resterà a fare l’assessore in Giunta Comunale speriamo che nel 2015 passi dalle attività ‘varie ed eventuali’ alle deleghe di cui è stato investito; nel frattempo non abbiamo elementi per esprimere alcuna valutazione sul suo operato all’Urbanistica…“.

Nel corso dell’operazione di oggi della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, denominata “Breccia“, sono state sequestrate le quote sociali, i beni strumentali e le pertinenze di tre imprese che operano nella produzione del calcestruzzo – Gifra srl, con sede a Saviano (Napoli) e Raf srl con sede a Scafati (Salerno) – e nel settore florovivaistico, per un valore complessivo di cinque milioni di euro.

Secondo gli investigatori, il clan Fabbrocino, attivo nel Nolano e nel Vesuviano, in provincia di Napoli, imponeva l’acquisto del proprio calcestruzzo avvalendosi della sua forza intimidatrice. De Angelis, socio occulto della Gifra srl, avrebbe svolto il ruolo di mediatore tra clan e imprenditori vittime delle estorsioni.

Tra gli arrestati figura anche Giovanni Prevete, cognato di Giovanni Fabbrocino.

Torniamo indietro di qualche anno.

Siamo nel mese di dicembre del 2007 quando la Dia di Napoli, in esecuzione ad un decreto del Gip del tribunale partenopeo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, sottopone a sequestro preventivo quattro società collegate al clan Fabbrocino e operanti nel settore della produzione e della fornitura di calcestruzzo e della commercializzazione di prodotti tessili.
In quell’occasione le società coinvolte erano la calcestruzzi La Fortuna, la Ro.Sal. srl, la Be.Pa. srl e la Little Witches srl.

Cambiano i nomi delle imprese, quelli dei comprimari, insomma, basta un po’ di maquillage, gli affari passano da padre in figlio e il gioco è fatto. Il settore del calcestruzzo rimane un loro monopolio.
Come spesso accade, nonostante i continui blitz, non si riesce a far “breccia” e a bloccare, una volta per tutte, gli affari del clan Fabbrocino e non solo.
Questo, purtroppo, avviene sistematicamente in ogni indagine contro il crimine organizzato.
Magistratura e Forze di polizia ogni giorno, puntualmente, sono costrette ad affrontare situazioni che si ripetono all’infinito.

E’ sotto gli occhi di tutti che nel nostro Paese si è consolidato un metodo criminale affaristico trasformatosi, ormai da troppo tempo, in un sistema endemico e culturale. Le responsabilità appaiono evidenti a tutti.  Coloro che hanno gestito la politica e il bene pubblico, in questi ultimi 30 anni, hanno consentito che ciò si realizzasse. La loro cecità ha reso possibile questa evoluzione della mafia. Come dimostra anche questa inchiesta, dalla trattativa, si è passati alla tolleranza e al quieto convivere.

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