Grande grande grande, Mina

Se si pensa ad un quadro surrealista viene in mente Dalì. Se si pensa ad un drammaturgo viene in mente Shakespeare. Se si pensa alla Regina della musica italiana, non può essere che Mina. Una leggenda iniziata nel ’58, che ha attraversato decenni di evoluzione musicale, quando la musica era ancora artigianale, incorrotta, fatta di microsolchi di vinile da pulire con un piccolo panno di velluto e di puntine del giradischi che saltavano. Canzoni ingenue e genuine, che parlavano di Una zebra a pois, che fluivano tra Mille bolle blu, da ascoltare prendendo una Tintarella di luna. Anni in cui tutto ciò che arrivava da oltreoceano veniva mitizzato, forse perché lontano, quasi irraggiungibile. Chi tentava la strada della musica doveva darsi un nome esotico, straniero, nacque così Baby Gate perché Mina Anna Maria Mazzini era troppo anonimo. Una ragazza della borghesia cremonese che si innamorò presto dell’arte del cantare, che fece di tutto per essere notata facendosi largo con l’incoscienza dei diciott’anni. Da adolescente non aveva ancora quel fascino che sarebbe sbocciato con la maturità, ma aveva le idee chiare, doveva fare la cantante, non chiedeva altro. Il successo giunse presto e fu travolgente, la sua voce, squillante e decisa, era immediatamente riconoscibile, il suo gesticolare mentre cantava farà, negli anni a venire, la fortuna di imitatori ed emulatrici. Una voce unica, irripetibile, una nota oltre la scala musicale, un patrimonio dell’umanità a tutti gli effetti. Dieci giorni dopo aver compiuto diciannove anni è già in televisione, ospite de Il Musichiere, trasmissione simbolo di una ancora pionieristica e romantica Rai in bianco e nero.

La notano anche all’estero, cambia il nome in Mina e la grande giornalista sua concittadina, Natalia Aspesi, la soprannomina La Tigre di Cremona e mai termine fu più azzeccato. Partecipa a due Sanremo di fila, la stampa, per il Festival del ’61, dà per scontata la sua vittoria, Mina è la cantante più popolare del momento. Ma l’esibizione viene aspramente criticata, soprattutto per il famoso gesto di passarsi le dita sulle labbra mentre canta Le mille bolle blu, interpretato come irrispettoso nei confronti del pubblico. Il disco venderà moltissimo, ma una Mina in lacrime, giura di non andare mai più a Sanremo e questa sarà una delle importanti “fughe” nella sua vita. La stessa stampa cosiddetta “scandalistica” le attribuisce flirt a ripetizione, non le da’ tregua, è troppo famosa perché possa avere una privacy. Quando inizia la relazione con Corrado Pani, brillante attore e uomo sposato e con il quale da’ alla luce il figlio Massimiliano, si scatena un putiferio con tanto di intervento della Chiesa. Siamo in piena era democristiana, l’Italia è ancora bigotta e provinciale, la faccenda è intollerabile e viene allontanata dalla TV ed attaccata ferocemente dai media. Ma il pubblico è schierato dalla sua parte, le dimostrazioni di affetto la spingono a continuare. L’avventura prosegue tra valanghe di dischi venduti in patria e all’estero, tournee trionfali in mezzo mondo, attestati di stima da Sinatra, la Streisand, Liza Minnelli, Louis Armstrong, Aretha Franklin ed altri ancora. Un’artista a tutto tondo, ha interpretato film, programmi radiofonici, girato Caroselli, è stata per tanti anni conduttrice televisiva di spettacoli che hanno fatto la storia della TV italiana come Studio Uno e Teatro 10. Memorabili i suoi duetti con Lucio Battisti, con Alberto Sordi e con Totò.

All’apice del successo, sfiancata dalle continue invasioni nella propria vita privata e forte del domicilio elvetico, dove già nel ’67 aveva aperto una casa discografica con il padre, a fine ’78 Mina si ritira dalle scene. Da quel momento, di lei si avranno solo immagini “rubate” di foto sfuocate per lunghissimi anni. Il mito della “Tigre” si alimenta anche con il mistero, con l’assenza, con una produzione discografica incessante ma supportata solo dai suoni. Nel suo studio di registrazione di Lugano, sforna altri successi, collabora con grandi artisti, lancia nuovi talenti. Clamorose le vendite dell’album con l’amico Celentano nel ’98, e a tutt’oggi, in generale, ha venduto qualcosa come 150 milioni di dischi, detiene primati imbattibili in quanto a presenze nella hit-parade nazionale. Ha ricevuto riconoscimenti, premi, omaggi in quantità incalcolabile, e nel 2001, l’allora Presidente Ciampi l’ha insignita del titolo di Grande Ufficiale Ordine al Merito. Per non rimanere troppo isolata e stare al passo coi tempi, ha collaborato con testate italiane di primo piano ed ha iniziato una intensa attività sul web. La sua apparizione in internet di qualche tempo fa, un evento unico,  ha avuto 20 milioni di contatti e parliamo del 2001.  Impossibile citare tutti i suoi classici, ricordiamo Grande grande grande, Amor mio, Insieme, Acqua e sale, Se telefonando, Città vuota, Parole parole, L’importante è finire. Da ricordare anche il suo contributo alla lirica, in particolare la sua interpretazione della Turandot a Sanremo 2009 dove apparve, magicamente, sul maxi-schermo. Dal 1989 è cittadina svizzera con doppio passaporto.

Una vita intensa dedicata all’amore, alla musica, all’amore per la musica. L’ennesima eccellenza italica in campo artistico viene festeggiata in questi giorni per i suoi 75 anni. Possiamo perdonare l’IBAN ed il doppio passaporto ad una donna italiana cosi’? Non abbiamo scelta…Grande Grande Grande Mina.

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