Intervista ai “Modena City Ramblers” di Daniele Ceccarini

 

Firenze, Auditorium Flog 

Il 24 marzo è stato pubblicato “Tracce Clandestine” il nuovo album dei Modena City Ramblers. L’album raccoglie molti brani che la band ha suonato dal vivo durante questi venti anni di carriera e che non erano mai stati registrati come “The ghost of Tom Jaoad” di Bruce Sprigsteen, con la collaborazione di numerosi artisti italiani e stranieri tra cui Eugenio Finardi e Terry Woods dei Pogues.

Li abbiamo intervistati a Firenze dove hanno fatto tappa per il Sentieri clandestini tour

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Come nasce l’idea di questo nuovo album? c’è un filo conduttore?

Non c’è un filo conduttore vero proprio.  E’ una sorta di regalo che ci siamo voluti fare, per noi e per i nostri fan.  Ci siamo messi a scartabellare le vecchie registrazioni e ci siamo resi conto che avevamo tanti brani che avevamo presentato dal vivo, dei quali non avevamo mai fatto una versione in un disco e così ci siamo messi a riarrangiare e risuonare assieme questi brani che vanno da Bruce Springsteen a Manu Chao a Mano Negra per il gusto di farlo e così  li abbiamo messi in bella copia.

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In questo album ci sono molte partecipazioni,  c’è una registrazione in cui vi siete divertiti, un aneddoto, qualcosa di particolare?

La più particolare è sicuramente quella che abbiamo fatto in Irlanda con Terry Woods dei Pogues.  Gli altri brani bene o male li abbiamo registrati quasi tutti a Reggio Emilia a parte uno in Spagna con la Pigatina. In Irlanda invece ci siamo fermati una settimana a registrare appunto con Terry Woods dei Pogues e sono venuti fuori tre pezzi del disco, tra i quali,  l’unico vero inedito che c’è in questo album e che abbiamo finito di scrivere registrandolo e arrangiandolo praticamente live lì con lui e per questo è sicuramente è un po’ la registrazione più particolare rispetto alle altre.

Bella Ciao è una canzone che vi rappresenta da sempre, cosa provate a cantarla davanti al vostro pubblico e che effetto vi ha fatto vederla diventare una canzone internazionale di pace, sentirla cantare da piazza Taksim ad Istanbul, ad Atene, Hong Kong e in altre parte del mondo?

E’ sempre una bella emozione, innanzitutto per la canzone in sé, perché porta con sé dei valori in cui noi crediamo da sempre, da quando abbiamo iniziato a farla. E’ proprio una bella cosa che “Bella Ciao” venga presa come esempio e come simbolo. Per noi è una canzone che ha profondi valori dentro, in più è anche una bella soddisfazione sentire la nostra versione perché vuol dire che abbiamo fatto una cosa bella.

State preparando anche la versione greca?

Sì, se Dudo ha voglia di impara anche il greco, a parte gli scherzi magari sì, chissà perché no? Magari potremmo fare anche una versione spagnola, speriamo in una bella vittoria del partito spagnolo, vedremo.

Cosa pensate della cultura musicale attuale? I Talent Show sono uno strumento che può essere utile ai giovani per dargli visibilità o vengono solamente strumentalizzati?

A me sembra uno strumento che serve a cannibalizzare l’arte e a cannibalizzare i giovani. L’altro sera sono inciampato su The Voice questo programma nuovo e ho visto che si è presentato Dennis Fantina che è stato il primo vincitore di “Amici” e non ha neanche passato il primo turno, quindi mi sembra evidente, anche se non sono contrario a nulla aprioristicamente, che sia un contenitore vuoto e vacuo, a me i contenitori vuoti non piacciono.

L’impegno sociale e civile è qualcosa che vi ha da sempre accompagnato. Pensate che sia qualcosa che faccia parte di un artista per essere definito tale?

Può anche non averlo, sta all’artista scegliere cosa raccontare e cosa dire nelle sue canzoni, noi crediamo che la musica sia un veicolo importante per raccontare delle storie e puntare il dito su certe situazioni, per portare alla luce situazioni di cui si parla poco. Da sempre i Modena City Ramblers fanno questo, ci sono anche tanti altri gruppi e artisti in Italia che fanno la stessa cosa, ma non penso che l’impegno sociale  sia poi proprio un dovere dell’artista.  A mio parere, l’artista ha in mano uno strumento molto forte che è la sua arte e in questo caso la musica per poter raccontar delle storie e aprire certe porte poi sta a chi ascolta aver voglia di approfondire e farsi una idea con lo propria testa.

Andare in tour dopo tanti anni di carriera è davvero sempre un’emozione forte? Cosa provate di fronte al vostro pubblico? Qual è il vostro segreto?

Segreti penso che non esistano, c’è la voglia e la fortuna di fare un mestiere che ci permette di fare quello che più ci piace e questo credo sia il vero segreto. Quando fai una cosa che ti piace il peso non lo senti, le fatiche non le senti puoi andare avanti anche tutta la vita probabilmente. Questa è la cosa fondamentale, quando inizia a mancare la passione e inizi a fare fatica, a sentire il peso e a non avere più il contatto con i tuoi fan, con chi ti viene a vedere, quello allora è il momento di smettere. Noi invece siamo ancora qua perché ci divertiamo tanto.

IMG_0524Pensate che in Italia ci sia una preparazione cultura musicale adeguata o c’è un impreparazione? Si dovrebbe cambiare qualcosa? C’è una cultura all’ascolto adeguata?

Senza volersi metterei in cattedra perché noi siamo un gruppo che non lo fa per scelta, credo che sia una sorta di medioevo musicale in Italia, un blocco totale sotto tutti i punti di vista. Ci sono numerose band che fanno fatica ad emergere perché c’è una chiusura da parte dei discografici e anche da parte dei locali che vogliono solo gruppi che fanno cover o che fanno sempre la solita minestra riscaldata. Mi sembra un momento abbastanza buio, speriamo di uscire fuori spalancare questa porta e lasciare posto al sole.

 Il 25 Aprile sarete a Livorno?

Sì, il 25 suoneremo a Livorno.

Il primo maggio a Roma?

No. Quest’anno per il Primo maggio saremo a Prato d’Ascoli nelle Marche.

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