Renato Scalia: la scuola di Polizia a cavallo di Burgos, investimento da 15 milioni di euro per 11 allievi. L’ennesimo sperpero di denaro pubblico.

Spending review: verso la chiusura della struttura inaugurata appena quattro anni fa e già costata più di 15 milioni di euro. I sindacati di polizia avevano più volte denunciato lo spreco di risorse economiche.  Chi paga? Gli italiani, come al solito.

BURGOS (SASSARI) – Partiamo da lontano. Era il 3 marzo 2003 quando l’ex consigliere regionale della Sardegna, Nicolò Rassu, politico di lungo corso (nelle penultime elezioni regionali,  eletto  nella compagine di Forza Italia),  presentava al Ministero dell’Interno e alla Regione autonoma della Sardegna un progetto per la realizzazione della Scuola di Polizia a cavallo, utilizzando degli immobili e delle aree in disponibilità dell’ex Istituto Incremento Ippico e di proprietà della Regione autonoma della Sardegna e della Comunità montana del Goceano (Sassari).

E’ bene ricordare che, all’epoca, nella poltrona più alta del Ministero dell’Interno sedeva Beppe Pisanu, nato – guarda caso – ad Ittiri, in provincia di Sassari.

Con l’attuazione di questo progetto si intendeva dare sicurezza, lavoro e sviluppo all’ambiente, con il coinvolgimento delle popolazioni civili interessate.

Per la realizzazione del progetto in questione, furono stanziati circa 12 milioni di euro (il costo della struttura ha raggiunto i 15 milioni di euro, 5,2 concessi dalla Comunità europea) nel Programma Operativo Nazionale (Pon) sicurezza del Mezzogiorno del ministero degli Interni. Il Pon riceve i finanziamenti dell’Unione europea per progetti che puntano a migliorare le condizioni di legalità dei territori del sud. La zona in questione, nel 2004,  era stata messa a dura prova da una serie di intimidazioni e attentati ai danni dell’ex sindaco di Burgos, Pino Tilocca (Prc), culminata con l’uccisione (mediante una bomba) dell’anziano padre.

Proprio per il clima che si era creato, il piccolo paese era stato inserito nel programma, assieme alle altre zone “calde” della Sardegna (Lula, Orgosolo e la Barbagia).

Dopo vari rimpalli e ritardi dovuti alla consegna al Ministero dell’Interno, da parte della Regione autonoma della Sardegna, degli immobili e delle aree ubicati nel compendio di Foresta Burgos (provincia di Sassari),  superate anche tutte le difficoltà burocratiche manifestate dall’Unione europea, nel mese di marzo del 2011 viene inaugurata, con non poche polemiche,  la Scuola Interforze di Polizia a cavallo di Foresta Burgos. Uno degli scopi del progetto, il “coinvolgimento della popolazione civile”, va immediatamente a farsi friggere. Molti sindaci della zona lamentarono di non essere stati neanche invitati all’inaugurazione della scuola, fortemente voluta dall’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu.

Alla cerimonia parteciparono gli assessori regionale e provinciale Nicola Rassu e Giommaria Deriu, il vice direttore generale della Pubblica Sicurezza Nicola Izzo e Tore Arras, sindaco di Burgos. Dell’inaugurazione si interessò anche Francesco Genova, segretario generale provinciale del “Silp Cgil”, il quale, nella circostanza, tra le altre cose, affermò: <<…anche nella Polizia di Stato, in linea con la politica più generale attuata nel paese, si taglia alla base per rimpolpare al vertice, dove ai poliziotti vengono sistematicamente tagliati dei diritti fino ad oggi acquisiti con lunghe battaglie, attuando misure che non hanno precedenti nella storia della Repubblica, salvo poi dotare i vertici del Dipartimento di jet “privati” per svolgere mere attività di routine. Come si è avuto modo di constatare di recente anche in Sardegna, quando rappresentanti del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, per effettuare la semplice inaugurazione di una scuola di Polizia a Burgos, nella giornata del 7 marzo atterravano ad Alghero-Fertilia con uno di questi jet “privati” della Polizia, per poi essere trasferiti in elicottero fino alla suddetta struttura e fare ritorno a Roma dopo poche ore, spendendo per una semplice cerimonia migliaia di euro dei contribuenti, alla faccia di migliaia di poliziotti e poliziotte che ogni giorno fanno i salti mortali per mandare avanti la “baracca” e portare a casa uno stipendio appena decente».

Proprio in riferimento agli sprechi, non si può fare a meno di precisare che, da molti anni, a Ladispoli (Roma) è già attivo il Centro di Coordinamento Nazionale per i Servizi a Cavallo,  per il quale il Ministero del’Interno ha già investito ingenti somme di denaro pubblico.

In relazione a questi corsi, inoltre, occorre mettere in evidenza un aspetto incredibilmente paradossale. E’ stata creata una scuola di alto perfezionamento nei servizi ippomontati attraverso l’alta specializzazione dei frequentatori (funzionari e ispettori) nelle differenti tipologie di impiego, nel momento in cui il regolamento della Polizia a cavallo, fermo al 2008, non prevede queste figure. Un corso, quindi, che potremo definire “farlocco”, anche perché mancavano, fino a poco tempo fa, il maneggio coperto e la giostra per i cavalli, strutture queste assolutamente indispensabili per ottenere la specializzazione.

