Mia Martini, la stella triste

A volte basta guardare la fisionomia di una persona per coglierne l’essenza. Senza scomodare tesi lombrosiane, nello sguardo di Mia “Mimì’”Martini era palpabile la sofferenza, il disagio del vivere. Spesso, il successo ti chiede in cambio un prezzo da pagare e quando pensi di aver trovato la felicità, se ti viene tolta all’improvviso, fa ancora piu’ male. Un’infanzia difficile la sua, con un classico padre-padrone a dominare la scena. Il talento però lo si percepiva in quella ragazzina ancora acerba e sognatrice che cantava in chiesa e nelle feste di paese. Dalla natia Calabria alle Marche e poi la svolta della vita a Roma dove, con la sorella Loredana Bertè ed un allora magrissimo Renato Zero, fece tanta fame e una dura gavetta. Uno spinello in discoteca le costò quattro mesi di carcere in Sardegna, era la prima di una lunga serie di amarezze, anche perché venne scagionata, seppur tardivamente. Dopo alcuni 45 giri passati piuttosto inosservati, fu decisivo l’incontro con il fondatore del famoso Piper  che le cambiò il nome mutuandolo dall’ammirazione di Mimì per l’attrice Mia Farrow e dal marchio italiano più internazionale dell’epoca. Vince il Festival delle nuove tendenze di Viareggio, attira l’attenzione di Baglioni che per lei scrive la tristemente profetica “Lacrime di marzo”e persino di Battisti che la vuole nel suo show televisivo. Il grande successo arriva con Piccolo uomo, brano scritto con una dose di autoironia da Bruno Lauzi e da quel momento la carriera di Mimì sembrerebbe tutta in discesa. Segue a breve distanza un altro classico, la splendida Minuetto, il cui testo, in perfetto stile Califano, parla di una donna incapace di dire no al proprio uomo. A questo punto, Mia Martini è un’artista internazionale, con grande disappunto della sorella Loredana che ne soffre la popolarità. Cominciano le tournee all’estero con grandi personaggi quali Aznavour e gli sciovinisti francesi arrivano addirittura a paragonarla all’immensa Edith Piaf.
Intanto, intraprende una relazione sentimentale, ed anche artistica, con Ivano Fossati. Questa tormentata storia d’amore sarà una delle cause dei suoi drammi personali. Il cantautore-compositore la costringe a rompere con la casa discografica per passare ad un’altra, il tutto per motivi di gelosia ed invidia. La causa intentata contro Mia la lascerà sul lastrico e questo è ancora niente.

Una maledetta sera, Mimì deve esibirsi ad una manifestazione canora all’aperto ma è prevista pioggia. Viene allestito un tendone di fortuna e, seguendo un ragionamento di buon senso, fa notare agli organizzatori che quella fragile struttura non sarebbe stata in grado di reggere un acquazzone, perciò si rifiuta di esibirsi. Inizia a piovere forte ed infatti il tendone crolla. Da quel momento, all’invidioso establishment musicale, non pare vero di trovare un pretesto per emarginarla, bollandola come “iettatrice”, un’accusa già infamante in generale ma ancor di piu’ nell’ambiente superstizioso dello spettacolo. Con mille pretesti, viene boicottata dalle principali gare canore, anche la televisione le volta le spalle. Avendo un grosso fardello di debiti a cui far fronte, tiene duro e prosegue, finché è in grado di farlo. Ad un certo punto, sfinita dalle maldicenze, dalle difficoltà economiche e dalla logorante storia con Fossati, si ritira dalle scene. Sarà lei stessa, tempo dopo, in un’intervista televisiva, ad accusare in particolare Gianni Boncompagni come uno dei fautori, non l’unico, dell’odiosa campagna denigratoria nei suoi confronti. Dopo sette anni di depressione e di modeste esibizioni locali per sopravvivere, alcuni discografici la convincono a rientrare in occasione di Sanremo ’89. La celeberrima Almeno tu nell’universo, vince il Premio della critica e diventerà la sua canzone tuttora piu’ conosciuta e ripresa da altri artisti: “Sai, la gente è strana, prima si odia e poi si ama, cambia idea improvvisamente…”. La vita sembra finalmente tornata a sorriderle, riprende ad esibirsi, partecipa al Festivalbar, torna di nuovo a Sanremo ed arriva in finale con La nevicata del ’56 bissando il Premio della critica dell’anno prima. Siamo nel ’92, per Mia è il momento di testimoniare l’amore per la città di Napoli e, per farlo in modo degno, duetta con il grande Roberto Murolo nella struggente Cu‘mme di Enzo Gragnaniello: “ah come si fa a dare tormento all’anima che vuole volare, se non tocchi il fondo non puoi saperlo”… Torna a Sanremo con l’emblematica ed amara Gli uomini non cambiano, brano che rispecchia la sua sfortunata vita sentimentale ed il difficile rapporto con il padre: “Quando nascono in famiglia quelle mezze ostilità e ti perdi dentro a un cinema a sognare di andar via, con il primo che ti capita e ti dice una bugia…”.

mia martini

Nel frattempo, ricuce il rapporto con la sorella Loredana arrivando ad esibirsi in coppia sebbene con scarsi risultati. Nelle apparizioni televisive, le si leggono sul volto le vicissitudini di tutta una vita, con quel sorriso amaro e la voce diventata roca ed aspra a seguito di un intervento chirurgico. Debilitata da un fibroma, si spegne a soli 48 anni nella primavera del ’95. Chi parla di barbiturici, chi di overdose da cocaina, Loredana Bertè tira in ballo il padre, fatto sta che la musica italiana perde una delle migliori interpreti di sempre. La maledetta storia della “iella” colpirà anche Marco Masiniche tuttavia ha avuto la forza di non lasciarsi affossare. “Un sole che splende per me soltanto, come un diamante in mezzo al cuore…”

Mia Martini, almeno lei nell’universo, risplende sulle miserie umane.

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