“Figuriamoci se i terroristi arrivano con i barconi!”. Così i giudici confermano la tesi di Matteo Renzi

E’ di questa mattina la notizia di una cellula di estremisti islamici (che operava tra l’Italia e i Balcani) smantellata nell’ambito dell’operazione “Balkan connection” dall’Antiterrorismo della Polizia di Stato, al termine di una lunga indagine. La cellula, secondo gli investigatori, era dedita al reclutamento di aspiranti combattenti e al loro instradamento verso le milizie dell’Isis.

Facciamo un passo indietro. Il 13 febbraio scorso, i carabinieri della compagnia di Tricase (Lecce) arrestano cinque sedicenti immigrati siriani sbarcati sulla costa salentina di Andrano insieme a diversi connazionali. L’arresto viene immediatamente convalidato dalla procura di Lecce poiché i cinque erano in possesso di documenti d’identità falsi, tutti rilasciati da paesi di area Schengen. Dai primi accertamenti emerge che nei telefoni cellulari, sequestrati anche quelli, erano stati caricati dei video con scene di guerra e di gente armata radunata. I militari scoprono che uno di loro, un uomo di 43 anni, è un ex militare di nazionalità irachena. Addosso aveva un tesserino che lo attestava, oltre ad alcuni bonifici bancari, uno dei quali proveniente da Copenaghen, per complessivi 2.500 euro. Secondo la tesi del il pm Giuseppe Capoccia e del procuratore aggiunto Antonio De Donno, tutti gli elementi raccolti erano sufficienti da giustificare la custodia cautelare in carcere per i cinque uomini. La tesi della procura e degli investigatori viene immediatamente smantellata dal gip di Lecce, il quale, pur convalidando l’arresto, dispone l’immediata scarcerazione dei mediorientali, affidandoli all’ufficio immigrazione della Questura per le pratiche dell’espulsione. La procura, ritenendo fondato il sospetto che non si tratti di semplici migranti ma di soggetti legati in qualche modo a gruppi terroristici e fondamentalisti, ricorre al Tribunale del Riesame che respinge richiesta di arresto, giudicando corretta la decisione del gip. Secondo i giudici i cinque dovevano essere liberati sia per il possesso dei documenti falsi, sia riguardo alle immagini e ai video trovati sui cellulari di due degli indagati (un 18enne e un 21enne siriano) che “raffigurano uomini armati, un uomo ucciso a morte violenta e delle armi”. A riguardo i giudici evidenziano come il consulente della Procura abbia affermato che “al momento non è possibile georeferenziare le immagini e stabilire con precisione se si tratta di immagini provenienti da scatti fotografici prodotti dal dispositivo che si analizza o aventi origine diversa”. I giudici del Tribunale del riesame, nel loro dispositivo, scrivono anche che “non è possibile affermare che le immagini in questione siano state riprese dai dispositivi sottoposti a sequestro o meramente trasferite da altri dispostivi o da Internet. Non si può affermare che le immagini in questione si riferiscano certamente a gruppi terroristici di matrice islamica”. Infine la ciliegina sula torta: “appare irragionevole pensare che eventuali terroristi arabi giungano in territorio italiano in condizioni precarie e a bordo di una piccola imbarcazione di fortuna, correndo l’elevatissimo rischio di perire durante il tragitto”.

Come spesso accade, le ipotesi avanzate da chi ha vissuto in prima persona il fatto si trasformano in carta straccia. Anche in questo caso la richiesta della Dda di misura cautelare in carcere, dovuta anche a precise necessità di approfonditi accertamenti e indagini, dettati dal rinvenimento nella di loro disponibilità – oltre ai soliti passaporti falsi e via dicendo – di materiale di indubbio inneggio al sacrificio jiaidista, non è stata presa minimamente in considerazione.

La prima conseguenza della decisione dei giudici è arrivata cinque giorni dopo l’arresto. La sera del 18 febbraio i cinque, naturalmente, hanno fatto perdere le loro tracce. Teorizzare, con ipotesi etico deduttive, che gente votata al sacrificio della propria vita per la jihad sia preoccupata di entrare nel nostro territorio con barcone – tesi questa sostenuta anche dal nostro Presidente del Consiglio – è veramente inconcepibile. Sui rilasci facili, poi, non si può fare a meno di ricordare che Amedy Coulibaly, il responsabile della mattanza al supermercato kosher di Parigi dello scorso 9 gennaio, era stato fermato e rilasciato dalla polizia dieci giorni prima dell’assalto nella capitale francese.

Tornando alle storie di casa nostra, sembra che i tre presunti jihadisti arrestati oggi fossero in stretto contatto con con Anas El Abboubbi, il marocchino residente a Vobarno (Brescia), uno dei 65 Foreign fighter che nel settembre del 2013 si è unito alle forze del nuovo califfato. Anche Anas El Abboubbi era stato arrestato dalla Digos di Brescia il 12 giugno 2013 proprio per terrorismo, ma poi fu rilasciato. Anche in quel caso la fuga era avvenuta dopo la sentenza della Cassazione che aveva rigettato il ricorso della Procura di Brescia contro la scarcerazione.

Potremmo prendere in considerazione altri mille casi anche di genere diverso, come le tante donne assassinate nonostante avessero denunciato più volte il loro omicida. D’altronde cosa possiamo aspettarci che accada in un Paese come il nostro, dove i parlamentari lasciano candire per oltre due anni alle camere un testo di legge già scodellato e pronto per essere approvato seduta stante, in merito a una delle piaghe apripista degli attecchimenti mafiosi sul territprio nazionale: la corruzione.

Nel frattempo, nell’attesa che le camere dipanino la matassa anticorruzione, a rassicurare gli animi dei cittadini circa l’operosità delle istituzioni in tal senso, dal prossimo 2 aprile entrerà in vigore il decreto legislativo sulla depenalizzazione dei reati cosiddetti minori, per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni. Ciò permetterà ai soliti giudici di escludere la punibilità, di attuare una tutela risarcitoria e/o restitutoria tipicamente civile, quando sia ravvisata la particolare tenuità del fatto. Truffe, frodi, minacce, corruzione e quasi tutti gli ecoreati andranno a farsi benedire. Viva l’Italia.

Advertisements
Annunci
Annunci

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.