La donna del mese: Meredith Kercher, uccisa due volte.

I riflettori sono soprattutto per loro, Raffaele Sollecito e Amanda Knox. La Corte di Cassazione ha deciso di assolverli definitivamente: non sono stati loro a uccidere Meredith Kercher. L’unico che pagherà, anche se la sentenza di condanna dice che il delitto lo ha compiuto in concorso con altre persone, è il giovane ivoriano Rudy Guede, probabilmente l’anello debole del “branco”.

La gioia, il sospiro di sollievo di Sollecito la dice tutta: “Mi sento come un sequestrato tornato alla libertà. La mia famiglia è stata fatta a pezzi, sbriciolata“. Anche Amanda, dall’altra parte dell’oceano, ha ripetuto più volte: “mi hanno restituito la vita“.

Il dolore, lo strazio e il tormento dei genitori di Meredith, invece, sono stati quasi trascurati, se non del tutto ignorati. Sono rimasti inevitabilmente “scioccati e senza parole“. Come tanti altri familiari di vittime di omicidi e di stragi, anche loro non conosceranno mai il nome dei carnefici della figlia. Il dolore, la sofferenza, lo sgomento scolpito nel volto dei genitori di Meredith sono sensazioni e immagini che si ripetono di continuo nel nostro Paese. Riecheggiano ancora le parole della mamma di Stefano Cucchi, pronunciate dopo la sentenza di assoluzione degli imputati: “Tutti assolti? Allora Stefano è vivo“.

Meredith Susanna Cara Kercher, nata il 28 dicembre 1985 a Southwark (Londra), era una studentessa dell’Università di Leeds. Nel settembre 2007 aveva aderito al programma Erasmus ed era giunta in Italia, piena di speranze e con tanta voglia di vivere. Aveva solo 22 anni quando, durante la notte tra il primo e il due novembre 2007, venne assassinata a Perugia. Il suo corpo senza vita fu trovato in camera da letto, in una pozza di sangue, accoltellata alla gola e coperta da un piumone.

La giustizia italiana non è stata capace di trovare e condannare i colpevoli di questo omicidio e Meredith è stata uccisa un’altra volta.

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