Un PD alla mercé di tutti…

Le recenti primarie del centrosinistra di Agrigento, vinte da un esponente di Forza Italia, sono la dimostrazione pratica di come il Partito Democratico sia divenuto una “fortezza” ormai espugnabile. Ricorda un po’ quanto avvenne nel 1453 a Costantinopoli, quando i Turchi, gli Ottomani del sultano Maometto, sgretolarono a cannonate quelle mura teodesiane, facendole crollare definitivamente dopo 1058 anni, assieme all’Impero Romano d’Oriente.

Ben inteso, ad Agrigento non son servite le cannonate. I portoni sono stati aperti dall’interno e, in alcuni casi, è bastato indire le primarie. Anche se indirle non è sufficiente a volte. Ciò che è successo in Liguria di recente, dove i garanti del PD hanno invalidato per gravi irregolarità lo scrutinio di 13 seggi, spalmati su 4 province, lo dimostra. Abbiamo visto ad esempio quello che è accaduto a Roma, con il commissariamento del PD locale sull’onda lunga dell’inchiesta di mafia Capitale; o più ancora a Viadana, nel Mantovano, con analogo dispositivo adottato nei confronti di due circoli del PD, per la sospetta presenza di uomini legati a clan della ‘ndrangheta.

Le degenerazioni all’interno del tessuto del Partito Democratico sono ormai in atto da tempo, con il metodico saccheggio e calpestio di principi, valori ed ideologie. Insomma, della sua storia tutta. Un patrimonio gettato alle ortiche, identità affidate ormai a lontani ricordi. Eppure, il forzista Dell’Utriano Silvio Alessi, che si è aggiudicato le primarie agrigentine, sembra cadere dalle nuvole: “La mafia? Non ne so parlare, non penso sia presente qui. Ad Agrigento ci sono disagio sociale e microcriminalità, questo sì“. Dunque, la mafia non c’è, i problemi son ben altri e questa, ben inteso, nell’ambito del PD non è una tesi purtroppo isolata. Ed è un po’ quello che sostiene, a Brescello, anche il sindaco Marcello Coffrini: dopo aver sottolineato che la mafia da quelle parti non c’è (affermazione smentita anche dalla recente operazione Aemilia della Direzione distrettuale antimafia di Bologna e dall’ultima relazione annuale della Direzione nazionale antimafia che ha definito l’Emilia “terra di mafia”), Coffrini è andato a braccetto con Francesco Grande Aracri, condannato in via definitiva per associazione di tipo mafioso. Nonostante tutto, la maggioranza del consiglio comunale – una lista civica legata al PD – dopo le inevitabili polemiche, ha finito per rinnovargli la fiducia.

Sarzana non fa eccezione. Qui, dove è arcinota la presenza di locale (uno o più rami dell’organizzazione che comprende più ‘ndrine o famiglie di una stessa zona geografica) della ‘ndrangheta, l’assessore Massimo Baudone ha infatti dichiarato di non avvertire la forte presenza della mafia (Sarzana è mafiosa?L’assessore Baudone: non me ne sono accorto). Insomma i casi e gli effetti devastanti di questa cecità, non si sa se voluta od ottusa, sono indubbiamente innumerevoli. E intanto, le indagini delle forze di polizia e della magistratura dimostrano che “mafia capitale” non è più un fenomeno circoscritto ma è ormai assurto all’alto grado di sistema nazionale.

A noi, ultimi illusi e nostalgici, resta un’unica possibile consolazione: restituire la tessera. Non un atto definitivo ma una presa di tempo, perché per ritrovare una sinistra in Italia dalle ceneri di ciò che è stata, di tempo ci sarà veramente bisogno.

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