Il valore di un giornalismo “coraggioso”, senza paura e senza censura

Vorrei che qualcuno mi spiegasse le dinamiche del giornalismo. Spesso non le capisco e poiché credo sempre nella buona fede di coloro che svolgono questo lavoro, mi riesce difficile comprenderle sino in fondo. Sono situazioni che si ripetono ogni giorno. Ieri è accaduto ad Arezzo dove solo pochi quotidiani online si sono interessati del sequestro di quote societarie di importanti imprese edili operanti in quella provincia, utilizzate da ‘ndranghetisti. Anche la preoccupazione espressa dal segretario della Cgil, Alessandro Mugnai, sugli effetti devastanti delle infiltrazioni della criminalità organizzata sul mercato economico di un intero territorio, è stata letteralmente snobbata dalla carta stampata.

Ogni qualvolta mi accorgo di come una notizia importante, seppur scomoda, non venga minimamente presa in considerazione e scompaia dai quotidiani, inevitabilmente non posso fare a meno di pensare a loro, ai nove giornalisti caduti sotto il piombo della mafia: Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno e Beppe Alfano. Nove storie da non dimenticare. Questi eroi hanno sacrificato la propria vita per raccontare la verità. Il loro sangue dovrebbe essere linfa vitale per quanti credono nel valore assoluto dell’informazione. La spinta naturale per continuare a lottare con tutte le forze contro un sistema incancrenito dal malaffare.

E’ un dovere civile, oltre che morale, fare inchieste, scrivere esattamente come stanno le cose, con coraggio, senza paura, senza censura. Eppure ogni giorno ci troviamo di fronte a molti giornalisti che piegano la testa a coloro che vogliono che la cortina di nebbia non si diradi, perché la gente non deve sapere. Molti di loro, forse inconsapevolmente, non si rendono neanche conto che così facendo ripudiano, voltano le spalle, uccidono di nuovo i loro nove colleghi.

Ogni volta che non scrivono, spezzano, distruggono quel meraviglioso strumento che hanno a loro disposizione, la penna. Spesso, troppo frequentemente ci troviamo di fronte a un giornalismo imbavagliato e supino al potere. Così facendo, ogni volta, il coraggio dei nove giornalisti assassinati dalla mafia ricade nell’oblio, nell’indifferenza.

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