Problematiche del Pronto Soccorso: un parere professionale

LA SPEZIA– Riceviamo e pubblichiamo da Francesco Falli, Presidente del collegio Infermieri IPASVI La Spezia.

In questi giorni si è parlato del fenomeno delle lunghe attese al pronto soccorso spezzino e dell’intasamento dello stesso (la cosa accade anche altrove e ha avuto la definizione internazionale di overcrowding). Se le cause sono purtroppo chiare, da quelle strutturali (luoghi angusti, progettati per i carichi di lavoro del 1975) alle dotazioni organiche, transitando da quelle socioeconomiche (la possibilità per l’utenza di avere cura e assistenza ‘’altrove’’) , sui rimedi le iniziative -e probabilmente anche le valutazioni -sono abbastanza discusse e discordanti.
Nei giorni scorsi autorevoli voci hanno insistito sulla questione del triage, e sulla fase della assegnazione del codice di gravità come un possibile punto di miglioramento.
Questa attività, che leggi di Stato (DM 27.3.1992) e protocolli aziendali ed operativi assegnano a una figura dedicata e formata, come è l’Infermiere, è complessa e certamente centrale.
Il personale che la effettua deve avere due requisiti per poterla svolgere: aver ricevuto un corso di formazione dedicato, e aver almeno sei mesi di esperienza in pronto soccorso; gli Infermieri del pronto soccorso spezzino sono tutti estremamente esperti sulla questione, ed in possesso dei requisiti previsti; a testimonianza, invece, della criticità dell’azione la amara statistica che vede questi Infermieri al vertice delle speciali graduatorie nazionali dell’osservatorio ministeriale, rivolte alle aggressioni di personale sanitario da parte dell’utenza.
Ora, si legge che si vorrebbe invitare gli Infermieri ad assegnare più codici bianchi, al fine di emettere come prevede la norma un ticket…e dunque scoraggiare gli accessi.
Ipotesi tutta da dimostrare, soprattutto perché l’utenza, comunque, per farsi dare un codice bianco, al pronto soccorso ci deve andare…non è con la emissione del ticket che si allontana il cittadino dal pronto soccorso. Ce lo dimostrano i dati di altre ASL.
Probabilmente la situazione potrebbe migliorare con altre strategie, e anche in questo caso è la analisi delle esperienze fatte altrove a soccorrerci; non dobbiamo temere di copiare: basta farlo da realtà funzionanti!
Iniziamo dal fast track, o accesso diretto. Se oggi uno si presenta per un modesto trauma alla mano alla Spezia, attende un bel po’: per capire se è rotta, o meno, servirà una radiografia. Dopo l’assegnazione del codice colore da parte dell’Infermiere, si attende che un Medico sigli la richiesta di lastre, dopo naturalmente ore di attesa nelle quali casi ben più gravi hanno richiesto il suo impegno professionale: in altre città l’Infermiere del triage lo invia direttamente, effettuando lui stesso questa richiesta sulla base di protocolli condivisi in azienda: l’Infermiere quindi non fa in questi casi una diagnosi medica, ma valuta un bisogno dell’utente (favorire le condizioni per capire se la mano è rotta) come prevede il DM 739 del 1994.
Un’altra strategia per un miglioramento della attuale situazione di disagio è il ‘’see and treat’’: sette pronto soccorsi toscani lavorano da anni con questa modalità ed i risultati vennero definiti nel 2012 dall’allora assessore toscano alla salute Daniela Scaramuccia molto positivi.
In questa organizzazione i casi semplici sono gestiti direttamente da Infermieri formati e competenti: vediamo al riguardo come si espresse il Dottor Antonio Panti, Presidente della Federazione toscana Ordine dei Medici: ‘’…si è registrato un tasso bassissimo di reingressi e un’elevata soddisfazione dell’utenza. …affidare al personale infermieristico competenze complesse è l’unica strada per consentire ai medici di dedicarsi ad attività ancora più complesse e professionalmente significative.’’
Per ultimo, vorremmo offrire un ulteriore elemento di riflessione: la grande esperienza friulana dell’Infermiere di comunità o di famiglia. Se si riesce a sostenere, ad aumentare la già attiva assistenza domiciliare, le persone fragili, colpite da malattie croniche, non si presentano in pronto soccorso ad ogni variare della situazione.
Per chi è scettico, offriamo la testimonianza dell’ex presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Tondo, che il 18 marzo del 2012 dichiara a Il Piccolo di Trieste: ‘’…ospedali di Palmanova e Latisana: nel triennio 2009-2011 si sono registrati 79.397 accessi ai pronto soccorso con codice bianco (nessuna urgenza), a fronte delle 97.282 richieste del triennio 2005-2007, con una riduzione di 17.885 accessi, pari ad un meno 18,3%. Nel 2011 le persone che si sono recate al pronto soccorso dei due ospedali, per codice bianco, sono state 4.742 in meno rispetto al 2009. … il presidente Tondo rileva come la presenza dell’infermiere di comunità, sia ambulatorialmente che a domicilio, riduce il ricorso all’ospedale. ‘’
Infine, chi stende queste note non ha intenti polemici, ma solo di sostegno verso i Colleghi impegnati nell’attività delicatissima del triage che ben conosce, perché già coordinatore infermieristico del pronto soccorso spezzino fra il 1998 e 2002, proprio quando il triage, grazie allo sforzo attivo degli infermieri di allora, venne introdotto con tutte le difficoltà di quel momento.
Assegnare codici bianchi in più, a nostro avviso, non risolverà il problema, ma favorirà ulteriori conflitti e criticità offerte da chi -dopo ore di attesa- si troverà a dover pagare il ticket.

ilpiccologeolocal.it: L’infermiere di comunità svuota il Pronto Soccorso

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