Di logica, prima di mandare i funzionari (commissari capo) a fare il corso di  specializzazione, questi avrebbero dovuto frequentare quello di cavaliere, ma di fatto ciò non è avvenuto. Non appena è iniziato il primo corso di  perfezionamento, infatti, si  verificarono immediatamente due gravi incidenti, nei quali  rimasero coinvolte due frequentatrici.

Non si può diventare maestri senza essere mai stati allievi.

Oltretutto, si imbastisce un ambaradan del genere per fare due corsi all’anno (nei mesi di aprile e settembre, per un totale di 160 giorni) per i quali è prevista la partecipazione di solo 20 allievi tra le varie forze di polizia e, per giunta, per una specialità che non esiste.  A tal proposito mi chiedo come può un corso di specializzazione non riconosciuto a livello federale durare 80 giorni? Cosa è stato scoperto di così tanto importante nel campo dell’equitazione per attuarlo?

L’altra domanda che sorge spontanea è: ma quanti poliziotti a cavallo ci sono in Italia? A questa possiamo in parte rispondere. La Polizia di Stato ne ha circa 350, le altre polizie molto di meno.

Nei primi due anni e mezzo di attività  gli allievi che hanno partecipato al corso sono stati solo 11, per una spesa di un milione di euro all’anno pagati dallo Stato per i costi della scuola.

Ora la scuola di Burgos è stata riadattata a scuola per assistenti e sovrintendenti (corso cavalieri) e, nel frattempo, con decreto del ministro dell’interno del 13 marzo 2013, è divenuta anche sede disagiata “in ragione delle condizioni di estremo disagio dovute alle particolari condizioni geografiche e climatiche, all’assenza di servizi sociali e pubblici essenziali, e le difficoltà di collegamento con i maggiori centri abitati”.

Perché creare una scuola del genere in una zona che inevitabilmente sarebbe stata riconosciuta  “sede disagiata”?

Perché il Ministero dell’Interno  ha utilizzato  tutto questo denaro per costruire una “cattedrale nel deserto”, piuttosto che  aiutare le singole Squadre a Cavallo dislocate sul territorio nazionale, che ad oggi vivono in fortissime difficoltà logistiche e alcune di queste sono addirittura a rischio chiusura?

Tutto ciò avviene nel momento in cui il nostro Paese vive una gravissima emergenza economica e tutte le nostre più alte Istituzioni professano un attento e parsimonioso utilizzo delle risorse pubbliche. L’attivazione di corsi presso la Scuola di Foresta Burgos e non presso il Centro di Ladispoli (appositamente istituito), rappresenta un macroscopico quanto inutile, doloso e reiterato sperpero di denaro pubblico.

Interessante è il punto di vista del sopra citato  Francesco Genova, segretario provinciale della Silp Cgil di Sassari: “Non si tratta di un presidio vero e proprio di polizia, ma di una sorta di satellite rispetto alle nostre sedi”. Tra l’altro è un centro interforze con personale della Polizia penitenziaria e agenti della Forestale, in tutto qualche decina, che vivono a 60 chilometri da Sassari. “Si cerca di farla funzionare per dare una minima giustificazione e così mandano qui gli agenti da Roma dove c’è un centro di eccellenza e grandi competenze. Ma è una forzatura”. Gli stessi cavalli anglo-arabi-sardi hanno un’indole poco docile e ci sono stati alcuni incidenti, anche gravi.

Così il malcontento dilaga, anche per le spese di mantenimento: “Un paradosso politico, quasi un capriccio – dice ancora Genova – perché se si pensa allo stato attuale della Polizia la spesa di un milione di euro all’anno per formare finora 11 agenti è folle”.

Se veramente si volesse dare lustro alle nostre Polizie a statuto civile si potrebbero promuovere  corsi di specializzazione, sia dal punto di vista della biodinamica sia da quello operativo/professionale, coinvolgendo polizie ippomontate più esperte, ad esempio quella inglese e quella americana. Per fare un vero corso di specializzazione con tutti i crismi servirebbero strutture e cavalli che, ad oggi, la Scuola di Foresta Burgos non possiede e che, visti i costi, non possiederà mai.

Il probabile epilogo.

Oggi la Scuola della Foresta Burgos è un malato terminale che alcuni vogliono chiudere, mentre altri cercano di tenerla aperta.

Tra le ipotesi di chiusura di presidi della Polizia di Stato sul territorio nazionale, previsti dalla spending review,  ci  sarebbe  anche quella della Scuola della Foresta Burgos.

Le ultime informazioni dicono che la volontà di chiudere la Scuola è reale, nonostante ciò, nel mese di aprile prossimo dovrebbe essere previsto lo svolgimento di un nuovo corso di formazione.

In ogni modo, è evidente  che – anche in considerazione della manifestata volontà del Ministero dell’Interno di “rottamare” la Scuola di Burgos – gli obiettivi prefissati e imposti per ottenere i fondi del PON non sono stati raggiunti.

Come spesso avviene, nessuno pagherà per questo sperpero di denaro pubblico.

Dimenticavo. Sarebbe interessante sapere chi percepisce i soldi dell’affitto della foresta. Il vero affare è stato questo, altro che scuola.

Renato Scalia

Quannomepare, il blognotes di pennasbiro

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